L’AQUILA – “Nel terzo inverno dopo il sisma, la cittadina di Amatrice devastata dal sisma dell’agosto 2016 è ridotta in schegge e miseri frammenti, e si configura un deserto immenso e agghiacciante, dominato da un silenzio spettrale. Osservato di notte dall’alto, il centro storico del borgo appenninico appare come un buco nero abissale, una voragine che ha ingoiato tutto: il passato, il presente e il futuro, forse anche la speranza di rinascita”.

Sono le parole amare del musicista Camillo Berardi e della poetessa Concetta Persico, figli di questa cittadina, hanno affidato il loro grido di dolore alla canzone “Matrix Pulcherrima”.

Il video realizzato con le foto scattate da  Berardi e  Persico, mostra i frantumi della cittadina, circondati dalle maestose montagne innevate.

“Chi resiste nella cittadina e nelle sue numerose frazioni – aggiungono i due amatriciani – abitando nelle Soluzioni Abitative di Emergenza, è profondamente legato al territorio nel quale è nato e cresciuto e spera nella rinascita del borgo distrutto e abbandonato. Il sindaco vicario di Amatrice dice che i ‘detriti e le macerie bloccano la ricostruzione’, ma le attività di ripristino, potevano essere iniziate nelle aree del borgo già liberate dalle macerie, oppure potevano essere rimossi i detriti da aree di modesta dimensione e avviare un progressivo processo di ricostruzione. La rinascita di Amatrice per il momento è un sogno e il borgo è una città invisibile, abbandonata e dimenticata, nonostante si siano avvicendati tre Presidenti del Consiglio e tre Commissari Straordinari per la Ricostruzione”.