ATESSA – Il lavoratore non fu autorizzato ad abbandonare la postazione per andare in bagno: la Corte d’appello dell’Aquila, ha rigettato il ricorso presentato dalla Sevel SpA, confermando la sentenza del tribunale di Lanciano, e condannando la Sevel a corrispondere il risarcimento di 5 mila euro e relativo pagamento delle spese legali.
A renderlo noto il sindacato Usb.
“La vicenda, ben nota – ricorda ilsindacato -, riguarda il lavoratore che finiva con l’urinarsi addosso durante il turno di lavoro perché non veniva autorizzato a recarsi ai servizi. Lo stesso è stato assistito dall’avvocato Diego Bracciale che, anche in sede di Appello, è riuscito a far confermare le decisioni di primo grado, grazie ad una assistenza legale di tutta opportunità”.
“Sono soddisfatto per il risultato ottenuto anche in appello, e felice per il mio cliente, oggi divenuto un caro amico, per una questione che lo ha mortificato come lavoratore, ma primancora come uomo; auguro a lui ogni bene nella speranza che, con la decisione di secondo grado, possa mettersi definitivamente una pietra sopra questa vicenda. Ringrazio il cliente e l’Usb per la fiducia sistematicamente accordatami”, commenta Bracciale.
I Giudici della Corte d’Appello hanno respinto tutte le eccezioni presentate da Sevel, ribadendo che il datore di lavoro “ha arrecato concreto e grave pregiudizio alla dignità personale del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione, indubbiamente derivante dall’imbarazzo di essere osservato dai colleghi di lavoro con i pantaloni bagnati per essersi minzionato addosso”.
“La sentenza della Corte di Appello – dice l’Usb – ha reso Giustizia al lavoratore e gli restituisce in parte la dignità che rimane irrimediabilmente lesa per le conseguenze che la vicenda ha inevitabilmente generato in lui a livello morale e psicologico. Il percorso giudiziario sul fatto non è concluso poiché a suo tempo la Sevel ha presentato una querela per diffamazione aggravata col mezzo della stampa nei confronti del lavoratore coinvolto e del rappresentante sindacale dell’Usb Fabio Cocco, sostenendo di aver informato i media di informazioni non vere in merito alla questione del lavoratore cui non è stato permesso di recarsi in bagno. All’esito delle indagini la Procura di Lanciano ha depositato richiesta di archiviazione non ritenendo fondata la querela di Sevel”.
“Sull’archiviazione della querela restiamo in fiduciosa attesa per mettere la parola fine a questa triste vicenda. Un ringraziamento particolare va all’avvocato Bracciale per la sua professionalità e per la sua assistenza legale, per aver preso a cuore una vicenda estremamente delicata”.
“Come Organizzazione sentiamo di ringraziare i colleghi di lavoro che, stigmatizzando atteggiamenti omertosi per timori di ripercussioni, hanno permesso di ricostruire la vicenda in modo univoco, concordante, lineare e coerente, come ritenuto testualmente sia dal Giudice di Lanciano, che dai Giudici della Corte D’appello, augurando al lavoratore coinvolto di poter ritrovare la giusta serenità che merita, ed auspicando che fatti simili non accadano mai più”, conclude l’Usb.





