L’AQUILA – “I morosi del progetto C.a.s.e. sono una piccola minoranza di famiglie che non hanno soldi, e sono il 6%, molto di meno della media italiana nelle case popolari che è al 20%: se Alfano vuole sfrattarli, venga lui con in celerini armati”.
Non usano mezzi termini i maggiorenti del Pd aquilano, il vice presidente della Giunta regionale Giovanni Lolli, la senatrice Stefania Pezzopane, il segretario cittadino Stefano Albano, il capogruppo in Consiglio comunale Maurizio Capri, nel commentare in conferenza stampa la citazione in giudizio da parte della procura della Corte dei conti nei confronti del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ad alcuni suoi assessori e dirigenti per un presunto danno erariale da 11 milioni di euro per i mancati sfratti degli aquilani morosi che abitano ma non pagano i canoni negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. e dei Map, costruiti dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Espressa la “totale e incondizionata solidarietà al sindaco”, Lolli parte alla carica citando una serie di statistiche relative a una vicenda definita “grave e incresciosa”.
“Le famiglie morose prese in considerazione dalla citazione in giudizio sono 320 su 1.180. Poi sono arrivate le bollette arretrate e a seguito dei solleciti del Comune, molte hanno cominciato a pagare il canone di compartecipazione e le bollette a rate, come era giusto che sia. Chi non lo fatto sono solo 110 e – assicura Lolli – sono in quasi tutti i casi famiglie povere e indigenti”.
Su questo punto l’ex sottosegretario ha calcato la mano. “Parliamo del 6% del totale, quando i morosi delle case popolari abruzzesi sono il 20% e in altre regioni anche molte di più. Ma mai alla Corte dei conti è venuto in mente citare i presidenti delle Ater o altri sindaci in giudizio per danno erariale”.
Cosa grottesca per Lolli è, poi, che la Corte di conti consideri “morosi” anche coloro che stanno pagando a rate.
La verità, conclude il numero 2 della Regione, è che “quasi tutti i terremotati ospitati nel C.a.s.e. stanno pagando, e lo stanno facendo per case spesso fatiscenti, che il governo di Silvio Berlusconi, con grande cinismo ha consegnato al Comune senza dargli i mezzi necessari per poter fare manutenzione e gestirle”.
Gli esponenti del Pd si chiedono poi che cos’altro avrebbe dovuto fare il Comune. “Avremo dovuto sfrattarli – sbotta la Pezzopane – ma poi, visto che molte di queste famiglie hanno bambini, non avremmo potuto lasciarle in mezzo alla strada. E avremmo dovuto ospitarle per esempio nella caserma della Guardia di finanza, spendendo 500 euro al mese a persona, ovvero avremmo dovuto spendere molto di più che tenerle gratis al progetto C.a.s.e.”.
“Ora temo che parta una nuova campagna mediatica che dipingerà una L’Aquila di cialtroni, che difende sacche di clientele – conclude – Ma il punto è un altro: in questa cavolo di città non vengono ancora ricostruite le case popolari, c’è un’emergenza sociale, sempre più famiglie sono ridotte in povertà”.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha inviato al prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, i nomi dei primi 115 nuclei familiari aquilani morosi che abitano negli alloggi C.a.s.e. e Map e, secondo le intimazioni della Corte dei conti, dovevano essere sfrattati già da tempo.
Il sindaco, infatti, è stato citato in giudizio da parte della procura della Corte dei conti assieme ad alcuni suoi assessori e dirigenti per un presunto danno erariale da 11 milioni di euro per la mancata cacciata dei morosi che abitano ma non pagano i canoni negli appartamenti antisismici.
Di qui la reazione furiosa di Cialente e della sua maggioranza. In una lettera al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al premier, Matteo Renzi, ha scritto che avrebbe inviato al prefetto una lista di famiglie da sfrattare e così ha fatto, rinnovando l’invito: “Fatelo voi”. Roberto Santilli
LA NOTA DEL COMUNE
“In data odierna ho trasmesso a tutte le Istituzioni coinvolte i nomi di 115 morosi totali alloggiati nei quartieri Case, nei villaggi Map e negli alloggi del Fondo immobiliare”.
Lo rende noto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
LA NOTA COMPLETA
Come prevedevo, si tratta soprattutto di donne sole con figli a carico, in gran parte di nazionalità italiana. Secondo l’atto di citazione della Corte dei conti tra questi nuclei familiari, non sfrattati dal Comune dell’Aquila per “mero calcolo di tornaconto politico”, lo sgombero non provocherà alcun problema di ordine pubblico, questione che sarebbe stata da me pretestuosamente sollevata.
Poiché credo, e a questo ho improntato tutta la mia vita, che lo Stato è sacro ed è anche unico, mi aspetto che le autorità competenti – a questo punto, credo, in particolare il ministero delle Finanze e il ministero dell’Interno – procedano a sfrattare queste famiglie.
Se ciò avverrà senza nessun problema di ordine pubblico e senza costi aggiuntivi ben superiori ai possibili benefici a carico dello Stato, mi assumerò personalmente, anche per conto dei colleghi di Giunta e dei dirigenti, tutte le responsabilità di giustizia contabile, oltre che politiche ed eventualmente penali.
In molti mi stanno consigliando di mantenere toni bassi, di difendermi individualmente, senza sollevare polemiche con il Governo o con altre articolazioni istituzionali del Paese, anche in autotutela.
Come piccolo cittadino italiano che crede nel Paese e nello Stato democratico, invito invece lo Stato, che è uno, ad assumersi le sue responsabilità, rispetto alle quali, in questi cinque anni, ci ha spesso lasciati soli.
Comunico inoltre che, nel caso in cui il ministro degli Interni e il prefetto dovessero convocare, ai fini di procedere agli sfratti, un Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, il Comune dell’Aquila, membro di diritto, non parteciperà, poiché tutte le preoccupazioni, l’intera e oggettiva rappresentazione della situazione e le condizioni economiche furono espresse dal Comune in data 14 febbraio 2012.
Stesse considerazioni riportate nell’audizione presso la Corte dei conti. Alla luce dell’atto di citazione, pervenuto a me e ai miei collaboratori il 14 luglio, l’amministrazione comunale dell’Aquila attende una risposta da parte dello Stato.
L’elenco delle famiglie da sfrattare, terremotate e disperate, viene trasmesso, otre che al Governo, anche alla presidenza della Repubblica. La città dell’Aquila, da cinque anni martoriata ed abbandonata, chiede allo Stato di battere un colpo.
L’Italia vive una difficile crisi, morale e di articolazione delle sue Istituzioni.
Il dovere di ciascun cittadino, anche se molto piccolo, è quello di richiamare le Istituzioni Costituzionali a svolgere ciascuna il proprio ruolo con coraggio, sino in fondo.
È facile, sarebbe facile, tenendo a mente la Costituzione.
CIALENTE A LIRIS E PICCININI: “SIETE INADEGUATI”
“Con preoccupazione sottolineo l’assoluta incapacità di leggere la realtà di quanto sta accadendo nella nostra città, e a carico della nostra città”.
Il sindaco Massimo Cialente sceglie il suo profilo Facebook per replicare alle accuse che i due consiglieri comunali dell’Aquila Guido Liris (Forza Italia) e Alessandro Piccinini (Nuovo centro destra) gli hanno rivolto, contestando le sue esternazioni dopo la citazione, assieme ad assessori e dirigenti, per danni erariali dalla Corte dei conti per 11 milioni di euro.
I due avevano insinuato che dietro il mancato pagamento degli affitti da parte degli assegnatari dei progetti C.a.s.e. ci fossero “motivi di natura politico-elettorale”.
Dopo aver precisato di non voler “rispondere nel merito”, il primo cittadino dichiara di avere la “preoccupazione di chi prende atto che quelli che dovrebbero essere i giovani ‘leoni’, pezzi di futura classe dirigente del centro destra aquilano, siano assolutamente inadeguati”.
“Anche questo è un altro problema dell’Aquila”, conclude. Elisa Marulli



