L’AQUILA – “Mi accusano di verticismo? Sono solo strumentalizzazioni di chi vorrebbe che un movimento libero e aperto fosse assoggettato ai suoi voleri!”.

Replica con fermezza, la senatrice aquilana del Movimento 5 stelle Enza Blundo, a un gruppo di attivisti del capoluogo che, per voce di Giorgio Fioravanti, ad AbruzzoWeb hanno criticato duramente il suo operato, accusandola di non condividere le scelte con i militanti, di nominare “a totale discrezione” i propri collaboratori politici, di essersi creata una base ristretta di fedelissimi, definiti ironicamente “blundisti”.

E additata anche per essersi scagliata contro il referendum per ridimensionare l’area Sic (sito di interesse comunitario) di Campo Imperatore sul Gran Sasso, senza condividere questa scelta.

La Blundo, però, non si scompone più di tanto, rivendica la correttezza del suo operato, sottolinea che i cosiddetti “blundisti”, sono in realtà “i tanti e sempre più numerosi cittadini che partecipano alle riunioni e decidono su tutto nella sede di via Fontesecco, dove è attivo anche un info point”.

“Autoreferenziali, e non titolati a lanciare accuse gratuite”, considera gli insorti del gruppo di militanti che la critica.

Di conseguenza, la “cittadina al Senato” nega che il Movimento 5 stelle aquilano sia irrimediabilmente spaccato, tanto da rischiare di portare a candidature autonome e confliggenti alle prossime elezioni comunali, dopo la già magra figura rimediata nel 2012.

E lo fa con un argomento a suo dire inattaccabile: in base alle regole M5s, non è tecnicamente possibile.

“Il simbolo – ricorda infatti la Blundo – è proprietà di chi ricopre cariche istituzionali, non può essere utilizzato da un attivista a sua discrezione. Inoltre nel nostro movimento o la candidatura è unitaria e condivisa opporre semplicemente non si candida nessuno”.

Insomma, gli attivisti ribelli si mettano il cuore in pace: possono liberamente incontrarsi, esprimere critiche, fare iniziative in linea con contenuti e principi del Movimento. Ma in occasione delle scadenze elettorali, chi decide è il Cinque stelle, non loro.

Ovvero gli eletti, che in M5s sono portavoce dei cittadini, con ultima parola fino a ieri del leader Beppe Grillo, che poi ha deciso di fare un passo indietro togliendo il suo nome dal simbolo.

La Blundo replica, poi, con veemenza all’accusa di scarsa trasparenza nella scelta dei suoi collaboratori politici.

Il collaboratore parlamentare Salvatore Ventruto, spiega infatti la senatrice, “è stato scelto in base al curriculum ed è una persona molto competente, visto che svolge questa attività al Senato dal 2010. Prima non lo conoscevo nemmeno”.

I collaboratori politici territoriali Arianna Andretti e Monica Pilolli, prosegue la senatrice, “sono entrambe militanti storiche, e molto preparate, la scelta non l’ho fatta io, a decidere sono stati i meet-up di L’Aquila e Avezzano”.

Il loro contratto a progetto è, però, scaduto, e il loro incarico terminato. Ora la Blundo, come altri parlamentari, si avvale di consulenze di breve periodo e a tema, in base ai progetti di legge e gli argomenti trattati.

L’attuale addetta stampa Carla Liberatore, invece, assicura Blundo “è stata votata dall’assemblea dei cittadini dell’Aquila, dopo un periodo di prova”.

Accalorandosi, la ex esponente del comitato “Cittadini per i cittadini” ricorda, poi, che “dei miei quattro figli maggiorenni, una è emigrata in Belgio, gli altri tre sono in cerca di lavoro, quando a proposito di trasparenza e meritocrazia, al Parlamento c’è chi assume come collaboratori i parenti. Io, invece, come promesso in campagna elettorale e come tutti i cittadini in Parlamento – rivendica – ho finora restituito 100 mila euro”.

Infine la Blundo rivendica la piena legittimità e giustezza delle posizioni politiche assunte. I ribelli contestano in particolare quella sullo sviluppo turistico del Gran Sasso, e contro il referendum che intende restringere l’area Sic.

E ancor prima l‘esposto presentato dalla Blundo nel luglio 2014 su presunte “irregolarità delle procedure adottate nell’emanazione del bando di gara” per l’impianto di risalita delle nuove Fontari. Posizioni “non condivise con nessuno, mai discusse con la base”, come accusato da Fioravanti.

“Sono critiche senza senso – replica la Blundo – la posizione del Movimento 5 stelle è chiaro e condiviso, scritto nero su bianco nel programma elettorale delle Regionali. Noi siamo contro la cementificazione, e per quanto riguarda il referendum, sarebbe stato esercizio di democrazia chiedere ai cittadini quale modello di sviluppo desiderano per le nostre montagne, non di ridimensionare un area Sic, che come noto è stabilita da rigorosi criteri scientifici, ed è decisa a livello di commissione europea, e non può essere cancellata con un referendum”.