L’AQUILA – Una norma nazionale, che potrebbe avere il via libera definitivo dal Consiglio dei ministri, nata per “tutelare e valorizzare il patrimonio forestale, il territorio e il paesaggio”, “nella salvaguardia ambientale, e richiamando la lotta al cambiamento climatico”.
Di fatto, sono già in molti a protestare anche in Abruzzo, che ha un patrimonio forestale enorme, di oltre 400 mila ettari, contro quella che viene invece letta come una vera e propria “legge motosega”, che rischia di vedere trasformata l’Italia in un’immensa centrale a biomasse.
A lanciare strali contro la normativa è infatti l’associazione Nuovo senso civico di Lanciano (Chieti), Giovanni Damiani, ex direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta), da poco andato in pensione, storico ambientalista abruzzese, e anche ex assessore regionale dei Verdi. Ed anche la Stazione ornitologica abruzzese onlus (Soa), che arriva ad elencare le specie animali che sarebbero a rischio estinzione con un taglio indiscriminato dei boschi.
La loro voce si aggiunge all’appello sottoscritto da oltre 200 esponenti del mondo scientifico e della ricerca contro il nuovo testo di legge forestale, inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina al Ministro dell’ambiente, Gianluca Galletti. Nell’appello si chiede al Governo di fermarsi. La norma, frutto di una legge delega del 2016, potrebbe infatti arrivare da un momento all’altro al Consiglio dei Ministri per l’approvazione finale. A quel punto sarà legge.
Nuovo senso civico fa innanzitutto notare che lo schema di decreto legislativo, mirato a costituire il nuovo Testo Unico in materia di Foreste e filiere forestali, è privo innanzitutto di due elementi fondamentali: la zonizzazione e la concertazione tra tutte le parti interessate.
“Zonizzazione significa individuazione delle aree più consone all’applicazione della legge – spiega Nuovo senso civico – considerando che si parla di aree vastissime, di un territorio qual è quello italiano, variegato per differenze imponenti e caratterizzato da un unico grosso fattore comune: la fragilità idrogeologica. Concertazione significa confrontarsi con gli esperti, discutere con i portatori di interesse ed in ultimo anche con chi vive le tantissime realtà territoriali dentro e in prossimità di boschi e foreste”.
Ci sono poi due elementi nella norma, aggiunge Nuovo senso civico, ” che come una motosega preventiva, ampliano le misure di intervento sia ai terreni agricoli abbandonati sia ai boschi che hanno ‘superato il turno’, tra l’altro equiparandoli tra loro. Con il fenomeno dell’industrializzazione sin dall’inizio del secolo scorso, un’ampia area della superficie italiana, con l’abbandono della terra da parte delle masse rurali, che andavano a popolare le città, si è trasformata in boschi. Ebbene tutti questi boschi saranno messi al servizio di un profitto indiscriminato. Potrebbe anche succedere che in questa categoria rientrino boschi ancora più vetusti, per il sol fatto di essere cresciuti in aree precedentemente coltivate dall’uomo”.
Insomma, Nuovo senso civico sospetta che questa legge si accinge a dare all’economia legata allo sfruttamento delle biomasse e non proprio alla salvaguardia ambientale. Il discorso non può prescindere dalla premessa che non puoi attuare la lotta al cambiamento climatico se metti a regime un meccanismo che apre un’autostrada alla combustione di legna e suoi derivati.
Analoghe le critiche di Giovanni Damiani.
“Da ecologista sono per l’uso del legno al posto della plastica da idrocarburi fossili e quindi scevro da pozioni fondamentaliste – esordisce Damiani in un post su facebook – Sconvolge però che qui non si distinguano boschi di produzione da quelli di conservazione. Esistono infatti boschi che assolutamente non dovrebbero essere toccati dall’uomo perché antichissimi, o per la loro preziosità genetica o perché elementi fondamentali del paesaggio tutelato dalla Costituzione”.
“Basti pensare – prosegue Damiani – alla Val Cervara tra Pescasseroli e Villavallelonga, in provincia dell’Aquila, con i faggi più antichi conosciuti nell’emisfero nord del Pianeta recentemente dichiarati patrimonio dell’umanità Unesco, al Bosco sacro di Sant’ Antonio, in proivincia di Chieti, oppure a tutti quei boschi che non vanno toccati per ragioni storiche, come i lucus, boschi sacri dei Romani, pervenuti fino a noi, o per questioni di stabilità idrogeologica”.
“Preoccupa in questa legge, altresì, la non chiarezza su chi dovrebbe gestire gli inventari forestali – incalza Damiani – e con quali criteri. Questa gestione, infatti, faceva capo al Corpo Forestale dello Stato, autorità in materia che ha meritato fiducia in quanto ha garantito equilibrio, terzietà e rigore. Ora i Forestali sono stati accorpati all’arma dei Carabinieri e con nuovi soggetti – questa volta interessati – potrà accadere qualsiasi cosa. Del resto i prodromi ci sono: la stesura di una legge simile è stata affidata in via privilegiata alla filiera del legno: è come affidare la disciplina della tutela delle galline alle associazioni delle volpi”.
Nella nuova legge poi “si pretende che siano i cedui a garantire protezione idrogeologica, cosa assurda, ignorante, antiscientifica. Ve lo immaginate poi come potranno attrarre turismo i luoghi caratterizzati da ceppaie di boschi cedui? Chi mai andrà a fare turismo in zone di taglio, spelacchiate, al canto delle motoseghe? Ancora:per questa legge poi i boschi riformatisi spontaneamente in decenni nelle aree abbandonate, possono essere “valorizzati”, ovvero eliminati.
Infine protesta Damiani, “con questa norma anche i rimboschimenti artificiali, il 40 per cento della nostra superficie forestale attuale, fatti un secolo fa con risorse pubbliche, possono essere tagliati. Ma c’è di peggio ancora: la legge afferma che si può eliminare, trasformare, il bosco in una determinata area a condizione che questo intervento venga ‘compensato’, magari anche con l’apertura di una strada, la realizzazione di un parcheggio o con un po di soldi alla Regione. La turpitudine più incostituzionale riguarda però i boschi privati: qualora il proprietario non praticasse la ‘gestione attiva’ con i tagli periodici, sono considerati come ‘abbandonati’, e la Regione può sostituirsi al proprietario affidandoli alle motoseghe di consorzi o cooperative di giovani, anche di taglialegna senza competenza naturalistica”.
A chi giova dunque questa legge? Damiani non ha alcun dubbio: “alle lobby potentissime delle centrali elettriche a biomasse e della produzione del pellet per le stufe. E la chiamano pure green economy…”
Prende infine decisa poszione contraria alla nuova legge forestale la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, che vede minaccata la biodiversità La biodiversità abruzzese legata ai boschi,
“La Stazione ornitologica abruzzese assieme alla sua “gemella” campana Adea – si legge in una nota- alcuni giorni fa aveva lanciato l’allarme su questa proposta che se approvata rischia di avere effetti gravissimi anche in Abruzzo. Nelle foreste più conservate della regione vivono infatti specie animali rarissime e in alcuni casi addirittura uniche, legate ai boschi maturi e ai grandi alberi”.
La Soa ne elenca dieci: la balia dal collare (Ficedula albicollis), passeriforme migratore che sverna in Africa subsahariana e nidifica nelle faggete più conservate dei parchi abruzzesi, il rampichino alpestre (Certhia familiaris), piccolo uccello che vive nei boschi montani con alberi marcescenti e dalla struttura forestale complessa e disetanea, il picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), protetto a livello internazionale, nidifica nelle faggete del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e e Molise, Simbruini, parco della Majella e parco regionale del Sirente- Velino, il picchio rosso mezzano (Leiopicus medius), rarissimo in Abruzzo, nidifica in alcuni querceti con piante mature del chietino.
E ancora l’astore (Accipiter gentilis), rapace che nidifica su grandi alberi nel bosco, caccia in ambienti forestali ben conservati, il nibbio reale (Milvus milvus), rapace che nidifica su grandi alberi nelle foreste abruzzesi. I suoi dormitori invernali sono localizzati anche su piccoli boschi in ambiente collinare del chietino, sempre su grandi querce.
Infine la cerambice della quercia (Cerambyx cerdo): coleottero legato ai boschi vetusti, protetto a livello internazionale, la Rosalia alpina, coleottero localizzato nelle aree montane abruzzesi, strettamente legato a grandi alberi e legno marcescente, l’osmoderma eremita: coleottero classificato addirittura quale specie prioritaria per l’Unione Europea, vive esclusivamente su grandi alberi delle foreste ripariali lungo alcuni fiumi della regione, il barbastello (Barbastella barbastellus): chirottero strettamente legato alle foreste mature del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e di alcune altre aree della regione.





