SAN BENEDETTO DEI MARSI – Sindaco e avvocato. Una posizione particolare, quella in cui si trova Quirino D’Orazio, primo cittadino di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), teatro del raid razzista di dopo Ferragosto, e allo stesso tempo difensore di uno dei sei giovani arrestati la scorsa settimana per l’aggressione a due extracomunitari avvenuta nello stesso paese che amministra, anche un carabiniere è fintio ai domiciliari tra l’altro.
È lo stesso primo cittadino a rivelarlo ad AbruzzoWeb. “Posso spiegare con certezza – dice – che la vicenda non è andata così come la descrive la stampa. La verità processuale emergerà in seguito. Da quanto si racconta sembra che le sole vittime siano gli extracomunitari, invece non è così. Anche questi ultimi hanno le loro responsabilità”.
I fatti sono accaduti il 12 agosto scorso, quando Karim Salah, extracomunitario di 34 anni, è stato aggredito da parte di alcuni italiani che lo hanno picchiato prendendo anche a sassate la vettura che aveva in uso, di proprietà di un altro cittadino straniero, anch’egli regolarmente residente in Italia.
Due giorni dopo, Ahmed Bouhachim, 36 anni, questo il nome dell’uomo, è stato investito da parte di uno dei coinvolti nell’aggressione.
Da sindaco spiega inoltre che, per rassicurare i suoi cittadini, il 16 agosto ha convocato il Comitato sicurezza e ordine pubblico (Csop), “13 ore dopo l’ultimo l’episodio, ho fatto istanza al ministero dell’Interno e al prefetto e presso la Scuola ispettori e soprintendenti della Guardia di finanza a Coppito (L’Aquila) ci siamo riuniti con i rappresentanti delle forze dell’ordine. Abbiamo stilato un piano di sicurezza che è in atto dal 16 pomeriggio”.
Ma neanche questo è bastato e le vicende violente a San Benedetto non si sono fermate a Ferragosto. È proprio di domenica scorsa, infatti, un altro caso di vettura data alle fiamme, una Alfa Romeo 159 di proprietà di un italiano, Antonio Aceto, di 27 anni.
“Sentendo gli inquirenti sembra sia un caso che non ha nulla a che vedere con gli atti precedenti – spiega il sindaco-avvocato – Sono stati sentiti i giovani del posto e ora sono in corso le indagini. La motivazione sembra sia collegata a uno screzio tra il proprietario e altre persone. Ma questo sarà confermato dagli inquirenti”, che hanno denunciato due giovane confermando i futili motivi alla base dell’atto, ma comunque slegati dal ‘raid’.
E nel paese, che conta circa 4.000 abitanti, torna con prepotenza la questione sicurezza.
“San Benedetto è sempre stata una città tranquilla disponibile all’ospitalità e all’accoglienza – spiega il primo cittadino – Era conosciuta per essere un municipio romano con una ricca storia di cui andare molto fieri, questi due avvenimenti non devono farla diventare la città della violenza. Non è il paese a ferro e fuoco della delinquenza e del razzismo”.
“C’è un pattugliamento continuo e già sono state portate a termine operazione brillanti. San Benedetto e i suoi abitanti si sentono sicuri – conferma – Ovviamente dopo questi episodi l’allerta sale ma posso affermare che c’è la stessa sicurezza alla quale i nostri abitanti sono abituati. Si tratta solo di un gruppetto di persone con qualche grillo per la testa. Non è guerriglia urbana”.
“Per vent’anni non è accaduto nulla fino al 13 agosto, da allora è sempre stato tutto sotto controllo. Io spero si ritorni a quello stato di pace che ci caratterizzava”, conclude.





