L’AQUILA – Per i mancati sfratti dei morosi di progetto C.a.s.e. e Map, gli alloggi costruiti con fondi pubblici nel post-sisma del 6 aprile 2009, la Corte dei Conti ha condannato oggi, ravvisando un danno erariale, il sindaco Massimo Cialente e gli assessori Alfredo Moroni e Fabio Pelini al risarcimento di 30 mila euro ciascuno.

La dirigente comunale Patrizia Del Principe dovrà invece risarcire 60 mila euro.

Si tratta di una condanna molto inferiore rispetto alla richiesta della procura contabile che, nella sua imputazione, aveva chiesto la condanna per un danno erariale per 11 milioni 871 mila euro.

Nel luglio 2014, la notizia dell’imputazione aveva scatenato la reazione furiosa di Cialente e della sua maggioranza. In una lettera all’allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al premier, Matteo Renzi, aveva scritto che avrebbe inviato al prefetto una lista di oltre 115 famiglie da sfrattare e così ha fatto, rinnovando l’invito: “Fatelo voi”.

Ora, a caldo, premettendo che “faremo sicuramente appello”, il primo cittadino spiega ad AbruzzoWeb che “se davvero siamo stati condannati per non aver sfrattato i terremotati diventerà un problema politico nazionale del governo, la vedo malissimo”. Bordate anche dall’avvocato di Pelini, Francesco Rosettini, per il quale “la montagna ha partorito un topolino”.

I due assessori, Moroni nel frattempo si è dimesso per diventare direttore amministrativo dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta), sono stati chiamati in causa in quanto detenevano la delega rispettivamente al Patrimonio e all’Assistenza alla popolazione.

La contestazione del procuratore Roberto Leoni riguardava il presunto danno erariale che avrebbero prodotto gli imputati, a causa dei “mancati risparmi” nella riscossione del canone di compartecipazione (una sorta di affitto) e dei canoni per le utenze nelle aree del progetto C.a.s.e..

Le difese avevano sostenuto che, comunque, la valutazione del danno era stata fatta in maniera generica, affermando che la somma non era stata calcolata secondo parametri corretti. Inoltre era stato ribadito che la maggior parte di quella somma (o presunta tale) era stata comunque recuperata e degli undici milioni ne sarebbe rimasto uno e forse anche meno.

Tutto questo in un lasso di tempo compreso tra il 2013 e lo scorso mese di novembre.

Tra i motivi della difesa anche la circostanza che quelle persone che avrebbero dovuto essere sfrattate comunque, per ovvie ragioni, mai avrebbero potuto essere messe sul lastrico dall’ente.

E, dunque, il Comune avrebbe comunque speso dei soldi per trovare loro delle sistemazioni.

Sulla base di questi presupposti, dunque, il presunto danno erariale non ci sarebbe comunque stato.

L’udienza prima della sentenza odierna si era svolta senza la presenza del sindaco per un male di stagione, anche se in precedenza disse di non avere alcuna intenzione di difendersi personalmente in questo giudizio.

Mancava anche Moroni mentre erano presenti Pelini e la dirigente.

Il sindaco aveva sempre respinto le contestazioni per ragioni umanitarie sostenendo di non poter mandare in strada gente che, nella maggior parte dei casi, era morosa in quanto senza reddito.

Si tratta di persone che a causa del terremoto hanno perso casa e lavoro e in qualche caso anche qualche familiare nei crolli.

Il tutto, come ebbe a raccontare il sindaco, a fronte di una moltitudine di persone che si reca ininterrottamente nel suo ufficio per chiedere lavoro o comunque per avere mezzi di sussistenza.

CIALENTE: ”SARA’ UN PROBLEMA POLITICO NAZIONALE”

“Aspetto di leggere la sentenza della Corte dei conti che mi condanna, ma se davvero dobbiamo cominciare a fare gli sfratti dei terremotati diventa un problema politico nazionale, si mette malissimo per tutti i dirigenti delle Ater d’Italia”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta a caldo ad AbruzzoWeb la notizia della condanna da parte della magistratura contabile per un danno erariale dovuto appunto al mancato sfratto dei cittadini morosi dagli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. e dei Map, realizzati con fondi pubblici.

La condanna coinvolge lui, l’assessore Fabio Pelini e l’ex assessore Alfredo Moroni per 30 mila euro ciascuno e la dirigente Patrizia Del Principe per 60 mila. Una cifra complessiva di 150 mila euro estremamente ridotta rispetto al danno erariale complessivo ipotizzato dalla procura contabile di 11 milioni di euro.

“I soldi li abbiamo anche recuperati, quindi non lo so per che cosa siamo stati condannati – prosegue Cialente – La sentenza è di 150 pagine, la leggerò nel weekend perché devo capire le conseguenze. Se la colpa grave è non aver cacciato le famiglie, diventa un problema del governo”.

“Faremo appello di sicuro per ridurre l’importo mentre le somme da pagare sono a titolo personale, ma sono coperte da un’assicurazione che io e gli assessori come Pelini paghiamo di tasca nostra, ma non è questo il problema – conclude – Si tratta di una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza in Italia”. (alb.or.)

BENEDETTI: “SENTENZA UN CENTESIMO DELLA RICHIESTA DEI PM”

“La quantificazione del danno secondo equità in sentenza corrisponde a poco più di un centesimo della richiesta risarcitoria avanzata dalla procura regionale, evidentemente costruita su basi astratte o inesatte”.

Questa la dura presa di posizione dell’avvocato Carlo Benedetti, che è anche presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, dopo la sentenza di condanna della Corte dei conti nei confronti dei suoi due assistiti, il sindaco, Massimo Cialente, e l’ex assessore Alfredo Moroni, condannati come l’altro assessore Fabio Pelini a rimborsare 30 mila euro ciascuno di danno erariale mentre la dirigente Patrizia Del Principe dovrà pagarne 60 mila.

In totale fanno 150 mila euro, il “centesimo” decretato dai giudici contabili a cui Benedetti si riferisce in relazione alla richiesta di partenza della procura regionale della Corte dei conti, che era di ben 11 milioni di euro.

“È e rimane una condanna che, malgrado susciti comprensibile soddisfazione per la difesa – prosegue Benedetti – a mio parere sembra essere svincolata dalla realtà dell’emergenza e ingenerosa nei confronti di chi ha gestito situazioni che nessun Comune d’Italia è chiamato a gestire”.

“Valuteremo con serenità la possibilità di proporre Appello”, conclude, mostrando una posizione più prudente rispetto a quella dei suoi due assistiti, Cialente e Moroni, che entrambi hanno già dichiarato a questo giornale di voler proporre il ricorso nel secondo grado di giudizio. (alb.or.)

LEGALE PELINI: “LA MONTAGNA HA PARTORITO UN TOPOLINO”

“La sentenza è ingiusta e, comunque, ha smentito in larga parte la tesi della procura, almeno nel quantum”.

Così ad AbruzzoWeb l’avvocato Francesco Rosettini, che assiste l’assessore comunale dell’Aquila Fabio Pelini, dopo la condanna di quest’ultimo, assieme ad altri amministratori del capoluogo, al risarcimento di 30 mila euro (su una richiesta dell’accusa di 11 milioni) per i mancati sfratti dei cittadini morosi dagli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. e dei Map, realizzati con fondi pubblici dopo il sisma del 6 aprile 2009.

“La montagna ha partorito un topolino – sbotta Rosettini – come difesa-Pelini non riteniamo giusto com’è stata rintracciata la responsabilità dell’assessore, che non aveva né mai ha avuto la delega alla gestione del patrimonio C.a.s.e. e Map”.

“Inoltre non riteniamo valida la sua posizione, è stato tirato dentro solo per un ragionamento generico che sembra più afferente al ‘nomen’ dell’assessorato che alle reali responsabilità amministrative che andrebbero invece puntualmente rinvenute”, conclude. (alb.or.)

MORONI: “SONO SICURO, ANDRO’ IN APPELLO”

“Aspetto ancora di leggere la sentenza, ma se gli importi sono davvero questi, il teorema della procura è smontato”.

Così ad AbruzzoWeb Alfredo Moroni, ex assessore comunale al Patrimonio, commenta a caldo la notizia della condanna al risarcimento di 30 mila euro inflitta dalla Corte dei conti per i mancati sfratti dei morosi.

Moroni, oggi direttore amministrativo dell’Arta, si dice “talmente sicuro e tranquillo di quello che abbiamo fatto che posso già annunciare che andrò di certo in appello. Comunque prima di altri commenti – conclude – preferisco leggere bene le carte”. (alb.or.)