L’AQUILA – “Una presenza decisiva”. Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha commentato la visita del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un secondo dopo che si era chiuso lo sportello dell’auto che riporta il presidente al Quirinale.

Un Cialente che si è commosso più volte nel corso della santa messa di oggi, e che ora si sente di affermare che L’Aquila è tornata “una grande tragedia nazionale”. A Napolitano ha chiesto “che l’Italia si stringa dopo due anni di nuovo attorno all’Aquila”, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiede “un rapporto ancora molto stretto tra le istituzioni locali, la struttura commissariale e i vari ministeri del governo”.

A conclusione del secondo anniversario della tragedia, il primo cittadino inoltre afferma che “la ricostruzione delle case ‘E’ deve partire” e “non ci saranno rinvii sulla scadenza del 30 giugno” per presentare i progetti.

Un appello anche al presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: “Entrambi portiamo una croce più grossa degli altri, ma dobbiamo forzare più situazioni”.

Sindaco, come valuta questa visita di Giorgio Napolitano?

Una presenza decisiva. A parte la presenza della gente, veramente questa presenza rinnova un po’ la centralità della vicenda aquilana rispetto all’Italia.

L’Aquila è tornata tragedia nazionale?

Sì, torna una grande tragedia nazionale. Senza ancora soluzioni, con un cammino in salita, appena intrapreso, e che, ora, è diventato una scalata a una parete di terzo grado. Importanti quindi le presenze sia del presidente della Repubblica che quella del governo con il sottosegretario Letta, che sta seguendo in questo momento con rinnovato vigore queste vicende.

Anche sul piano tecnico.

È vero. Credo che ci sia bisogno di un’estrema umiltà per capire che dobbiamo affrontare una serie di questioni complicatissime. Ogni giorno, come si affronta un problema e se ne vede la soluzione, immediatamente se ne aprono altri due o tre nuovi. D’altronde non abbiamo precedenti per molte questioni.

La ricostruzione delle “E” ora deve partire.

Le “E” devono partire e non ci saranno rinvii per quelle della periferia sulla scadenza del 30 giugno. Anzi, con una lettera ho chiesto mille alloggi ristrutturati per Natale. Con un impegno grosso sia della filiera, sia del Comune, sia delle imprese è un risultato possibile. Non possiamo pensare di far passare agli aquilani un altro Natale negli alberghi o nelle caserme. È inaccettabile.

Che cosa ha chiesto al presidente della Repubblica?

Che l’Italia si stringa dopo due anni di nuovo attorno all’Aquila, prendendo atto di quello che si è fatto all’inizio, quello che si è cercato di fare nel 2010, quello che non si è fatto e quello che si dovrà fare, che è ancora la maggior parte del lavoro.

Che cosa cambierà nella governance della ricostruzione?

Abbiamo cambiato metodo di lavoro. Pari grado, pari ruolo, pari capacità di proposta tra gli Enti locali e la struttura commissariali.

Che cosa vuole dire a Chiodi oggi?

Con Gianni ci diciamo spesso che abbiamo una croce più degli altri da portare avanti. Il discorso è che dobbiamo un po’ trovare più coraggio secondo me in alcuni atti. Sarei per forzare alcune situazioni perché siamo ancora in una grande emergenza. Credo che il Paese potrebbe capire ancora qualche deroga rispetto alla normativa su vicende decisive.

Parlo di alcuni edifici pubblici strategici e parlo soprattutto dell’edilizia residenziale pubblica, perché avere mille appartamenti sui quali potremmo intervenire come fatto sulle scuole e non poterlo fare vuol dire avere ancora migliaia di persone negli alberghi.

La ricostruzione è ancora troppo lenta?

Sento molto parlare di questo ‘miracolo giapponese’ dell’autostrada rifatta dopo sei giorni. Qui c’è stato un miracolo ancora più grosso: abbiamo restituito le scuole a 17.800 ragazzi del ‘cratere’, rimettendone in piedi circa 45, che avevano danni anche gravi, e costruendone di nuove, tutto in 65 giorni. Questo è stato un miracolo del Paese. Vuol dire che se riusciamo a fare le cose corrette, anche sorvegliandoci a vicenda, in estrema urgenza, siamo i più bravi in assoluto.

Le risulta che molte società immobiliari stiano comprando decine di case in centro e finiranno per influenzare notevolmente la ricostruzione?

A me non risulta, anche se mi è giunta questa voce. Se qualcuno lo sta facendo probabilmente lo fa con un po’ di vergogna, perché la parola d’ordine qui è di mantenere L’Aquila agli aquilani.

Qual è il suo messaggio al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?

Quello che gli ho già dato al telefono quindici giorni fa, che il 2010 è stato un anno in cui il governo è stato meno presente qui e invece questa è una fase in cui deve esserci ancora un rapporto molto stretto tra le istituzioni locali e la struttura commissariale e i vari ministeri del governo. In fondo la struttura tecnica di missione quando era nata era stata pensata così, con la presenza di 15 alti funzionari di tutti i ministeri interessati. Credo di aver ottenuto questa cosa, spero di poter guardare con più serenità al futuro anche se oggi è un giorno molto duro.

Con il decreto “milleproroghe” si aspetta altri aiuti economici?

C’è da sciogliere il nodo del miliardo di euro per la ripresa del tessuto socio-economico dell’intero Abruzzo e in modo particolare dell’Aquilano che è completamente bloccato. Sul sagrato di Collemaggio ho parlato di questo con Letta, e ne riparleremo.