L’AQUILA  – Sul Masterplan per il Sud è tira e molla tra Regione Abruzzo e governo.

Da una parte il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, si è più volte presentato a Roma con un faldone composto da decine e decine di schede tecniche di opere da realizzare, con obiettivo di strappare almeno 500 milioni dei 95 miliardi fino al 2025, annunciati in pompa magna dal presidente del Consiglio Matteo Renzi per far recuperare al meridione competitività e porre rimedio alla oramai endemica disoccupazione.

Ma dall’altra parte i tecnici del governo avrebbero consigliato, per non dire intimato, non solo all’Abruzzo, ma anche alle altre Regioni, di aggiustare il tiro, di scremare.

Perché il Masterplan, hanno ricordato, non è un libro dei sogni: le sue pagine devono corrispondere a pochi e circostanziati interventi strategici, e che soprattutto potranno diventare cantiere in brevissimo tempo, massimo 2 anni.

Cristina Gerardis, direttore generale della Regione Abruzzo, smentisce a tal proposito categoricamente l’ipotesi di una “bocciatura” del Masterplan.

La verità, sottolinea, è che “sono tuttora in corso utili e fruttuose interlocuzioni tra i vertici della presidenza del Consiglio dei ministri, il direttore generale, e il direttore del dipartimento dello Sviluppo economico, Tommaso Di Rino, finalizzate a definire correttamente e in modo omogeneo rispetto alle altre regioni del Sud il testo del Patto, che verrà sottoscritto entro questo mese tra il presidente Renzi e il governatore D’Alfonso”.

i sindacati: “poca partecipazione”

“La proposta della Regione non è stata bocciata, ma per così dire è stata stata rimandata settembre”, afferma invece ad AbruzzoWeb Roberto Campo segretario generale della Uil.

Uno che la partita del Masterplan la segue da vicino, o meglio, avrebbe voluto farlo, visto che, accusa, “non c’è stato un momento di vera partecipazione né coinvolgimento della società civile e dei portatori di interesse della Regione”.

A decidere, a suo dire, insomma solo il governatore che, sin dal’inizio, ha avocato a sé la partita del Masterplan, mettendosi a capo anche del gruppo di lavoro di esperti, composto da urbanisti, docenti universitari ed economisti, che si sono riuniti un paio di volte. E che, consegnate le loro analisi e ossevazioni, sono usciti dalla scena.

E Campo conferma che da parte del governo c’è stata “un’evidente frenata davanti alle proposte fatte dalla Regione, perché il numero di opere deve essere ristretto, e si devono proporre opere realizzabili. E da quanto ne so – svela – a questo sta lavorando la Giunta in queste settimane, e proprio ora ci dovrebbe essere maggior coinvolgimento non solo dei sindacati, ma di tutto coloro che hanno una voce in capitolo per dire che cosa sia davvero prioritario e strategico e che cosa no”.

Campo invita, poi, a diffidare delle cifre iperboliche che circolano in questi giorni.

“Sono numeri ballerini: quanto il governo riuscirà a impegnare per il Masteplan nei prossimi anni lo dirà solo la legge di stabilità che, però, non è stata ancora approvata – fa notare – Nelle linee guida si parla poi di ‘velocizzazione della spesa’, e questo potrebbe significare che il governo si impegnerà cofinanziare gli interventi già finanziati dall’Europa, e questo taglierebbe fuori tanti progetti ex novo”.

D’ALESSANDRO: “LE OPERE SONO ANCHE POCHE”

Lettura opposta da parte del consigliere regionale Camillo D’Alessandro, coordinatore politico della maggioranza, che ha avuto un ruolo di primo piano, come ex sottosegretario alla Presidenza, nel coordinare il gruppo di lavoro di esperti.

D’Alessandro considera una “fesseria” la vulgata della bocciatura, e parla di “normale dialettica e confronto competitivo tra Regione e governo”.

Tradotto: è ovvio che se vuoi ottenere cento devi proporre il doppio, e poi abbassare le pretese. In tal senso, assicura che alla fine “l’Abruzzo troverà un soddisfacente accordo entro dicembre, bruciando i tempi rispetto alle altre Regioni”.

“Nelle schede che abbiamo presentato al governo – spiega – abbiamo messo opere cantierabili accompagnate dallo stato di avanzamento della progettazione, alcune già oggetto di esame negli uffici tecnici dei ministeri. E sono opere che, grazie all’inserimento dell’Abruzzo nella rete di trasporto transeuropea, hanno una loro centralità strategica, che vanno ben oltre i confini regionali”.

E alla critica secondo la quale la Regione ha forse esagerato nel numero degli interventi proposti, tirato magari per la giacchetta da questo o quel consigliere e potentato territoriale, D’Alessandro si limita a esclamare: “Sono anche poche! Magari avessimo potuto mettere altro, tenuto conto del gap infrastrutturale che penalizza la nostra Regione!”, conclude.

IL MASTERPLAN AI RAGGI X

Il grosso del Masterplan è costituito da interventi infrastrutturali, molti di quali menzionati già nella delibera di Giunta del luglio 2014, e considerati  come quelli strategici e prioritari per l’Abruzzo.

Nelle opposizioni in Consiglio regionale in molti denunciano, però, che il documento proposto al governo sia ancora un “oggetto misterioso”, al pari della proposta di riordino della rete ospedaliera.

Non esiste, infatti, un testo definitivo e ufficiale, con l’elenco completo delle opere e relative quantificazioni economiche, consultabile dai portatori di interesse e dai cittadini.

Questa, comunque, la parte della lista della spesa che può essere considerata pressocché certa.

In cima alla lista ci sono l’allungamento della pista di volo dell’Aeroporto d’Abruzzo e la realizzazione di una fermata di collegamento alla rete ferroviaria nazionale in San Giovanni Teatino, la velocizzazione sulla pedemontana Abruzzo-Marche, il prolungamento dell’Asse attrezzato fino al porto di Pescara, la variante alla statale 16 tra gli abitati di Vasto e San Salvo, la realizzazione del quarto lotto della Teramo-Mare per arrivare a Giulianova. Il potenziamento e il completamento dei porti di Pescara, Ortona e Vasto.

Segue a realizzazione di due impianti a fune a Chieti e di Teramo per il collegamento con le rispettive sedi universitarie.

Ci sono poi interventi volti al potenziamento delle infrastrutture turistiche, come i cinque impianti a fune nel comprensorio sciistico Rivisondoli-Roccaraso con il collegamento con il bacino di Scanno-Passo Godi, la realizzazione di piste ciclo-pedonali.

Non meglio precisati, a quanto è dato ora a sapere, “interventi per lo sviluppo turistico estivo e invernale” nella piana del Voltigno, Voltignolo, Parco nazionale Gran Sasso Molti della Laga, Passo Lanciano-Maielletta e Passo San Leonardo.

Non poteva mancare poi le misure a favore dello sviluppo produttivo, a cominciare dal completamento dell’infrastruttura di banda ultra larga a servizio dei sette nuclei industriali della regione.

Chieste risorse anche per la lotta al dissesto idrogeologico, la riduzione del rischio idraulico e di erosione costiera, con interventi previsti un pò in tutta la regione.

Nel masterplan abruzzese trova spazio anche la realizzazione di un distretto produttivo del Benessere, la valorizzazione dei siti minerari dismessi in provincia di Pescara, un Polo Museale permanente dello “Spirito d’Abruzzo” a Sulmona, un Centro Europeo “Agro Bio Serv” attraverso il completamento strutturale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, la valorizzazione del parco Torlonia, ad Avezzano.

Un centro di eccellenza e di innovazione denominato “Abruzzo regione della vista”.

Nel capitolo dedicato alle politiche attive del lavoro, si chiedono fondi per l’innovazione e la ricerca, per l’accesso al credito per le imprese, per l’attrattività degli investimenti mediante contratti di sviluppo locale e internazionalizzazione.

E ancora per la modernizzazione dei centri per l’impiego, attraverso la connessione con la rete Eures. Fondi per l’alta formazione, istruzione e formazione tecnico-professionale, per l’incremento e la diffusione di dottorati e borse di ricerca con caratterizzazione industriale.