L’AQUILA – La Giunta comunale dell’Aquila, con una delibera, ha disposto l’opposizione davanti alla Corte di appello, alla richiesta di oltre 2,6 milioni intentata dalla Hce (già Imprepar-Impregilo) ditta che ha realizzato il megaparcheggio di Collemaggio, in base all’aumento dei costi lievitati dei materiali durante la lavorazione durata anni.

La struttura, 640 posti auto, con superficie del piazzale di copertura di mq. 11.200, in parte utilizzata come Terminal linee urbane, fu voluta negli anni 80 dal sindaco dell’epoca Enzo Lombardi.

La realizzazione del parcheggio fu oggetto di un’inchiesta penale nel 1987, caratterizzata da notevole clamore mediatico e polemiche politiche, con avvisi di garazia al sindaco Enzo Lombardi e alla sua giunta dell’epoca. Altre due comunicazioni giudiziarie raggiunsero i legali rappresentanti delle società Irti e Alosa, imprese allora consociate per la realizzazione della struttura.

I reati ipotizzati furono concorso in interesse privato in atti d’ufficio (reato che ora non esiste più), e truffa aggravata. Quella convenzione fu chiacchierata giacché, secondo l’accusa, prevedeva condizioni molto favorevoli alla società, ma l’inchiesta venne archiviata senza nemmeno arrivare al processo.

Tornando alla attuale controversia, dunque, si tratta di una vicenda giudiziaria in piedi da decenni e assai contorta, caratterizzata da rimbalzi del fascicolo da parte dei giudici, in cui una  ipotetica soccombenza sarebbe molto pesante per le casse municipali aquilane: la Corte di Cassazione, con sentenza 23255/2025 ha accolto in parte il ricorso della HCE sulla richiesta di questa somma; in precedenza la Corte d’Appello, con la sentenza del 2020, aveva declinato la giurisdizione; ma poi con la succitata e nuova sentenza di Cassazione, la controversia è stata rinviata alla medesima Corte d’Appello (in nuova composizione) in riferimento al singolo tema dell’approvazione della revisione dei prezzi, revisione che, riconosciuta dalla Commissione di Alta Sorveglianza in sede di Commissione di Collaudo, venne quindi approvata con deliberazione di giunta n. 162/2004, il cui contenuto e le cui conseguenze sono oggetto di contestazione nel nuovo giudizio.

A seguito dell’avvenuto accoglimento, da parte della Corte d’Appello con la sentenza del 2020dell’impugnazione comunale, la HCE fu obbligata a restituire al Comune le somme che essa aveva preteso a titolo di compenso revisionale. Per cui la somma ancora oggi controversa si trova adesso nella disponibilità del Comune. Ora, però, avendo la Cassazione riaperto il caso, ci potrebbero essere diverse conclusioni non gradite all’ente, ovvero il rischio di restituire quei soldi.

Di lì la delibera che mobilita l’Ufficio legale per respingere queste pretese.