L’AQUILA – “Una ragazza con un carisma incredibile, i suoi enormi occhioni neri mi accompagneranno per sempre”.
Così Lina, insieme ad altre amiche, ricorda Giorgia Fioravanti, la ragazza aquilana di 24 anni morta in un incidente a Roma travolta da un’auto mentre si trovava in sella a uno scooter condotto da un ragazzo.
“Sono stata con lei all’asilo e abbiamo condiviso la passione per la danza – aggiunge Lina – A stare con lei ci si divertiva sempre, era in grado di mettere allegria a chiunque”.
Valentina Marulli, invece, compagna di scuola al liceo scientifico racconta: “Era una forza della natura, lasciava la sua impronta anche in chi, magari, l’aveva conosciuta da pochi minuti”.
“Ci incontravamo spesso – riferisce – perché lei appena poteva tornava all’Aquila, era innamorata della città”.
A Valentina fa eco Evelin: “Una ragazza gioiosa, solare, capace di diventare subito simpatica a chiunque”.
“Basta farsi un giro sulla sua bacheca di Facebook – sottolinea Evelin – per vedere come la sua morte abbia scosso tantissime persone, non avevo mai visto un dispiacere così diffuso”.
La mamma di Lina, Fiorella, con la voce commossa torna indietro alla terribile notte del 6 aprile 2009 per far capire come la famiglia Fioravanti fosse generosa: “Delfina (Ciolli, la mamma della giovane scomparsa, ndr), che era fuori in vacanza per due giorni con la sua Giorgia, è stata la seconda persona che mi ha chiamato dopo la scossa per chiederci se avessimo avuto guai in casa”.
“Sapendo che con i miei figli vivevo in centro storico – prosegue – si è voluta subito sincerare che non ci fosse accaduto niente. Quando ho risposto al telefono Delfina mi ha detto solamente ‘meno male’ e ha tirato un sospiro di sollievo: sentire la mia voce le è bastato per capire che non avevamo avuto conseguenze gravi dal terremoto”
“Era attaccata in maniera viscerale alla figlia – conclude Fiorella – ma non faceva mancare il suo affetto anche agli amici, cantavamo insieme nella Corale L’Aquila, alla fine delle prove, sapendo che dovevo rimettermi in macchina per tornare nell’albergo in cui ero sfollata mi chiamava per telefono e mi teneva compagnia per tutta la durata del viaggio, all’arrivo mi salutava e mi diceva ‘bene, adesso vai a goderti i tuoi figli’, mi fa una tristezza immensa pensare che lei non possa più avere questo privilegio”. (pi.bi.)





