L’AQUILA – La Curia arcivescovile dell’Aquila affretta i tempi per la sostituzione in alcuni incarichi-chiave di don Vito Isacchi, il sacerdote parroco della frazione di Assergi e titolare di altre deleghe finito nella bufera per una storia d’amore con una donna sposata, scoperta e denunciata dal marito tradito a Roma, fatto avvenuto prima dell’approdo nel capoluogo.

Una relazione che, secondo una lettera dei legali dell’uomo, sarebbe continuata perfino dopo il percorso di riabilitazione intrapreso con il trasferimento in Abruzzo grazie alla firma di una convenzione triennale che sta per scadere a fine anno.

Anche e soprattutto per questo impazza il toto-nomine e, secondo quanto appreso da AbruzzoWeb da fonti interne all’Arcidiocesi, sarà don Oreste Stincone il nuovo cerimoniere arcivescovile nonché direttore dell’ufficio liturgico mentre circolano altri nomi per gli altri incarichi.

Il nuovo incaricato sarebbe già all’opera per ricevere le consegne da don Isacchi: una premura resa necessaria dal fatto che incomba, mancano meno di venti giorni, l’inizio della 723ª Perdonanza Celestiniana, l’annuale giubileo aquilano.

Gli esperti delle cose curiali fanno notare che, comunque, al termine di questo “valzer” di nomine che coinvolge Stincone e anche altri nomi, pur cambiando di fatto le persone, rimarrà preponderante tra i collaboratori dell’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, una presenza di persone che erano molto vicine all’ex vescovo ausiliare del capoluogo, monsignor Giovanni D’Ercole, all’epoca della sua permanenza aquilana dal 2009 al 2014.

Fuori dai giochi, invece, e neanche questa è una novità, tutti gli stretti collaboratori riconducibili al predecessore di di Petrocchi, monsignor Giusppe Molinari, confermando una linea adottata dal nuovo presule fin dalla sua venuta all’Aquila, nel 2013.

Isacchi è finito al centro dell’attenzione dopo la pubblicazione di una sentenza del tribunale di Roma che certifica l’adulterio tra lui e una donna romana, condannandola a risarcire 15 mila euro al marito che aveva denunciato entrambi.

Tra gli incarichi che ha dovuto lasciare, quello di segretario particolare del vescovo, direttore dell’Ufficio liturgico, presidente della Commissione liturgica diocesana, componente del comitato Perdonanza e amministratore parrocchiale di Assergi, Poggio Picenze e, prima ancora, Barisciano.

IL RITORNO DI STINCONE

Nel maggio 2003 don Stincone entrò in forte polemica con Molinari e si dimise da rettore del seminario, da cerimoniere arcivescovile, da direttore dell’ufficio liturgico e da assistente del Serra Club, movimento laico legato alla Chiesa per la promozione delle vocazioni.

Rimasto ai margini fino all’arrivo di Petrocchi, fu nominato delegato arcivescovile per i religiosi nel 2013, sotto indicazione dell’allora vescovo ausiliare.

Tra le altre cose, Stincone dovrebbe tornare a ricoprire sia l’incarico di assistente spirituale del Serra Club sia quello di cerimoniere.

LE ALTRE NOMINE

L’uscita di Isacchi darà il via a un’ulteriore girandola di nomine. Il giovane don Federico Palmerini, pur rimanendo vice parroco della parrocchia universitaria San Carlo Borromeo, sarà il nuovo segretario arcivescovile.

Don Artur Sidor, parroco di San Marco di Preturo, ritenuto molto vicino all’arcivescovo Petrocchi, diverrà direttore dell’ufficio catechistico e nuovo rettore del santuario diocesano San Giovanni Paolo II, ovvero la chiesetta di montagna alla Jenca che era cara al papa polacco.

IL FUTURO DI ISACCHI

Proprio D’Ercole, tra l’altro, è stato la guida spirituale di Isacchi nel suo “percorso di discernimento vocazionale” intrapreso dopo la scoperta della relazione con la donna oggi tornata di attualità per capire se rimanere nella Chiesa oppure lasciare gli abiti talari.

Isacchi è giunto in Abruzzo nel gennaio 2015 dopo la firma di una convenzione tra monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, lo stesso Petrocchi, per esercitare per un triennio il ministero pastorale a servizio della Comunità ecclesiale aquilana.

Dopo il polverone mediatico che lo ha coinvolto, l’arcivescovo, per ragioni “di opportunità pastorale” lo ha sostituito negli incarichi che rivestiva a livello diocesano, tra cui quello di suo segretario particolare, mentre lo ha invitato a mantenere, per il momento, le attività nelle comunità parrocchiali “al fine di assicurare continuità ministeriale”.

Un modo, insomma, per tenerlo fuori dalle stanze principali della Curia fino alla scadenza della convenzione, che si concluderà a fine anno, quando Isacchi tornerà a Bergamo o forse verrà trasferito ad Ascoli Piceno, ossia proprio da D’Ercole. (alb.or. – b.s.)

ADDIO ANCHE ALLA PARROCCHIA DI ASSERGI

Don Vito Isacchi, il sacerdote bergamasco finito nella bufera per una love story con una donna sposata, scoperta e denunciata dal marito tradito nel 2008 a Roma, si è dimesso anche dall’incarico di parroco di Assergi (L’Aquila).

Da domani sarà sollevato da quel ruolo dopo che l’arcivescovo metropolita del capoluogo, monsignor Giuseppe Petrocchi, ha accettato la sua stessa istanza.

Lo fa saoere in una nota l’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali della Curia aquilana, diretta da don Claudio Tracanna.

Giunto all’Aquila dopo la riabilitazione seguita all’adulterio, certificato nella sentenza con cui il tribunale di Roma ha condannato la sua amante, Isacchi si era già dimesso dai prestigiosi incarichi che rivestiva, tra cui quello di cerimoniere, cioè segretario particolare di monsignor Petrocchi, componente del Comitato Perdonanza e rettore del santuario San Pietro della Jenca, alle pendici del Gran Sasso, caro a Giovanni Paolo II, a cui è intitolato.

La decisione del sacerdote, la cui permanenza in Abruzzo si concluderà a fine anno, stando alla convenzione tra le Curie aquilana e di Bergamo, sarebbe maturata in seguito alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Centro dai legali del marito tradito, che hanno chiesto alla Chiesa di punirlo per aver violato il voto di castità, secondo cui ci sarebbero prove di incontro proprio all’Aquila tra don Vito e la donna, condannata dal tribunale di Roma al risarcimento di 15 mila euro al marito per violazione della fedeltà.

Nella nota della Curia, questa circostanza viene respinta. “A seguito delle dichiarazioni riportate oggi su un quotidiano locale, don Vito Isacchi, ritenendo tali affermazioni lesive della verità dei fatti, ha chiesto all’arcivescovo, monsignor Petrocchi, di essere sollevato anche dagli incarichi a livello parrocchiale, che manteneva temporaneamente (“per il momento”, si legge nel precedente comunicato stampa)”, scrive la curia.

“Tale esigenza scaturisce dalla volontà di fare piena chiarezza sull’accaduto e dal desiderio di non coinvolgere la Comunità ecclesiale nella dolorosa vicenda che lo riguarda”, si precisa ancora.

Dopo un’accurata riflessione, Petrocchi ha ritenuto di accogliere l’istanza di Isacchi, che, di conseguenza, dal prossimo 7 agosto sarà esonerato dal servizio pastorale nelle parrocchie che gli erano state affidate.