L’AQUILA – Un’evasione dell’Iva per un miliardo di euro: l’avrebbe realizzata un’organizzazione scoperta dal Nucleo di polizia valutaria della Finanza, che sta eseguendo perquisizioni in case, società, uffici, banche e fiduciarie a Roma e provincia, Milano e L’Aquila.

La procura della Repubblica di Roma coordina l’indagine con cui è stato scoperto un sistema di 130 società che avrebbero accumulato debiti per un miliardo con l’erario.

È stato accertato che dal 2004 sono stati sottratti 200 milioni in contanti dalle casse delle società.

Coordinata dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e dai pm Mario Dovinola e Paola Filippi, l’inchiesta ha individuato un meccanismo articolato di evasione all’Iva.

Secondo quanto accertato, il sistema si basa sulla compensazione dei ricavi, ottenuti da prestazioni di servizio di manodopera e altro, con costi fittizi documentati da false fatture emesse da società appartenenti allo stesso gruppo.

Inoltre, sul prelievo in contanti da istituti bancari delle somme percepite.

L’organizzazione gestirebbe di fatto 130 società che, complessivamente, hanno evaso oltre un miliardo di euro.

Invece di pagare le imposte dovute, i componenti avrebbero saccheggiato le casse delle società stesse.

I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio.

Nelle perquisizioni, una quarantina, sono impegnati circa 150 uomini della Guardia di Finanza.

UNA VENTINA DI INDAGATI

Sono una ventina le persone indagate nell’indagine della procura di Roma su una presunta organizzazione che con un sistema di 130 società avrebbe evaso un miliardo di euro di Iva all’erario dal 2004, secondo quanto si apprende.

La società capogruppo che controllava le altre ha la sede a Roma e fornisce manodopera per servizi vari (trasporti, traslochi, pulizie e sicurezza, tra gli altri).

Tutte le società che fanno parte del presunto sistema si trovano nella Capitale, mentre a Milano sono state perquisite banche e finanziarie dalle quali, secondo gli investigatori, sarebbero stati prelevati 200 milioni di euro di fondi delle stesse società nell’arco di otto anni.

In sostanza, secondo quanto accertato dal Nucleo valutario della Guardia di Finanza, la capogruppo riceveva un appalto, ma il lavoro veniva svolto da una consorziata, che emetteva fattura e produceva così un debito Iva.

A cascata i soldi però scendevano verso il basso attraverso l’albero delle società del sistema, fino a quelle alla base della piramide.

Da queste venivano prelevati i fondi che sarebbero dovuti servire per pagare l’Iva, anche decine di migliaia di euro alla volta.

Le decine di perquisizioni della Finanza sono mirate a sequestrare computer e materiale cartaceo nelle sedi delle società coinvolte nella presunta maxi evasione.