CITTADUCALE – Ora che tutto è distruzione, tra Amatrice, Arquata e Accumoli (Rieti) si cercano i ricordi del prima, perché c’è già un “prima” e un ”dopo” come è stato per L’Aquila.

Massimiliano, Max per gli amici, vive a Cittaducale, ma è aquilano di adozione per aver trascorso nel capoluogo abruzzese almeno 25 anni della sua vita tra lavoro e studio.

Max martedì sera, a poche ore dal terremoto che ha devastato il centro Italia e la zona del Reatino, era ad Amatrice per dare una mano tra i fornelli di uno stand gastronomico allestito dalla pro loco civitese.

Ha chiacchierato, riso, con gli avventori, fatto un salto in centro per comprare alcune cose nella frutteria che si trovava sotto un palazzo per il corso, edificio ora sbriciolato.

Si è fermato a prendere un caffè al bar in piazza. Martedì era una fredda sera di fine agosto ad Amatrice.

Fredda perché la colonnina di mercurio segnava solo 12 gradi e la gente si stringeva nelle giacche mentre girava tra uno stand gastronomico e l’altro, per assaggiare qualche prelibatezza.

C’era la Sagra delle Sagre, in uno spiazzo vicino l’ex campo sportivo, proprio a ridosso della caserma dei carabinieri.

Tanti turisti, pentoloni fumanti di sugo, distributori di bibite alla spina in piena attività, fornacelle roventi e cariche di carni da grigliare.

Una serata affollata , pacifica e tranquilla, con il sottofondo musicale di una street band che porta le sue melodie tra i tavoli, per i vicoli, in piazza, per il corso del paesino della provincia di Rieti. 

Il mostro, il maledetto terremoto, poche ore dopo avrebbe cancellato tutto: sorrisi, gente, case. 

“Era davvero freddo, una serata strana per essere fine estate. La gente è tornata a casa presto più del solito – racconta Max ad Abruzzoweb – ma ce n’era comunque tanta in giro, non solo qui nel piazzale dove erano la maggior parte degli stand. Anche per il paese. Si potevano acquistare dei ticket che davano diritto a 4 o 5 consumazioni da scegliere tra le proposte delle varie associazioni. Le pro loco di Borgovelino, Micigliano, Cittaducale dalla provincia di Rieti e c’erano pure Pizzoli e Montereale dall’aquilano. E poi c’erano i musicisti, una street band di Ascoli Piceno che portava la musica tra i tavoli, per strada”.

Normalità. Serate di festa, di vacanze di fine estate, con l’odore dell’autunno che già si fa portare dal vento, lo senti, sottile, nell’aria notturna. 

“Se fosse stato più caldo, di sicuro avremmo chiuso gli stand più tardi. Invece all’una avevamo già smontato e stavamo caricando i furgoni per tornare a casa. Il terremoto probabilmente ci avrebbe sorpreso mentre eravamo tutti ancora lì. Però forse ci sarebbe stato qualcuno in più fuori casa – racconta ancora Max – Noi siamo arrivati a Cittaducale alle 2 e 15. Un’ora dopo la scossa forte mi ha svegliato, ma non riuscivo nemmeno a capire dove ero. Sognavo di essere altrove, in un’altra casa e mi domandavo cosa stesse succedendo”.

“La scossa è durata tanto, ho avuto il tempo di svegliarmi e, alla fine, rendermi conto che da qualche parte era successo un nuovo disastro – conclude – Ho ricordato L’Aquila, sette anni fa. Ero nella mia casa di Roio Poggio, quella notte. Come si fa a scordare?”.

Nelle foto della serata di martedì, i sorrisi, i volti, le vite di persone in un fermo immagine. Prima.