L’AQUILA – “Questa legge è una follia, scritta da chi ha dimostrato che non ha capito nulla di come funziona la pubblica amministrazione”
Non le manda a dire Valter Catarra, presidente ”dimezzato” della Provincia di Teramo che, per effetto del decreto legge del marzo 2014 che porta la firma del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, l’11 giugno è stato costretto a sciogliere il Consiglio provinciale, mandando a casa tutti i consiglieri.
Lui e i suoi assessori dovranno invece restare in carica, a titolo gratuito, fino al dicembre 2014, allorché, come prevede la riforma, le Province diventeranno “organi amministrativi di secondo livello”, non elettivi, ma composti dagli amministratori, sindaci e consiglieri comunali, dei municipi compresi nei confini territoriali delle province stesse.
Il 25 giugno stessa sorte toccherà alle Province di Pescara e di Chieti che, come Teramo, hanno già esaurito il quinquennio di mandato. La Provincia dell’Aquila, dove si è votato nel 2010, ovvero un anno dopo, a causa del sisma del 6 aprile 2009, resterà invece in vita, immutata e con presidente, Giunta e consiglieri retribuiti fino al marzo 2015. Ma con ben poche cose da fare, visto che il governo ha tagliato drasticamente i trasferimenti.
“Il paradosso – spiega ancora un adirato Catarra ad AbruzzoWeb – è che i presidenti restano in carica, ma con poteri limitati, solo per la normale amministrazione. C’è una circolare del governo che ci dice che dobbiamo continuare a svolgere le nostre funzioni, non si capisce però con quali poteri e quali soldi, visto che ci hanno tolto negli ultimi anni 20 milioni di euro. Più volte ho chiesto lumi a Roma, e sono giunto alla conclusione che non lo sanno nemmeno loro”.
Sulla stessa linea il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa.
“Uno dei mali dell’Italia è la demagogia, è il far credere pensare che l’eliminazione dei compensi di presidenti, assessori e consiglieri provinciali possa rappresentare una panacea – sbotta – Serviva invece una riforma organica dell’amministrazione pubblica, a partire dalla decisa riduzione del numero dei parlamentari, l’eliminazione di ben 7 mila enti non elettivi, e di cui molti inutili”.
“Intervenire a seguito di una frana che ha distrutto una strada è normale amministrazione? Io non l’ho ancora capito – sottolinea poi – So solo che dovrò fare il commissario senza chiare direttive e obiettivi, e svolgere un lavoro che espone a notevoli responsabilità e rischi legali, a titolo completamente gratuito. Dovrò curare una transizione verso una Provincia trasformata in un’assemblea dei sindaci, un po’ come le Comunità montane, formula amministrativa che è fallita”.
C’è poi un aspetto del decreto Delrio che lascia molto perplesso il fronte critico della riforma: da una parte sono state eliminate circa 3.000 cariche amministrative delle Province, dall’altra si prevede che nei Comuni tra 3 e 10 mila abitanti gli assessori raddoppieranno a quattro, con il Consiglio che sarà formato da 12 membri.
“In totale – spiega Catarra – ci saranno 20 mila amministratori in più, che in gettoni di presenza rischiano di costare più di quello che si è risparmiato”.
La Corte dei conti ha del resto spiegato che con il ddl Delrio non è possibile trarre alcuna seria indicazione di veri risparmi, se non per 105 milioni, pari alla spesa sostenuta per indennità di presidenti e assessori e gettoni di presenza per i consiglieri provinciali. E la magistratura contabile ha anche evidenziato che la riforma, con tutti i suoi passaggi di funzioni e competenze da un ente all’altro, avrà costi ingenti non quotati da nessuno e forse superiori al risparmio.
Il costo enorme delle Province, va infine ricordato, è rappresentato in buona parte dai quasi 60 mila dipendenti, che non saranno licenziati, ma che, dopo questa fase di transizione, dove avranno poco da fare, continueranno a operare per le nuove Province elettive, che manterranno le deleghe su ambiente e viabilità, o saranno ricollocati in altri enti pubblici.





