L’AQUILA – Una lettera inviata al prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, e al procuratore regionale della Corte dei Conti, Bruno Di Fortunato.
A spedirla è Gianluca Museo, presidente dell’associazione “Gran Sasso 360”, che riunisce alcuni operatori turistici del bacino di Campo Imperatore, preoccupato per la “grave situazione del turismo invernale del Gran Sasso”.
Da alcune settimane è in corso un pressante botta e risposta tra l’associazione, il Centro turistico del Gran Sasso (la società ex municipalizzata che gestisce gli impianti di risalita e la funivia) e rappresentanti delle istituzioni: al centro delle polemiche proprio i lavori di manutenzione straordinaria della funivia che, per la loro complessità (si tratta di un intervento ventennale), rischiano di prorogarsi nel tempo e far slittare l’inizio della stagione sciistica e turistica.
LE CONDIZIONI PER LA STAGIONE
“Perché la stagione invernale sul Gran Sasso si possa svolgere – scrive Museo, avvocato di professione, ma appassionato di sci e montagna – sono necessarie due condizioni: i lavori di revisione della funivia e la predisposizione delle strutture ricettive e di servizi”.
“Se manca uno solo di questi due elementi – prosegue – non sarà possibile svolgere la stagione invernale a Campo Imperatore. Infatti, per poter funzionare la funivia ha bisogno degli alberghi, per motivi di sicurezza e di servizi, e gli alberghi hanno bisogno della funivia: altrimenti che senso ha andare sul Gran Sasso con la neve?”.
“Ora – sottolinea Museo – gli albergatori e i fornitori di servizi sono pronti, ma devono poter stipulare contratti con il personale e fornitori entro la fine del mese. Della funivia cosa si sa? Che la revisione ancora non inizia e siamo quasi ad ottobre!”.
Di qui la richiesta di chiarimenti da parte di Comune e Centro turistico sulle prospettive di una stagione che rischia di partire in ritardo se non, addirittura, di saltare.
”LA FUNIVIA RIAPRE O NO?”
“Il concetto – sostiene Museo – è semplice. Comune e Centro turistico devono assumersi la responsabilità di dichiarare oggi se la funivia riaprirà oppure no, altrimenti non potranno pretendere a dicembre che le strutture turistiche aprano “per forza”, poiché a quel punto le stesse non potranno più farlo, anche volendo (e lo vogliono), poiché non potranno più procurarsi gli approvigionamenti e il personale necessario. Probabilmente, invece, dovranno farsi carico dei danni che già si stanno avvertendo”.
“Qualcuno – secondo il presidente dell’associazione “Gran Sasso 360” – deve assumersi questa responsabilità come si è assunta quella di ritardare l’iter per la manutenzione di ben 12 mesi, malgrado ci fossero soldi (3,5 milioni dalla Protezione civile), progetto (donato) e permessi, portando la situazione prossima al collasso. Non si tratta di ottimismo o pessimismo, come dice il vice sindaco Giampaolo Arduini eludendo queste domande. Si tratta di lavoro, organizzazione e responsabilità”.
Il 30 agosto scorso è stato presentato dal presidente del Centro turistico del Gran Sasso, Vittorio Miconi, al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente il bando per la privatizzazione degli impianti sciistici del Gran Sasso, altra chiave di volta per lo sviluppo del comprensorio sciistico aquilano, mentre è di 150 giorni il tempo massimo garantito dalla ditta vincitrice dell’appalto (tecnicamente detto “integrato”) per la revisione della funivia.
Da una quindicina di giorni è scaduto il mandato del cda dell’azienda che sarà rinnovato entro la prossima, al massimo entro la seguente, settimana. Scade oggi, 17 settembre, infatti, il termine per la presentazione delle domande con le proposte di candidatura.
I 3,5 MILIONI DELLA PROTEZIONE CIVILE
Si tratta di opere complesse per la messa in sicurezza e l’adeguamento ai nuovi standard della struttura realizzata negli anni ’30: sostanzialmente sarà come realizzare un nuovo impianto. Per i costi, lo scorso anno, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, la Protezione civile stanziò 3,5 milioni di euro proprio per i lavori di revisione straordinaria che però, proprio alle problematiche legate al post sisma, non furono eseguiti.
L’impianto entrò in funzione con una deroga proprio in vista delle opere che si sarebbero dovuti effettuare quest’anno. Se da un lato l’associazione “Gran Sasso 360” denuncia i ritardi nell’inizio della cantierazione, di contro il Ctgs ha più volte ribadito la necessità di agire con la massima cautela proprio per garantire il massimo della sicurezza per turisti e operatori.
Il direttore d’esercizio degli impianti Marco Cordeschi sollevò alcuni rilievi alla ditta vincitrice dell’appalto, che successivamente ha operato alcune integrazioni al progetto di revisione. Passaggi necessari, ma che inevitabilmente hanno dilatato i tempi dell’inizio dei lavori.
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