PESCARA – “Spero di tornare quanto prima a Pescara per ritirare quella notizia che devo dare a tutti quei ragazzi, anzi no, a tutti quegli uomini che mi hanno aiutato. Devo trovare quella verità perché mi serve per loro e per la memoria di Roberto”.
A più di un mese dal funerale dello studente marchigiano di 24 anni, Mario Straccia dalle pagine del quotidiano Il Centro continua a implorare la verità su suo figlio Roberto, come ha fatto per tutti i 24 giorni in cui lo ha cercato, dal giorno della scomparsa a Pescara il 14 dicembre scorso e come ha ripetuto anche quando il ragazzo è stato ritrovato morto su una scogliera di Bari, il 7 gennaio.
È la certezza che Roberto non si è buttato in mare di sua volontà, che non si è suicidato a dare a Mario, alla moglie Rita e all’altra figlia Lorena, la forza che gli consente di andare avanti.
Il papà di Roberto non molla e va avanti nonostante le risposte concrete ancora non arrivino.
E tutto mentre, per gli investigatori, l’ipotesi più probabile resta il suicidio, almeno fino a quando gli esami tossicologici, attesi ai primi di marzo, non faranno emergere nuovi elementi.
“Stiamo aspettando l’esito degli ultimi esami – ha ribadito Mario Straccia – le risposte devono arrivare da chi è di competenza. Adesso è una cosa difficile, complicata, tornare a chiedere ai cittadini di segnalarci eventuali particolari, perché non è più come quando lo stavamo cercando, è passato del tempo”.
“Ma i consulenti sono al lavoro, ognuno nella sua competenza sta lavorando e io sono fiducioso, perché non ho e non ho mai avuto elementi che possano dimostrare il contrario: la verità di Roberto, quella giusta, uscirà fuori”, ha concluso Straccia.




