CHIETI – Una graffetta metallica è stata trovata nell’addome di una donna durante la medicazione di una ferita che da mesi non riusciva a rimarginarsi.
A raccontare la storia è il quotidiano Il Centro, che spiega come il corpo estraneo sia stato trovato il 28 giugno scorso da un’infermiera del Dipartimento Centro stomizzati del policlinico teatino. I Nas di Pescara hanno avviato un’indagine e acquisito la graffetta rimossa. Intanto è scattata una denuncia alla procura di Chieti, al momento contro ignoti.
La vittima dell’episodio è R.M., 49 anni, di San Giovanni Teatino, affetta da una grave patologia renale e in lista d’attesa per un trapianto.
“Trapianto che purtroppo non potrà essere mai più effettuato – racconta il marito D.C., al giornale – a causa delle complicanze che si sono susseguite dal 2006 ad oggi”.
Questi fatti avrebbero minato profondamente la salute della donna e per le quali non è stato trovato ancora un responsabile.
“I guai di mia moglie sono iniziati nel 2006 – racconta il marito – quando le venne diagnosticata un’insufficienza renale cronica riscontrata al policlinico di Chieti. In attesa di un donatore alla donna venne inserito un catetere per via addominale in modo da agevolare la dialisi. A settembre del 2011 forti dolori addominali costrinsero mia moglie a un intervento di rimozione del catere per il perforamento del colon. Poi altri due interventi chirurgici a otto. Dopo 45 giorni di rianimazione – prosegue – un lento ma lieve miglioramento e le dimissioni dall’ospedale”.
Ma le condizioni di salute peggiorarono e la donna venne sottoposta a un altro intervento, ma questa volta al Careggi di Firenze. Una volta tornata a casa altri problemi di salute con dolori continui e una ferita post operatoria che non riusciva a rimarginarsi.
“Il 28 giugno scorso durante l’ennesima medicazione al Centro stomizzati di Chieti – puntualizza il marito – il ritrovamente del corpo metallico nell’addome di mia moglie”.
L’uomo si chiede come sia stato possibile che, nonostante le ripetute tac, in due ospedali non si siano accorti della graffetta metallica.
“Tutte queste complicanze hanno precluso il trapianto e condannato mia moglie a una vita d’inferno. Il mio desiderio è trovare il responsabile di tutta questa sofferenza che doveva e poteva essere essere evitata”, conclude.
Sull’episodio è scatatta anche una denuncia, al momento contro ignoti, alla Procura di Chieti.



