L’AQUILA – Una conviviale elettorale che potrebbe significare un clamoroso cambio di campo politico con uno dei partiti che va per la maggiore.
Il protagonista è un personaggio che con la politica ha dimestichezza, nel senso che ha avuto ruoli importanti ma anche più casacche: Ferdinando Di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila, ed ex senatore del Partito democratico della sinistra (Pds).
Come riferito da professori aquilani e romani, Di Orio, al ristorante Cuccurucu di Roma, avrebbe organizzato una conviviale invitando tra gli altri vari docenti di Tor Vergata e medici di strutture private.
Un evento in favore della nipote Barbara Mannucci, 36 enne, ex deputata del Popolo delle libertà, oggi responsabile nazionale donne del partito Noi con Salvini, e ricandidata non eletta con la Lega nel collegio uninominale Roma 5 Torre Angela.
Un esponente di primo piano della Lega romana, che ha fatto parlare di sé in campagna elettorale, per frasi shock in tema di accoglienza degli immigrati, tipo quella in cui ha paventato per loro addirittura “una castrazione chimica preventiva”, come sicuro deterrente delle violenze sessuali. Per poi giustificare anche un raid punitivo nei confronti di un marocchino molestatore, osservando che “un po’ di sane botte non fanno mai male a nessuno”.
La Mannucci è stata a L’Aquila in occasione della costituzione del gruppo consiliare dei salviani in Consiglio comunale, all’indomani delle elezioni vinte dal centrodestra.
Solo cortesia e affetto nei confronti di una parente in corsa per il parlamento, quella di Di Orio, o una sua salita sul “carroccio” di Salvini e della Lega, formazione politica che viaggia con il vento in poppa. Nel caso le trattative si svolgerebberio nei tavoli romani, più che in quelli abruzzesi.
Va ricordato a tal proposito, che Di Orio ha alle spalle una lunga carriera politica, iniziata da giovanissimo nel Movimento sociale italiano, proseguita nella Democrazia cristiana; a capo del sindacato Cisl Università. Di Orio si è poi avvicinato a Mario Segni, contribuendo alla nascita di Alleanza Democratica. Nel 1994 è stato eletto al Senato con il Partito Democratico della Sinistra, bissando la rielezione nel 1996. Sempre con il Pds, nel 1998, è diventato consigliere comunale all’Aquila. A seguire un avvicinamento all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ed anche un dialogo con Rifondazione Comunista.
Poi Di Orio è salito alla ribalta delle cronache per il lungo scontro nelle aule dei tribunali, a colpi di denunce reciproche con il professore dello stesso Ateneo Sergio Tiberti.
A seguito di u processo partito proprio da una denuncia di Tiberti, Di Orio è stato condannato a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici da parte del tribunale di Roma per induzione indebita a dare o promettere utilità (l’ex concussione),
L’ex rettore è stato dunque sospeso dall’ateneo dall’insegnamento accademico e dallo stipendio per la legge Severino.
A gennaio scorso Il tribunale di Rieti ha poi condannato a 4 mesi di reclusione Di Orio, assieme all’ex sindaco di Antrodoco (Rieti), Maurizio Faina, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato, per la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio con destinazione verde pubblico al costo di 15 mila euro, 3,40 euro al metro quadrato, per costruire un’abitazione prefabbricata da 400 metri quadrati in seguito alla perdita della casa per il terremoto del 2009.
Certo è che la nipote è davvero lontana anni luce da quello che stato il credo politico Di Orio.
Mannucci, in campagna elettorale, a Radio Cusano campus è arrivata infatti ad ipotizzare la soluzione della “castrazione chimica preventiva per gli immigrati”.
“Accoglienza per gli immigrati? – ha dichiarato la candidata – No, non vi accolgo, ve ne tornate nel Paese vostro Se invece si stratta di veri rifugiati politici, appena arrivano in Italia, è necessaria per loro una castrazione chimica preventiva: quando entrano nel nostro Paese, si dà loro la pasticchetta e li si castra subito, ancora prima che possano fare qualcosa. Così, sapendo quello a cui sono destinati, non vengono in Italia e se ne vanno da un’altra parte o restano al Paese loro”.
E ha poi rincarato la dose, commentando un recente fatto di cronaca: “Nel Salernitano c’è stato un raid punitivo contro un marocchino che aveva molestato una ragazzina. Hanno fatto bene. Ci sono state sassaiole e colpi di pistola? Vabbè, un po’ di sane botte non fanno mai male a nessuno, così se le ricordano”.
E ancora: “Io ho un figlio maschio, ma se avessi una figlia femmina e se qualcuno la toccasse o molestasse per strada, prima di chiamare la Polizia, quel molestatore avrebbe a che fare con me, coi miei parenti, coi miei amici, con tutti”.
Laureata in Lettere con indirizzo cinema e comunicazione presso l’università degli Studi Roma Tre, come detto Mannucci è stata giovanissima deputata della Repubblica nella XVI legislatura.Si è occupata soprattutto di temi legati al mondo del lavoro, dell’infanzia e della tutela dell’ambiente. Ha lavorato anche presso l’ufficio cerimoniale del Magnifico Rettore dell’università Roma Tre, e in organizzazioni no profit che si occupano di creazione di eventi culturali, in campagne pubblicitarie , promozionali ed elettorali. Nel 2009 è stata relatrice in Parlamento di due nuove figure di reato, la sottrazione di minore e il sequestro di minore. (f.t.)




