L’AQUILA – Sarebbe stato il sindaco dell’Aquila, oggi dimissionario, Pierluigi Biondi, il primo a mettersi di traverso in relazione all’ingresso nella giunta regionale di Gianluca Zelli, e dunque a tradire il patto pre elettorale di cui lui stesso si era fatto garante, tra Marco Marsilio, che poi sarebbe stato eletto presidente, e l’imprenditore pescarese fondatore di Azione Politica, la lista civica che ha concorso alla vittoria del centrodestra il 10 febbraio scorso.
Sarebbe stato il primo cittadino, più che il governatore di Fratelli d’Italia, a rompere l’intesa per “trasferire” l’assessorato destinato ad Azione Politica a Fratelli d’Italia e in particolare all’ex vice sindaco dell’Aquila Guido Liris, fortemente sostenuto da Biondi, eletto in Consiglio regionale con una performance di circa 6.200 voti. Questo per avere un ritorno politico per un territorio nel quale Fdi ha ottenuto il 14 per cento.
È il retroscena in relazione alla prima grana nella maggioranza di centrodestra che ha trionfato alle regionali del 10 febbario scorso che emerge nella settimana coincisa con la seduta d’insediamento del Consiglio regionale, una grana sfociata nella uscita dalla coalizione di Azione Politica per bocca di Zelli e con la permanenza nel centrodestra dell’unico consigliere eletto, l’aquilano Roberto Santangelo, che per questa scelta è stato deferito dal movimento civico.
Sarebbe stato proprio il sindaco a convincere Santangelo, con una storia in Alleanza Nazionale e consigliere comunale dell’Aquila della civica L’Aquila Futura, ad accettare la vice presidenza del Consiglio regionale e a prendere le distanze da Zelli.
Una operazione che era stata già chiusa all’insaputa del leader di Azione politica nel momento in cui è stata decisa la Giunta nella riunione dell’Aquila a palazzo Silone quando Zelli ha lasciato polemicamente il tavolo perché non gli era stato offerto nulla per la sua formazione che ha preso il 3,47 per cento dei consensi.
In Azione Politica sono convinti che contro la civica e Zelli è stata lasciata una vera e propria opa ostile, come le offerte pubbliche di acquisto di una società che ricevono la contrarietà del consiglio d’amministrazione.
Altro retroscena che emerge è che per ammorbidire la posizione dell’imprenditore pescarese, al patron della Humangest direttamente il leader nazionale di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, avrebbe offerto una candidatura alle elezioni europee. Dopo lo strappo nel summit in cui si sono decise le deleghe, sarebbe stato invece Marsilio a chiudere la partita con Santangelo con l’offerta di quell’incarico definito senza troppi giri di parole “di compensazione”.
Un’interlocuzione che ha tagliato fuori il leader di Azione Politica, che l’indomani in una conferenza stampa di fuoco non ha risparmiato infatti critiche sia a questa scelta di relazionarsi con l’eletto e non con il vertice del movimento, sia a Biondi e Marsilio, usando parole durissime in particolare nei confronti del governatore. Anche se successivamente in seno al movimento si sono ricostruite anche le azioni di Santangelo che ha pranzato con Zelli rassicurandolo sulla sua posizione, per poi smentirsi nel pomeriggio tagliando i ponti con la lista che lo ha portato alla elezione.
Facendo un passo indietro, occorre ricordare come in occasione di un incontro a Stiffe, borgo a un tiro di schioppo dalla sua Villa Sant’Angelo (L’Aquila) – e anche la scelta del luogo non appare insignificante – Biondi ha suggellato un accordo tra Zelli e Marsilio che prevedeva che l’assessorato esterno andasse ad Azione Politica e in particolare al suo coordinatore. Lo ha svelato pubblicamente Zelli senza essere smentito dagli altri due protagonisti.
Quella che il centrodestra ha lanciato con l’elezione di Santangelo a vice presidente del Consiglio regionale, viene percepita come un’azione ostile e premeditata nei confronti di Azione Politica, che dopo due anni di lavoro sul territorio, apertura di circoli, adesioni in tutte le province, un primo banco di prova alle comunali di Teramo e il risultato lusinghiero alle regionali, condito da ingenti investimenti economici, si ritrova con un consigliere eletto che però appare del tutto incontrollabile, tanto che l’organismo di garanzia del movimento ha provveduto al suo deferimento.
All’interno di Azione Politica il malumore è palpabile, l’accusa che viene rivolta a Santangelo è di aver condotto un doppio gioco, anche con la regia del fratello Salvatore, impegnato in politica prima di lui nell’area di centrodestra, ex vice presidente della Gran Sasso acqua, a lungo consulente dell’ex sindaco di Roma Alemanno per poi concentrarsi sull’impegno intellettuale, che ha buoni rapporti con tutti i leader della coalizione. La militanza “attiva” nel centrodestra della famiglia è completato dalla sorella di Roberto e Salvatore, Alessandra, che è presidente dell’azienda farmaceutica partecipata al Comune dell’Aquila.
Il punto sarebbe quindi stato tenuto da Biondi: Marsilio, in fase di trattative per la composizione della giunta, non sarebbe apparso contrario alla nomina di Zelli, e persino la Lega avrebbe fatto un passo indietro sulla richiesta dell’assessore esterno, se questo fosse stato appannaggio del leader di Azione Politica.
Piuttosto Biondi, che doveva incassare dopo un risultato elettorale lusinghiero soprattutto all’Aquila, si sarebbe imposto affinché il suo Fratelli d’Italia avesse un assessore, nonostante esprimesse già il presidente.
Così, a effetto domino, si è avuto il risultato di una giunta composta da un assessore meloniano, uno di Forza Italia e quattro della Lega, irremovibile sul vice presidente e, a quel punto, sull’esterno.
Una puzzle, peraltro, già composto all’insaputa di Zelli, quando i coordinatori dei partiti si sono presentati all’incontro, nella sede della Giunta di Palazzo Silone, all’Aquila, ponendo sul tavolo un esecutivo preconfezionato che non poteva prevedere la poltrona per il leader di Azione Politica.



