L’AQUILA – Assessori sugli spazzaneve, consiglieri a guidare ruspe e tante persone con le pale.
È stato grazie al lavoro volontario, sommato a quello dell’unico operaio comunale, se a Villa Sant’Angelo (L’Aquila) l’emergenza neve non ha assunto contorni devastanti.
Che la situazione fosse critica lo si era capito al volo, nel momento stesso in cui il privato incaricato ogni anno dal Comune di provvedere allo sgombero delle strade ha comunicato che era stato “precettato” ed era stato dirottato su altre priorità e che avrebbe potuto dedicare solo qualche ora della sua giornata lavorativa.
Quando ci si è guardati in faccia non è servito parlarsi: era evidente che si sarebbe dovuto fare da soli. Una lezione che era stata impartita già dopo la terribile notte del 6 aprile 2009, che ha ridotto Villa a un cumulo di macerie.
“La nostra parte la faremo, ma se non siete voi i vostri primi soccorritori non andrete da nessuna parte”, disse la “testa di ponte” della colonna mobile dell’Emilia-Romagna che stava per allestire la tendopoli che avrebbe accompagnato tutti per sette lunghissimi mesi, come a far capire l’aria che tirava.
Il venerdì è partito il primo tam-tam: “tutti davanti al Comune, per organizzare il da farsi”. Intanto arrivavano notizie dalle istituzioni dai contenuti scontati: “fate attenzione agli anziani, un occhio di riguardo per i dializzati, monitorate la neve sui tetti dei moduli abitativi provvisori, garantite la viabilità”. E, poi, soprattutto: “i sindaci sono la prima autorità locale di protezione civile”.
Una bella frase, certo, carica di significato, senza dubbio: peccato, però, nessuno dica con quali risorse e mezzi gli amministratori dovrebbero fronteggiare l’allerta. È come se un grande chirurgo fosse costretto a mettere le mani su un paziente senza avere la disponibilità della sala operatoria.
È solo grazie alla generosità dei cittadini che hanno risposto all’appello, infatti, se “l’autorità di protezione civile” ha potuto mettere in campo qualche iniziativa.
Mentre qualcuno impartiva ordini dal “centro” dell’emergenza, altri rinunciavano alla domenica in famiglia o a qualche ora di sonno dopo il turno di notte. Altri ancora hanno preso le ferie, se così possono essere chiamate, per lavorare dalla mattina alla sera. Non per far fare bella figura al sindaco, ma alla comunità intera.
Neanche il tempo di passare con parenti e amici la domenica di Sant’Agata, il culto della frazione di Tussillo, che negli anni passati (o meglio fino al 2009) riempiva di festa il paese.
Se c’è qualcuno che va ringraziato, oltre queste straordinarie persone, sono le ditte edili che hanno messo a disposizione le loro attrezzature, gli architetti dell’università che sta “scrivendo” il piano di ricostruzione, che non si sono tirati indietro davanti una pala o un piccone, e soprattutto quei donatori disinteressati che, dopo il sisma, hanno fatto arrivare i mezzi che si stanno usando.
Tutto il resto sono solo circolari, comunicati e chiacchiere.




