L’AQUILA – Dopo l’unica udienza celebrata il 9 ottobre scorso, che ha segnato la ripresa del procedimento che era stato sospeso in attesa del processo davanti al tribunale ordinario, è attesa per i prossimi giorni la sentenza dell Corte dei Conti a carico dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, e dell’ex direttore generale dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, ai quali la magistratura contabile chiede il pagamento di 538mila euro.
Ai due, assolti in sede penale in un processo che comunque si avviava alla prescrizione e per questo poi estinto, per i maxi affitti del capannone ex Optimes dove erano stati trasferiti alcuni corsi dell’università nel periodo dell’emergenza post-terremoto del 6 aprile 2009, i giudici contabili contestano un danno erariale per canoni considerati dall’accusa “superiori a quelli di mercato e a quelli ritenuti congrui dall’Agenzia delle Entrate”.
A denunciare i maxi affitti è stato l’allora Cda dell’Ateneo, in particolare il docente Sergio Tiberti.
Se da un lato, dunque, Di Orio e Del Vecchio sono stati assolti con formula dubitativa “perché il fatto non costituisce reato” da parte del tribunale dell’Aquila, il procedimento davanti alla Corte dei Conti deve ancora fare il suo corso.
Citati in giudizio nel gennaio del 2016 dalla procura regionale, alla fine dello stesso anno la sezione giurisdizionale ha ordinato la sospensione del giudizio “sino al passaggio in giudicato della sentenza” in sede di tribunale ordinario.
È dopo quest’ultima, arrivata il 3 aprile 2017, che il giudizio in sede contabile è ripreso con l’atto di riassunzione firmato dal procuratore regionale, Maurizio Stanco, il 6 marzo scorso e la fissazione dell’udienza del 9 ottobre da parte del presidente della sezione giurisdizionale, Tommaso Miele.
I giudici contabili hanno sessanta giorni – termine comunque non perentorio – per emettere la sentenza, ch potrebbe quindi essere pronunciata entro il 9 dicembre prossimo.
A Di Orio e Del Vecchio la procura contesta “il danno patito dall’Università per le maggiori somme erogate in dipendenza del contratto di locazione stipulato con la società Gallucci Srl”, ma anche la differenza tra il costo sostenuto per l’adeguamento dello stabile, 5,7 milioni di euro, e quello inizialmente pattuito di 3,6.
La magistratura contabile fa anche osservare che l’Agenzia del territorio “attraverso la valutazione dell’immobile a uso uffici e non anche a uso industriale, aveva tenuto conto dello stato della struttura immobiliare dopo gli interventi edilizi effettuati in seguito alla stipula del contratto”, con il risultato che la società ha avuto “un doppio beneficio”, dall’Agenzia del territorio e dall’Università.
In entrambe le perizie effettuate, tuttavia, il valore considerato congruo del canone di locazione è nettamente inferiore a quello pagato: nel primo caso di circa mezzo milione di euro, nel secondo di quasi 400mila.
Inoltre, la Procura l’indice anche contro il “danno erariale derivante dall’eccessiva pattuizione del deposito cauzionale contrattualmente stabilito sulla locazione dell’immobile”, pari a 1 milione di euro, e contro la scelta “del tutto incongrua” dell’Ateneo di accollarsi “anche le spese per la ristrutturazione e l’adeguamento del capannone alla nuova destinazione d’uso, non solo quelle relative ai lavori prettamente necessari per lo svolgimento delle attività didattiche”.
Un vantaggio a favore del privato considerato “palese” perché, scrive il procuratore, l’Università si è accollata anche “lavori attinenti la ristrutturazione dell’immobile da industriale a direzionale”.
Di Orio e Del Vecchio sarebbero dunque “supinamente sottostati alle richieste della società”, nonostante “l’eccezionalità della situazione che l’Ateneo doveva affrontare”: “È assente, da parte dell’Università – scrivono i giudici – una reale contrattazione sull’offerta contrattuale di livello milionario”.
“Il complesso immobiliare, all’atto della stipula del contratto di locazione (15 luglio 2009) – si legge nell’atto di citazione – aveva la destinazione di uso industriale, mentre alla data del sopralluogo dell’Agenzia del territorio (15 giugno 2010) aveva assunto la diversa destinazione d’uso ‘scolastico-direzionale’. Per tali motivi, si ritiene che l’Agenzia del territorio avrebbe dovuto procedere alla stima del valore del canone di locazione congruo, tenendo conto della destinazione d’uso esistente all’atto della stipula del contratto e non già a quella accertata in concreto un anno dopo”.
Nel processo penale dell’intricata vicenda dei “maxi affitti” terminato con l’assoluzione di Di Orio e Del Vecchio, oltre agli ex vertici dell’Università era finito alla sbarra stato anche l’imprenditore Marcello Gallucci, proprietario del capannone “incriminato”, al centro di una disputa giudiziaria con l’allora consorzio industriale dell’Aquila.






