ROMA – “In Commissione Bilancio si è preso atto dell’impossibilità tecnica di esaminare utilmente il provvedimento, di fronte ai quasi 900 emendamenti presentati dalle opposizioni, e pertanto, come accaduto negli scorsi anni, non si è potuto dare mandato ad alcun relatore, ma non ho mai parlato di dimissioni”.
Lo ha dovuto chiarire ieri il senatore aquilano Guido Liris, capogruppo di FdI in Commissione Bilancio, confermato anche quest’anno relatore del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, dopo che è scoppiato il caso al termine di una giornata di dichiarazioni e note polemiche delle opposizioni di centrosinistra e con l’ultimo atto in Senato andato in scena tra malumori.
Tensioni si sono registrate non tanto sui contenuti quanto sull’impossibilità di toccare il provvedimento, arrivato blindato a Palazzo Madama a una settimana dall’esercizio provvisorio, con il testo che va quindi verso il via libera finale con la fiducia e contro la prassi del monocameralismo di fatto si è scatenata la protesta delle opposizioni insieme a quella del relatore Liris, in polemica con l’impossibilità di
esaminare la manovra in entrambi i rami del Parlamento.
“Il Governo aveva trasmesso la manovra in tempo utile per un esame approfondito, ma purtroppo dal 2018 ad oggi la legge di Bilancio viene esaminata senza la doppia lettura nelle due Camere – ha spiegato Liris – Mi auguro, quindi, che dalla prossima legge di Bilancio sia la Camera che il Senato possano dare il loro contributo, come peraltro da sempre Fratelli d’Italia ha auspicato”.
Una posizione che ha portato la minoranza a parlare di “dimissioni”, da qui il chiarimento del senatore, ma le opposizioni, in ogni
caso vanno all’attacco.
Le dimissioni di Liris “rappresentano un fatto straordinario, che denota lo stato delle relazioni tra governo e Parlamento e le tensioni nella maggioranza”, ha detto il capogruppo di Iv Enrico Borghi. “Liris si dimette contro chi: il governo o la maggioranza?”, ha chiesto il capogruppo Dem Francesco Boccia. Il centrosinistra parla di “scempio” e “mortificazione delle istituzioni” per la blindatura al Senato del testo. È un altro sintomo dell’atteggiamento muscolare del governo nei confronti del Parlamento criticano da Iv, con il senatore Matteo Renzi che attacca la premier: “nel 2024 ha fatto meno conferenze stampa di Putin”.
Le critiche sulla manovra del centrosinistra sono anche nel merito. “Il governo fa il Robin Hood al contrario”, dice la pentastellata Mariolina Castellone. “È una manovra senza visione e non risponde alle crisi in corso”, ha detto da Avs Tino Magni.
Nei giorni scorsi, lo stesso Liris ha spiegato: “Taglio del cuneo fiscale, passaggio strutturale a tre aliquote Irpef, soldi veri per la sanità, con 136 miliardi nel 2025 e oltre 140 nel 2026. Sono le tre misure principali a sostegno di lavoratori, imprese e sistema sanitario nazionale che rendono questa manovra finanziaria uno strumento di progettazione politico e fortemente identitario, tracciando finalmente una visione del futuro del Paese”.
Circa gli emendamenti: “Nel caso ne fossero stati presentati pochi, si sarebbe potuto pensare anche pensare di discuterli ed affrontarli ma visti gli sviluppi e il clima di ostruzione, per motivi di tempo non possiamo permetterci ulteriori esami, pena l’esercizio provvisorio”.
“Come ribadito dalla premier Giorgia Meloni, continuiamo a mantenere gli impegni presi con gli italiani – ha aggiunto il senatore aquilano – A cominciare dal taglio del cuneo fiscale, di circa 15 miliardi, che ora diventerà strutturale come chiedevano sindacati ed imprese. Si tratta di una precisa scelta politica: mettiamo più soldi nelle tasche dei lavoratori, dopo aver detto basta al reddito di cittadinanza”.
E ancora: “Le aliquote Irpef diventano tre, anche qui in modo strutturale, quindi aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro; del 35% per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro; del 43% per i redditi che superano 50.000 euro”.
Per quanto riguarda la Sanità, ha poi sottolineato Liris, dirigente medico in aspettativa della Asl aquilana: “Nel 2025 ci saranno 136 miliardi, e oltre 140 miliardi nel 2026. Parliamo di soldi veri, che vanno al di là della copertura dei costi del rinnovo dei contratti del personale medico e sanitario, o per compensare l’inflazione. Uno stanziamento che non ha precedenti”.
“Insomma una legge di Bilancio finalmente politica, che rispecchia lo spirito del centrodestra. Non assisteremo più a sprechi come nel caso del Reddito di cittadinanza, e proponiamo al Paese una visione, con progetti concreti e soldi veri per un futuro solido”.





