PESCARA – “Sono molto orgoglioso di prestare lavoro per il Museo delle Genti d’Abruzzo. Dal primo giorno mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno aiutato a scrollarmi di dosso il passato. Qui faccio di tutto e sono felice”.
Guglielmo, pescarese di 42 anni, è uno dei detenuti che sta lavorando fuori dal carcere di Pescara grazie ai protocolli d’intesa per lavori di pubblica utilità resi possibili dal sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli.
Questa mattina, il parlamentare del Nuovo centro destra ha presentato l’iniziativa insieme al direttore del penitenziario Franco Pettinelli, al sindaco di Pescara Marco Alessandrini e al presidente del Museo Genti d’Abruzzo, Roberto Marzetti.
I protocolli d’intesa prevedono che 10 detenuti prestino lavoro al Comune di Pescara (cinque impiegati nella digitalizzazione dei dati e gli altri cinque nella cura del verde pubblico), un detenuto presso il Comune di Montesilvano e Guglielmo, che per questo si sente anche un privilegiato, presso il Museo delle Genti.
Per il sottosegretario l’iniziativa significa soprattutto investire sulla sicurezza: “Consentire ai detenuti di provare una vita diversa – ha detto – è un grande investimento sulla sicurezza delle nostre comunità, perché uscendo dal carcere queste persone non torneranno a delinquere avendo conosciuto un altro modo per vivere”.
L’iniziativa, dunque, ha come obiettivo il tentativo di abbassare quell’altissimo tasso di recidiva, circa il 70% che, secondo dati nazionali, riguarda gli ex detenuti italiani.
“È un progetto al quale credo molto – ha detto il sottosegretario – sono convinta che questa sia la strada da intraprendere, anche se mi rendo conto che ci sono una grande diffidenza e una grande paura rispetto a questa iniziativa. Credo comunque che diffidenza e paura si vincano attraverso la conoscenza del contenuto del progetto e spiegando bene qual è il suo obiettivo”.
Oltre che di offrire nuove possibilità di reinserimento nella società, il direttore del carcere ha parlato anche giustizia “riparativa” che i protocolli d’intesa offrono. Le convenzioni stipulate hanno la durata di un anno e sono eventualmente prorogabili.
Alessandrini ha raccontato il suo incontro dalle molteplici sfaccettature con uno dei detenuti che lavora al Comune di Pescara, al quale “sorridevano gli occhi” nel raccontare della possibilità che gli era stata offerta. Marzetti, infine, ha elogiato il lavoro svolto da Guglielmo da loro.
Guglielmo attacca a lavorare alle 9 del mattino e smonta alle 13. Il carcere pescarese è a circa un chilometro di distanza dal museo e perciò la mattina ci va sempre a piedi. “Sono solo dieci minuti e li faccio volentieri”, dice. Arriva sempre prima dell’orario stabilito. In genere esce verso le 8 dal penitenziario, percorre i dieci minuti di strada e si ferma al bar davanti all’ingresso del museo a fare colazione. Poi, terminato il lavoro, ha un po’ di tempo per pranzare per poi rientrare in cella per il pomeriggio e la notte.
È finito in carcere per reati finanziari. Aveva una rivendita di biciclette andata in fallimento e qualche altro problema con le banche. Sapeva che certe scelte fatte non erano corrette, ma non si aspettava tanti anni di carcere. Rinchiuso in cella, però, ha riscoperto tante cose che nella sua vita aveva tralasciato. Come ad esempio il valore dello studio. Un percorso che lo ha premiato, anche con la possibilità di lavorare al Museo delle Genti.




