AVEZZANO – “Metti che perdo la gara?”. “Lo pigli da dietro!”.

Anche con toni crudi, come emerge da queste intercettazioni telefoniche, una donna abruzzese, la marsicana Pierina Chiaravalle, 30 anni, incensurata, era una stretta collaboratrice di Salvatore Buzzi, numero 2 della “Mafia Capitale”, l’associazione criminale che sta facendo crollare la politica romana.

La donna figura tra gli arrestati dell’inchiesta “Terra di mezzo” della procura della Repubblica di Roma che ha travolto la Capitale scoprendo l’esistenza dell’associazione a delinquere di stampo mafioso con 37 arresti e sviluppi ancora imprevedibili.

La donna è originaria di Avezzano e da qualche tempo vive a Roma, dove lavora come dipendente di una società cooperativa coinvolta nell’inchiesta.

Come si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Flavia Costantini, la Chiaravalle viene ritenuta dagli inquirenti una delle persone più vicine a Buzzi, gestore di una rete di cooperative che si occupano di raccolta dei rifiuti, manutenzione del verde pubblico e accoglienza di profughi e rifugiati.

Quest’ultimo è il braccio destro del leader della mafia romana, Massimo Carminati, ex terrorista dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) e già esponente di spicco della banda della Magliana.

Buzzi è, tra le altre cose, socio di Formula Ambiente che ha vinto un appalto per la gestione dei rifiuti a Chieti ed è di proprietà della Cooperativa 29 giugno.

LE ACCUSE

“L’ILLECITO MODALITA’ ABITUALE”

La posizione della Chiaravalle, sul versante della corruzione attiva, viene ritenuta dal gip Costantini “tra quelle più prossime all’operatività del sodalizio, del quale non è stata ritenuta partecipe in ragione dell’elevata soglia probatoria richiesta per la prova del fatto”, difficoltà che le sono valse l’esclusione dalle accuse di associazione mafiosa.

Anche se il giudice ritiene che la “prossimità, tuttavia, in se medesima considerata, è indice di elevata pericolosità sociale”.

Sebbene sia coinvolta solo in due dei reati contestati, per la Costantini “sussistono, e nel massimo grado, le ragioni cautelari” in carcere in particolare per la “fiducia assoluta di Buzzi nei suoi confronti”, un “rapporto che la mette in contatto con Carminati, capo assoluto dell’organizzazione”.

Ulteriore rilevanza ha secondo gli inquirenti la “trama di rapporti che collegano la Chiaravalle a Buzzi, che se per un verso, allo stato, non hanno consentito l’elaborazione di ulteriori incolpazioni, per altro verso connotano di illiceità la condotta dell’indagata”.

Al punto da far pensare “che l’illecito penale sia una modalità abituale di cui egli si avvale nell’esercizio della sua attività economica”.

Il giudice fa anche riferimento a “vicende diverse dai reati a lei contestati,  nelle quali Buzzi condivide con Chiaravalle i suoi contatti illeciti”.

Come quando Buzzi, in merito alla vicenda di Eur Spa, una delle tante ricomprese nella mega inchiesta, in riferimento alla responsabile parchi e giardini per la società, Clelia Logorelli, confessava alla sua interlocutrice abruzzese: “… quella che mi controlla … niente, si è fatta compra’ subito”.

I RAPPORTI NEL COMUNE DI ROMA

Il giudice fa anche riferimento a quando, nel giugno 2013, viene “intercettato un dialogo tra Buzzi e le collaboratrici Piera Chiaravalle e Anna Maria Bufacchi, nel corso del quale i tre interlocutori discutevano di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro ‘amici’ Angelo Marroni o Daniele Ozzimo, sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio”.

I tre proseguivano, come racconta il gip, “parlando del fatto che quasi nessuno dei dirigenti esterni, che il neo sindaco Marino stava cercando di impiegare presso il Comune, stava dando la propria disponibilità in considerazione che lo stipendio da assessore o consigliere ammontava solo a 3.500 euro mensili”.

LE INTERCETTAZIONI

“SE PERDIAMO LA GARA LO PRENDI DA DIETRO”

La complicità tra Buzzi e Chiaravalle riemerge nell’ambito di alcune intercettazioni legate alle indagini sulla turbativa della gara per l’affidamento dell’appalto del servizio di igiene urbana, servizi vari accessori, e fornitura di attrezzature e materiali d’uso per la raccolta differenziata nel Comune romano di Sant’Oreste.

Come in tanti altri incontri, gli inquirenti documentano la consegna di 5.000 euro in contanti presso l’agriturismo riconducibile alla moglie del responsabile del procedimento, l’architetto Marco Placidi.

Quest’ultimo, come contropratita per la propria ingerenza nella gara per la gestione dei rifiuti, avrebbe ricevuto la corresponsione di “altri cinquemila euro”.

Buzzi: giro all’agriturismo
Chiaravalle: all’agriturismo?
Buzzi: sì, se li prende in macchina …inc… 
Chiaravalle: altri cinquemila euro gliè devi?
Buzzi:  e sì, vari incentivi
Chiaravalle: eh
Buzzi:  prendi sotto gara, metti che la perdo?!
Chiaravalle: lo pigli di dietro
Buzzi: …inc… tocca diglielo a mandingo pe menagliè, bum bum …inc… oggi non ce la potrei fare…oggi  me devo sta attento a non fa il prepotente perché posso mena’ chiunque oggi…