L’AQUILA – Nelle praterie del vecchio West, John Dunbar, protagonista del libro da cui è stato tratto il film premio oscar “Balla coi lupi” con Kevin Costner, era un ufficiale della cavalleria dell’esercito americano che presidiava un avamposto circondato dal nulla.
All’Aquila da alcuni mesi un professionista ha riaperto i battenti della sua attività in pieno centro storico, nonostante lo scenario con cui è quotidianamente costretto a fare i conti non sia dei più edificanti: macerie, palazzi sventrati dalla furia del terremoto di due anni fa e un assordante silenzio rotto solo dai mezzi escavatori e una camionetta dell’esercito che continua a presidiare la zona.
È la storia dell’agente generale assicurativo Paolo Gliubich, che dal dicembre 2010 è tornato a operare nella sede della Milano Assicurazioni in via Pretatti, una traversa di viale Duca degli Abruzzi, nello stesso stabile in cui è tornata ad operare anche la compagnia assicurativa Fondiaria di Umberto Di Prospero.
Si sente come un uomo di frontiera, Gliubich, che con determinazione ha scelto di tornare a lavoro in centro dopo un periodo di ‘vacatio’ post sisma in viale della Croce rossa, stradone del capoluogo che ha ospitato e continua a ospitare molte attività commerciali e professionali da due anni a questa parte.
“La scelta è semplice: voler tornare nella mia città per testimoniare un senso di appartenenza e di ‘aquilanità’ che non deve essere dimenticato – spiega – Avrei potuto riprendere l’attività in altri posti, come in un centro commerciale o in un’altra zona: ma ho pensato fosse necessario dare un segnale di ripresa, testimoniare che L’Aquila è viva e i suoi cittadini con essa, e che non andranno via. Come me lo hanno fatto anche altri operatori che hanno riaperto in centro, ma in zone più trafficate, come Peppe della ‘Luna’ in corso Vittorio Emanuele II”.
Sì perché anche all’interno del centro storico e della “zona rossa” bisogna fare distinguo: ci sono aree percorribili e frequentate e altre ugualmente raggiungibili, ma in cui di persone se ne contano col contagocce.
“Effettivamente – prosegue Gliubich – la sensazione è quella di una sorta di isolamento: prima in questa zona c’erano le scuole, uffici e l’università a pochi passi. Adesso c’è la sede della Corte dei conti, una camionetta dei militari che presidia la zona ricordandoci che siamo ancora in ‘zona rossa’ e qualche operaio che lavora in qualche palazzo: proprio di fronte l’ufficio c’è un palazzo completamente ‘aperto’, con le sole mura perimetrali ancora in piedi e macerie sparse ovunque”.
Anche per le piccole necessità quotidiane l’assicuratore si è organizzato, per far fronte all’assenza di quelle che quotidianamente sembrano banalità.
“I servizi di acqua, luce e gas – svela l’assicuratore – sono attivi e Internet anche, ma qui intorno non c’è nulla: per questo ho ricavato uno spazio dove ho riposto il necessario per uno spuntino, come caffè, acqua, qualcosa da mangiare e anche un paio di bottiglie di vino, casomai servissero. Mi sono organizzato, come se fossi in un piccolo avamposto in centro storico”.
E i clienti che dicono, sono contenti di tornare nella sede in centro?
“I clienti sono tornati e a volte vengono anche solo per scambiare due chiacchiere. Nel mio settore dopo il terremoto la perdita stimata nel cosiddetto ‘portafoglio rami’, è stata di circa il 40 per cento per tutti gli operatori. Pensate al piccolo commerciante che aveva l’attività in centro e l’assicurazione contro furto o incendio, oppure ai grandi palazzi ora inagibili che avevano stipulato polizze. Quel tipo di clientela non è stato recuperato. Altri tipi di clienti, invece, hanno continuato a usufruire dei servizi perché fidelizzati e soddisfatti”.



