L’AQUILA – Tocca anche l’Abruzzo l’inchiesta della Procura di Bologna che ieri ha portato nuovamente in carcere Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.

L’accusa è di associazione a delinquere ed evasione fiscale e per lui si sono riaperte le porte del carcere Pagliarelli.

Le indagini sono state svolte dalla Guardia di Finanza di Ferrara e l’operazione ha portato a 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui nove in carcere e quattro ai domiciliari.

Il sodalizio criminoso è accusato di frode fiscale nel settore della commercializzazione di metalli ferrosi.

Una frode che avrebbe fruttato negli anni, secondo gli inquirenti, un giro d’affari di circa 100 milioni di euro e un’evasione dell’Iva per oltre 30.

Le società coinvolte sono 23, di cui 21 totalmente sconosciute al Fisco e alcune con sede in Abruzzo.

In totale sono state denunciate 30 persone, tra cui le 13 arrestate. L’inchiesta era aperta da tempo, tanto che Ciancimino risulta indagato fino dal gennaio 2010.

Il trucco era semplice: l’acciaio e altri metalli venivano acquistati senza pagare l’Iva, tramite false dichiarazioni d’intento all’esportazione, rilasciate da società ‘cartiere’ costituite appositamente, quindi lo stesso acciaio veniva ceduto ad aziende ‘filtro’, in questo caso, però, incassando l’Iva.

Inoltre venivano importate merci dall’Egitto senza il pagamento delle tasse doganali e dell’Iva stessa. Le aziende, una volta utilizzate, venivano svuotate di ogni contenuto societario e trasferite a Panama dove, grazie a un particolare regime fiscale, divenivano nei fatti ‘invisibili’.

Non è la prima volta che il nome di Ciancimino si lega a quello dell’Abruzzo.

Qui l’ex boss Vito investì il suo tesoro.

L’inchiesta scoppiò a marzo del 2009 quando la Procura distrettuale antimafia dell’Aquila arrestò Nino Zangari, 45 anni, ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto e Achille Ricci di 47 e 51 anni.

I soldi della mafia e del tesoro di Ciancimino, come scoperto già molti anni fa nell’ambito di alcune inchieste, sono finiti proprio nella Marsica, investiti nei settore gas e turismo.