ROMA – Il mondo del giornalismo e della cultura italiana piange Antonio Ghirelli, scomparso ieri a Roma all’età di 90 anni.
Aveva un invidiabile curriculum, riporta l’agenzia Asca, di giornalista e scrittore. Anche se di lui si ricordano pure i due anni trascorsi al Quirinale come portavoce del presidente Sandro Pertini (luglio 1978-maggio 1980) e poi quelli a Palazzo Chigi fino al 1987 con analogo ruolo nei confronti del premier Bettino Craxi. Ghirelli, nato a Napoli nel 1922, era giornalista che sapeva passare dalla politica al costume, allo sport che era una grande passione (è stato lui a firmare per primo nel 1954 una ”Storia del calcio in Italia”, Einaudi).
L’esordio giornalistico risale addirittura alle collaborazioni con alcuni periodici dei Guf, la sigla dei giovani universitari fascisti, in particolare con la rivista napoletana ”IX maggio” che era una delle poche testate in quegli anni su cui esercitare la scrittura.
Negli anni giovanili trascorsi a Napoli, Ghirelli aveva stretto amicizie che sarebbero durate una vita intera con alcuni coetanei.
Innanzitutto quella con Giorgio Napolitano (il capo dello Stato lo ha ricordato ieri con particolare affetto, facendo riferimento ad anni giovanili e alla loro consuetudine di ”non perdersi di vita”), poi con intellettuali come Giuseppe Patroni Griffi, Luigi Compagnone, Francesco Rosi, Francesco Compagna e Raffaele La Capria senza dimenticare il sodalizio con Maurizio Barendson che avrebbe confezionato negli anni settanta la prima trasmissione televisiva sportiva di successo (”Novantesimo minuto”).
Dal 1943 in poi, è lunga la lista delle testate con cui Ghirelli ha collaborato. Innanzitutto con la redazione milanese de ”l’Unita”’, poi con ”Milano Sera”, ”Paese Sera”, ”Corriere della Sera”, ”il Mondo”, ”il Globo”, ”l’Avanti” (di cui e’ stato direttore) e una esperienza televisiva al Tg2.
E a conferma del suo essere pure giornalista sportivo non si possono dimenticare le direzioni di ”Gazzetta dello sport”, ”Corriere dello sport” e ”Tuttosport”: caso professionale di direzione, in fasi diverse, dei tre quotidiani sportivi italiani.
Dopo la partecipazione alla Resistenza (ha diretto nel 1942 ”Radio Bologna Libera”, emittente della Quinta Armata statunitense), Ghirelli si era iscritto al Pci che poi avrebbe lasciato nel 1956, anno dell’invasione sovietica dell’Ungheria che avrebbe stroncato la protesta popolare contro il governo comunista.
Da qui la scelta dell’adesione al Partito socialista che non avrebbe piu’ abbandonato.
Scrive a questo proposito Nello Ajello, nel profilo dedicato a Ghirelli che compare oggi su ”Repubblica”, ricordando il giudizio che quest’ultimo aveva dato sul caso di Valter Lavitola, direttore di una discussa edizione del ”l’Avanti!”: ”Cio’ che davvero mi riempie di desolazione in quel giovanotto è la sua insistenza nel presentarsi come socialista”.
Tra i suoi libri, vanno ricordati ”Democristiani. Storia di una classe politica dagli anni Trenta alla Seconda Repubblica”, ”Storia di Napoli” e ”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana” (ultimo volume apparso nel 2008 presso Mondadori).
Il sito online di ”Repubblica” ha ritrasmesso ieri un intervento di Ghirelli del 2009 a una iniziativa politica di Sinistra e libertà, tra le sue ultime apparizioni pubbliche, in cui auspicava l’unificazione della sinistra in un unico partito socialista.
Impossibile, infine, dimenticare l’episodio di cui fu protagonista nel 1980 e che provocò le sue dimissioni da portavoce di Pertini. Un funzionario del Quirinale, mentre Pertini e Ghirelli si trovavano in vista ufficiale a Madrid, aveva diffuso una nota contro Francesco Cossiga accusandolo di aver informato Carlo Donat Cattin che tra gli arrestati di un gruppo terrorista faceva parte anche suo figlio Marco.
Ghirelli, con una lezione di stile, non addossò la responsabilità di quella nota su altri e se ne assunse la responsabilità.



