L’AQUILA – È deceduto all’età di 88 anni, a causa di un male incurabile, l’ex dirigente della Corte di Appello e della Procura della Repubblica dell’Aquila Daniele Galgani. Era originario di Sassa, dove ha vissuto per alcuni anni anche dopo sposato. Successivamente si trasferì con la sua famiglia all’Aquila, con la moglie Lidia e con la figlia Daniela. Il legame con il suo paese d’origine è stato sempre fortissimo e ci tornava appena poteva, soprattutto l’estate in compagnia del fratello Augusto e dei tanti amici che aveva. Nel 2022 ha scritto e pubblicato un interessantissimo libro dal titolo “Sassa”. Una raccolta di ricordi a partire dagli anni quaranta. Ha “riesumato” con affetto e simpatia la fanciullezza vissuta con i suoi amici d’infanzia, oltre ad alcuni simpatici aneddoti di vita paesana e giudiziaria. Parte della sua vita è stata vissuta colma di gioia e di soddisfazioni, cioè fino a prima della prematura scomparsa dell’amatissima unica figlia Daniela, deceduta a causa di un incidente stradale alcuni anni fa.

Come  scrive in una nota Claudio Cucchiella, ex dipendente della Corte, il suo più grande amico che gli è rimasto costantemente vicino per 44 anni, cioè da quando lo ha conosciuto, egli amava spesso ripetere dopo il gravissimo lutto della figlia che lo aveva colpito: “Tiro avanti”; perché quella morte, improvvisa, prematura mai accettata della figlia Daniela, lo aveva fatto precipitare in un baratro di tristezza e malinconia. Qualche anno dopo morì anche la moglie Lidia e rimase solo. Grazie al suo carattere forte, si era abbastanza ripreso in questi ultimi anni, poi l’amore dei pochi amici che gli erano rimasti vicini, come Antonio Verini (deceduto anni fa), Massimiliano Mori e alcuni parenti; in particolare i due unici nipoti Lorenzo e Federica, del genero, avvocato  Claudio Verini; oltre alla signora Giovanna, assunta come collaboratrice domestica, poi, nel corso degli anni diventata anche un suo insostituibile punto di riferimento, per le faccende domestiche e per accompagnarlo soprattutto alle visite in ospedale.

“Sosteneva di essere un fervente cristiano praticante”, dice Cucchiella,”credeva nell’aldilà perché era fermamente convinto che il giorno in cui sarebbe passato a miglior vita avrebbe ritrovato e riabbracciato la sua amatissima Daniela.  In campo lavorativo ebbe molte soddisfazioni. Vinse il concorso da cancelliere nel 1962 ed ebbe come prima destinazione la Pretura di Atessa (CH) dove rimase fino al 1965. Dopo alcuni anni fu trasferito alla Corte di Appello di L’Aquila dove lavorò fino al 1990. Successivamente fu chiamato a dirigere la Procura della Repubblica del capoluogo fino al raggiungimento della pensione, che volle festeggiare in un noto ristorante aquilano insieme alla sua famiglia, agli amici più cari, agli impiegati ed alcuni magistrati del Palazzo di Giustizia aquilano. Stimato dai giudici per la sua preparazione e signorilità, nonostante i proverbiali scontri verbali con loro, spesso in difesa del personale giudiziario. Amato come pochi da tutti i lavoratori della giustizia con il quali aveva instaurato un meraviglioso rapporto di reciproco rispetto. Con il suo comportamento era riuscito ad abbattere quelle barriere formali che sono spesso causa nei vari uffici di incomprensioni e malcontento. Con il suo modo di fare riusciva a ottenere il massimo impegno e rispetto da tutto il personale giudiziario e dagli avvocati.  Egli non guardava molto alla forma, ma alla sostanza; pretendeva i risultati, risultati che arrivavano puntualmente perché dava piena fiducia ai tutti i suoi collaboratori”.

“Daniele Galgani è stato davvero il dirigente di una volta. Intelligente, comunicativo, professionalmente preparato, ha attraversato l’epoca della trasformazione delle cancellerie, imparando personalmente il passaggio delle funzioni quasi esclusivamente paragiurisdizionali a quelle di dirigente amministrativo.  Dotato di molteplici responsabilità organizzative e gestionali; tanto che la Corte di Appello fu il primo ufficio giudiziario in Italia ad utilizzare, il primo programma informatico per la gestione della nomina dei presidenti di seggio elettorali, dando piena fiducia al suo collaboratore più stretto che lo realizzò e lo mise in pratica. Profondo conoscitore dell’animo umano, ha saputo chiedere ed ottenere dagli altri il meglio delle attitudini individuali, valorizzando di ognuno le capacità professionali e conseguendo, contemporaneamente, la piena efficienza dell’ufficio”.

“Capace di unificare la sua esperienza lavorativa, è riuscito ad aggiungere elementi nuovi a quelli già acquisiti, senza mai dimenticare il suo passato, le sue origini di cui andava fiero e di cui conservava l’attualità della memoria; così è passato dall’amata e spuntata matita all’informatizzazione dei servizi; ma soprattutto ha voluto sempre considerare il personale del suo ufficio non come “risorsa umana” da impiegare, ma come potenziale gruppo di amici con cui spendersi e rinnovarsi. Lo ha fatto con un linguaggio diretto, spesso fortemente colorito che gli è stato peculiare, perché espressione della franchezza sincera che sempre lo ha contraddistinto. La funesta notizia della scomparsa è piombata all’improvviso presso gli uffici giudiziari come il classico fulmine a ciel sereno, lasciando un senso di tristezza, di rassegnazione e impotenza presso tutti coloro che lo conoscevano, che gli volevano bene e lo stimavano per le qualità umane e professionali”.

I funerali di Galgani ci saranno mercoledì 20 novembre alle ore 15,00 alla chiesa di Cristo Re (villa  Comunale).