PRATOLA PELIGNA – Sono riprese all’alba le operazioni di spegnimento dell’incendio che come sei anni fa sta devastando il monte Morrone, in provincia dell’Aquila, la montagna consacrata a Celestino V.

Potrebbero essere 500 gli ettari di bosco e macchia andati già in fumo. Paura e apprensione in valle Peligna, per tutta la notte illuminata dalla sinistro bagliore delle fiamme.

In azione  oltre cinquanta tra vigili e volontari, due elicotteri della Protezione civile regionale, due aerei Canadair.  Sotto costante controllo le abitazioni delle frazioni di Bagnaturo, la Badia e Fonte d’Amore per le quali sono partite le operazioni di messa in sicurezza con la creazione di linee tagliafuoco con i mezzi agricoli.

Le fiamme alimentate dal vento e dal caldo torrido, si sono sviluppate poco prima delle delle 17 di ieri, nella parte del Morrone che ricade sul territorio di Pratola Peligna, con possibile innesco doloso a ridosso dell’eremo di Celestino V e dell’abbazia celestiniana.

La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti sul rogo  La nuova inchiesta è scattata dopo i primi rilievi svolti dai Carabinieri Forestali che avrebbero individuato possibili punti di innesco nei pressi dell’ex cava di Bagnaturo. Un sopralluogo è stato  effettuato sul posto dal Procuratore Capo della Repubblica, Luciano D’Angelo e dal Sostituto, Edoardo Mariotti.

I sindaci di Sulmona, Gianfranco Di Piero e di Pratola, Antonella Di Nino, rimasti a lungo sul posto, hanno aperto i rispettivi Coc.

Le fiamme hanno raggiunto su Colle delle Vacche, lo storico e amato rifugio. Bruciati tutti gli alberi intorno e tutti i tavoli nuovi posizionati nella giornata di lunedì pomeriggio. Ma il rifugio,  è stato risparmiato. Tuttavia bisognerà verificare la tenuta statica dello stesso.

Raggiunto dalle fiamme il sentiero del Colle delle Fate.

La strada di San Pietro è stata preclusa al traffico, eccezion fatta per i residenti.
Così come resta chiusa la strada per salire al cimitero di Bagnaturo dove sono state allocate le cisterne di acqua e garantire una più facile e tempestiva presa agli elicotteri.

Il pensiero di tutti va alla tremenda estate di sei anni fa, quando per oltre tre settimane le fiamme hanno tenuto sotto scacco il Morrone. La Procura della Repubblica aveva aperto pure un’inchiesta contro ignoti che, a distanza di anni, non ha portato a dare un nome e un volto ai responsabili.

Ha scritto intorno alle 6 di questa mattina il sindaco Di Nino sul suo profilo facebook, “Sono iniziati i primi sganci. Le condizioni meteo per ora sono favorevoli e la situazione rispetto a ieri sera è più contenuta. Ma bisogna concentrare tutti gli sforzi ora sperando che il vento non riparta. Dalla sala operativa regionale ci assicurano l’attivazione di tutti i mezzi”.

E ieri aveva messo in chiaro: “Sto ricevendo tantissime manifestazioni di disponibilità di volontari (al di fuori dei gruppi autorizzati) per dare una mano e per questo li ringrazio tutti.
Ma al momento, a differenza del 2017, non possiamo autorizzare il loro ingresso in montagna perché la situazione è grave e si rischia non solo di intralciare le operazioni in corso ma soprattutto di mettere i volontari stessi in pericolo. Qualora le condizioni dovessero mutare (e lo si spera presto), sarò io a lanciare un appello”.