L’AQUILA – Il Tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso dei genitori del liceo “Cotugno” dell’Aquila contro la riapertura di una scuola che ritengono sismicamente insicura, ma l’istituto resterà aperto almeno fino al prossimo 5 aprile, quando il collegio dei giudici dovrà confermare il provvedimento cautelare urgente di oggi del presidente, il magistrato Antonio Amicuzzi.

Solo a quel punto verrà fissata l’udienza di merito che farà slittare ancora la possibile chiusura obbligatoria della scuola. Se nel frattempo la Provincia non troverà alternative, quindi, anche dopo aprile gli studenti potrebbero rimanere in quel plesso, con la differenza, però, di una piena responsabilità dell’ente pubblico in caso di guai.

Facile attendersi, perciò, una scelta diversa, anche se non imposta dal Tar, nei prossimi giorni o settimane.

Il sindaco, Massimo Cialente, che però non ha responsabilità trattandosi di edificio provinciale, ha già evocato il ritorno dei doppi turni come quelli già svolti alle Industriali tra febbraio e marzo.

Tuttavia, la vera ipotesi su cui si starebbe lavorando, già paventata nei giorni scorsi in incontri che hanno visto coinvolta anche la Regione Abruzzo, è un trasferimento nella ex fabbrica Optimes che ha già ospitato nel post-sisma del 2009 la facoltà universitaria di Ingegneria.

Sgradita a Cialente, l’ipotesi Optimes è stata tuttavia votata a maggioranza dal Consiglio comunale, a seguito di un ordine del giorno di Appello per L’Aquila che vogliamo. E resta anche la chance più gradita ai genitori.

Il quadro emerge dall’analisi fatta “a caldo” ad AbruzzoWeb del provvedimento di due pagine emesso oggi dal tribunale amministrativo da uno dei legali proponenti, Rosario Panebianco, particolarmente coinvolto nella vicenda dato che è anche genitore di un alunno che frequenta il “Cotugno”.

“Vista l’urgenza estrema, nel ricorso avevamo chiesto che il provvedimento venisse adottato dal presidente, quindi un decreto monocratico da confermare, poi, in sede collegiale, cosa che avverrà il prossimo 5 aprile – spiega – Oggi abbiamo un accoglimento monocratico della cautela, ad aprile il collegio potrebbe in teoria anche rigettarla”, e anche se questo viene ritenuto improbabile fa capire l’estrema incertezza del quadro giuridico.

“La scuola non chiuderà domani – conferma l’avvocato Panebianco – l’unico effetto immediato è quello di responsabilizzare la Provincia: il presidente del Tar dice due cose, primo che c’è un’esigenza di salvaguardia di alunni, docenti e dipendenti; secondo, che le argomentazioni sono tali per cui l’edificio non è sicuro, ma non si può interrompere dall’oggi al domani l’attività didattica”.

“Gli effetti sospensivi sono per così dire sospesi finché la Provincia e altri enti non trovano una soluzione alternativa, la Provincia potrebbe anche assumere il rischio su di sé e se non trova un’altra ipotesi nulla cambia – ammette – Certo, ora se accadesse qualcosa la responsabilità sarebbe totalmente a carico del presidente Antonio De Crescentiis”.

C’è anche un altro caso possibile, ovvero che il 5 il collegio ritenga trattata compiutamente la questione, in quel caso ci sarebbe una “sentenza semplificata di merito”. Ma è molto più probabile la conferma di questo provvedimento cautelare che lascerà la Provincia senza obblighi precisi ma sottoposta a una “moral suasion” fortissima sul non continuare a utilizzare l’immobile contestato.

A dispetto di questi dubbi sul futuro, per il legale “la soddisfazione comunque c’è, perché le argomentazioni portate al presidente sono state accolte tutte, dall’altra parte giustamente il Tar ha garantito anche la continuità della scuola. Non mi fa piacere, come padre, che i nostri ragazzo continuino ad andare lì a lezione, ma non mi avrebbe fatto piacere neanche se il Tar avesse chiuso la scuola senza alternative”.

I genitori degli alunni del “Cotugno” avevano chiesto la sospensione del provvedimento adottato lo scorso 8 marzo dalla Provincia che dispone la parziale riapertura all’uso scolastico dell’edificio di via Leonardo da Vinci, eccezion fatta per i corpi “F” e “G”, ancora interdetti per motivi di sicurezza.

L’edificio, era stato evidenziato dai ricorrenti, presenta preoccupanti aspetti di vulnerabilità sismica, e risulta non verificato all’analisi statica, ovvero ai carichi permanenti e alle altre azioni di servizio. Timori fondati, hanno sentenziato i giudici amministrativi.

Dopo le forti scosse di metà gennaio gli studenti hanno avviato una mobilitazione che li ha visti scendere in piazza a centinaia sotto lo slogan #sicuridamorire.