L’AQUILA – “Nell’ex cava Teges in località Pontignone a Paganica, frazione del Comune dell’Aquila, dove vengono conferite per il trattamento le macerie post sismiche, il ritmo di lavoro è lentissimo, e il ripristino non è stato nemmeno iniziato”.

La denuncia arriva da Ettore Di Cesare, consigliere comunale di Appello per L’Aquila. 

Secondo il quale “a Pontignone risultano conferite oltre 495.000 tonnellate di macerie, ne sono state trattate 183.000 con un ritmo di 1.174 tonnellate a settimana.

Per un termine di confronto, il Polo progettato (e mai realizzato) a Barisciano per il recupero degli inerti avrebbe una capacità di trattare circa 1.000 tonnellate al giorno.

Una situazione ricorda Di Cesare definita avvilente anche dal vicesindaco Nicola Trifuoggi.
A seguire la dettagliata nota del consigliere comunale.

“Come è noto, all’indomani del sisma – spiega di Cesare – l’amministrazione individuò il sito di Pontignone per il deposito temporaneo delle macerie, premurandosi di affidarne la gestione all’allora proprietario.

Un’operazione sfumata  per l’immediato polverone che si alzò sulla vicenda. Ci sarebbe da chiedersi, in realtà, che fine ha fatto il progetto di ripristino della cava, onere del concessionario, ma questa, forse, è un’altra storia.

Nel 2010 e 2011 arrivarono i decreti del capo della Protezione civile Guido Bertolaso prima e del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi poi, per prorogare l’occupazione del sito e avviare le procedure di esproprio dei due invasi che lo costituiscono – di 700.000 e 300.000 metri cubi ciascuno – in base a un Protocollo d’intesa (dicembre 2010) che ne prevedeva il ripristino ambientale per la realizzazione di un parco. Infine, a dicembre 2012, l’allora soggetto attuatore per la rimozione delle macerie, l’ingegnere Romano, autorizzava l’Asm alle operazioni di recupero delle macerie e di ripristino ambientale dei 2 invasi”.

A Pontignone risultano conferite oltre 495.000 tonnellate di macerie. Ne sono state trattate 183.000 con un ritmo di 1.174 tonnellate a settimana. Per un termine di confronto, il Polo progettato (e mai realizzato) a Barisciano per il recupero degli inerti avrebbe una capacità di trattare circa 1.000 tonnellate al giorno. Il ripristino ambientale, poi, non è stato nemmeno iniziato.

Dove sono gli intoppi? – si chiede Appello per L’Aquila -. Intanto l’impianto di frantumazione non è mai stato acquistato: il relativo bando di gara è stato sospeso perché nei passaggi di governance, i fondi previsti sembrano essere spariti.

Poi non è mai stata prestata alcuna garanzia finanziaria da Asm, condizione inderogabile posta dall’autorizzazione per dare avvio all’attività.

Ma soprattutto fino a quando non sarà disponibile l’invaso 2, tutte le attività verranno svolte all’interno dell’invaso 1, per il quale non sarà possibile avviare il ripristino.

Per questo di cronoprogramma e stati di avanzamento del ripristino ambientale, non se ne parla proprio per il momento.

Infatti nell’invaso 2, interessato da una contaminazione di idrocarburi e mercurio, deve essere attuata la caratterizzazione finalizzata alla bonifica ambientale, già approvata a luglio 2012.
Una situazione – prosegue Di Cesare – nota da tempo e prevista già nel Protocollo del 2010, ma anche qui sembra non esserci copertura finanziaria. Il punto è che, mentre l’iter per la bonifica dell’invaso 2 era al palo rendendo di fatto inutilizzabile quell’area, si è continuato ad accumulare materiale inerte nell’invaso 1, con il risultato che non si sa dove sistemare le macerie trattate, destinate al collocamento definitivo nello stesso invaso 1 per il suo ripristino.

Quando si dice: coordinare tempi e modi delle operazioni – conclude la nota – ben vengano le convenzioni per le macerie degli altri comuni del cratere, allora, ma dovremmo essere prima in grado di gestire le nostre”.