L’AQUILA – Un Masterplan di “77 progetti concreti” per 1,5 miliardi di euro, da portare avanti “con la tenacia e l’orgoglio degli abruzzesi, che devono allargarsi a tutto il Paese”.
Con queste parole il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha firmato all’Aquila il “Masterplan Abruzzo – Patto per il Sud” in un affollato incontro all’Auditorium del Parco del Castello.
Per la terza visita del premier nel capoluogo, come nella prima non sono mancate le contestazioni anche se senza episodi violenti: all’entrata ad aspettarlo c’erano due presidi, uno dei lavoratori dell’industria e uno dei precari della giustizia.
Appena arrivato nella sala progettata da Renzo Piano, Renzi ha rivolto un applauso ai sindaci schierati nei posti che sul fondo del palcoscenico dell’auditorium, andando in particolare verso il primo cittadino di Tornimparte, Umberto Giammaria.
“Abbiamo messo molte risorse per voi, buon lavoro” ha detto parlando agli amministratori cui ha rivolto anche un lieve inchino.
Prendendo posto poi ha detto “io mi metto a sinistra” con una battuta prima di sedersi, però, al centro del tavolo dei relatori con il sottosegretario Claudio De Vincenti e il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.
Commentando il piano, nel suo intervento il presidente del Consiglio ha ammesso che “i progetti abruzzesi hanno senso e visione organica: non è un elenco della spesa, ma è un piano di sviluppo, ora la credibilità sarà nel realizzarli”.
L’evento, organizzato in poche ore come d’abitudine quando c’è di mezzo l’agenda fittissima e mutevole dell’ex sindaco di Firenze, a dispetto del cerimoniale improvvisato e dei relativamente pochi posti a sedere dell’auditorium di Renzo Piano (250) non è andato poi malaccio.
A vegliare sul premier c’era anche una vecchia conoscenza, l’ex capo della squadra Mobile a Pescara e capo di gabinetto della questura all’Aquila Nicola Zupo, oggi vice dirigente all’ispettorato di pubblica sicurezza di Palazzo Chigi, alle dipendenze peraltro dell’ex questore aquilano Vittorio Rizzi.
C’era anche Ilva Sapora, coordinatore dell’ufficio del cerimoniale di Stato e le onorificenze di palazzo Chigi, di origine teramana, nome divenuto famoso quando furono coperte le statue di nudi per la visita del presidente iraniano Hassan Rouhani ai Musei Capitolini: è stata lei a ricevere l’omaggio del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, che ha donato a Renzi una riproduzione della moneta di Corfinium.
Anche la comunicazione ha avuto degli inediti: i giornalisti sono stati confinati all’ultima fila dei posti dell’auditorium, ma nel “ressone” finale alcune testate (tra cui questa) sono riuscite ad avere dichiarazioni dirette dal premier, pur dovendo districarsi tra una selva di fasce tricolori e gli esponenti della sicurezza.
Alcuni cronisti hanno potuto invece intervistare il presidente in tutta calma, complici interviste concordate alla vigilia con palazzo Chigi oppure improvvisate riammissioni al cospetto di Renzi grazie all’intercessione dalfonsiana.
RENZI: “LA PARTECIPAZIONE DI D’ALFONSO E’ ENTUSIASMANTE”
“È abbastanza difficile nascondere il sentimento di grande partecipazione quando D’Alfonso fa l’elenco degli interventi, scorgo una passione per il progetto concreto a mio avviso entusiasmante”, ha esordito il premier nel suo intervento.
“Lo è anche per i cittadini? Non lo so, lo spero. Non ho conoscenza di tutto il vostro straordinario territorio, ma riconosco un coinvolgimento che è lo stesso spirito che ha portato me e altri a fare l’amministratore”, ha aggiunto.
Per Renzi, il masterplan “è uno straordinario strumento perché tiene insieme l’infinitamente piccolo con l’infinitamente grande. Il sindaco non è solo quello che mette a posto la buca – ha ricordato – La città non è solo un agglomerato di dimensioni amministrative, ha una dimensione spirituale in senso laico. Idem dicasi per una Regione”.
“Il 25 agosto non avrei giocato un euro su Trump candidato presidente dei Repubblicani negli Statui Uniti e nemmeno sui popolari e i socialisti fuori dal ballottaggio in Austria – ha proseguito il presidente del Consiglio – Nella dimensione politica internazionale oggi si sta affermando il tempo della paura e non del coraggio. La paura è un muro e non una piazza. È il tempo della paura dell’altro”.
“Di fronte a questo scenario facciamo una riforma più grande di quella costituzionale o della pubblica amministrazione – ha concluso – riforme che servono a riscoprirsi comunità e non solo un agglomerato di persone: questo è il grande obiettivo per l’Italia”.
LA SANITA’ SUGGERITA E IL PASSAGGIO A PESCARA
L’inquilino di palazzo Chigi ha chiesto, poi, “responsabilità, coraggio, fiducia. Chiedo anche ai giornalisti, alla stampa locale, di controllarli, di essere incessanti nella verifica, di metterci costantemente sotto scacco e alimentare la ribalta mediatica se siamo in ritardo di qualcosa. I progetti devono essere realizzati, i lavori devono essere veloci”.
Leggendo uno spunto che D’Alfonso gli ha scritto su un foglietto, il premier ha anche ricordato che “alcune Regioni come l’Abruzzo stanno facendo un cammino virtuoso per uscire dal commissariamento della sanità”. E quando il presidente della Regione ha fatto partire l’applauso lo ha ironicamente ripreso per aver suggerito e poi applaudito.
“Ora manca un po’ di sana tenacia abruzzese: vi chiedo di incoraggiare il lavoro che facciamo con la caratteristica del vostro territorio, di un popolo fiero e orgoglioso – ha concluso – Entro la fine di agosto torniamo a trovare Cialente, poi dobbiamo fare un passaggio a Pescara, sarà un obbligo e un piacere”.
“MASTERPLAN FATTO DI PROGETTI CONCRETI. GLI SCONTENTI? E’ NORMALE”
“Il Masterplan per l’Abruzzo mi piace molto, perché ci sono 77 progetti concreti. D’Alfonso ha utilizzato la sua tecnica da sindaco, insieme ai tanti sindaci. I progetti sono cantierabili e verificabili e quindi è un fatto molto positivo”.
Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando ai microfoni di AbruzzoWeb a margine dell’evento all’Aquila di firma del “Masterplan Abruzzo – Patto per il Sud”.
Sul fatto che alcuni abbiano definito gli interventi calati dall’alto, il premier ha ribattuto che “quando si tratta di fare delle scelte c’è sempre qualcuno più contento e altri meno contenti, è normale. Il punto vero – ha proseguito – è che c’è un cambio di passo: prima i soldi venivano spesi, parlo dell’Abruzzo e parlo di tutto il Paese, in modo disorganizzato e non organico”.
“Adesso il principio è mettersi insieme, discutere, controllarsi reciprocamente – ha detto ancora Renzi – perché noi controlliamo la Regione e la Regione controlla noi mentre i sindaci controllano la Regione e lo Stato”.
“Il sindaco che ha ottenuto più risultati rispetto all’altro è senz’altro più contento ma lo sguardo d’insieme lo deve avere la Regione e quindi credo sia corretto che questo sia il meccanismo”, ha precisato ancora.
In conclusione, il primo ministro ha voluto evidenziare “una cosa: mai più soldi europei buttati via”.
D’ALFONSO: “NOI TRA I PRIMI COME PROMESSO”
Il presidente D’Alfonso ha preso la parola per primo. “Quando sei venuto il 25 agosto hai annunciato il Masterplan per Sud e ti eri augurato che l’Abruzzo fosse tra i primi a firmare e oggi siamo arrivati qui – ha ricordato – Ti ringrazio anche per l’atteggiamento nella difesa del mare blu contro i pezzi di ferro, che era stato il tema prevalente di quella giornata”, con cortei di rivoltosi, lanci di sanpietrini e manganellate della polizia.
Sulla ricostruzione il governatore ha detto che “Da quando ci sei tu abbiamo avuto le risorse per questa città ferita, oggi abbiamo 6 miliardi e 92 gru, quasi come una alberazione tecnologica. Qui si coltiva anche ricerca con Università e Gssi, qui si coltiva lavoro di qualità”.
“Questa città ha bisogno di un ulteriore aiuto affinché il bilancio comunale possa uscire dalle secche e dalla sacche”, ha aggiunto poi sul tema del contributo straordinario che serve al Comune capoluogo per compensare minori entrate dovute al sisma e approvare il bilancio.
“Questo Masterplan è il piano dei diritti, delle ambizioni e delle aspettative dell’Abruzzo. Spetta a noi, a me e ai sindaci, appaltare, controllare, eseguire, realizzare, inaugurare e mettere in esercizio. Faccio appello a tutti quelli che hanno a cuore il bene dell’Abruzzo di vigilare sulla sua attuazione”, ha aggiunto poi.
“Ci controlleremo a vicenda e, soprattutto, misureremo cosa si fa, con quali risorse, con quale livello di innovatività e regolarità – ha aggiunto – Aumenterà la modernizzazione di questa regione, la capacità di funzionare sul piano della velocità delle strade, della ferrovia e dei porti. Ce la faremo anzi, mi candido per consumare anche i soldi di quelle Regioni che non riusciranno”.
GLI INTERVENTI ILLUSTRATI DAL PRESIDENTE
“Abbiamo messo in campo 77 interventi, alcuni meriterebbero la santificazione – ha detto poi sul Masterplan – Cialente scherza sulla mia religiosità, oggi è San Pasquale di Baylon protettore dei pastori e noi ci siamo messi in cammino davvero come pastori. Su tutti la diga di Chiauci da 40 anni in attesa di completamento, farà funzionare la Pilkington”.
Tra gli altri interventi citati, la banda larga, le piste ciclabili e Abruzzo regione della vista.
“E ancora, 18 milioni per i dottorati di ricerca, 140 milioni per i depuratori e tra le priorità c’è anche l’ex manicomio di Teramo – ha continuato – Sono previsti 35 milioni per fare in modo che diventi un attrattore culturale per ospitare la formazione di nuove professioni grazie a una dinamica università di Teramo che su questo accetta e rilancia sempre le sfide. Così come per lo zooprofilattico”.
Il presidente ha citato ancora “i 190 milioni di euro per la Fondo Valle Sangro e 85 per il quarto lotto della Teramo Mare. Ancora: velocizzazione del collegamento ferroviario L’Aquila-Pescara – ha continuato – prima fase del progetto di velocizzazione linea ferroviaria Pescara-Roma, raddoppio della tratta Chieti Pescara, collegamento tra porto di Vasto, rete ferroviaria nazionale e retrostante zona industriale, completamento infrastrutture al servizio del porto di Ortona e molto altro”.





