L’AQUILA – “Mie care, miei cari pazienti, sto scrivendo questo messaggio per informarvi tutti ufficialmente di una decisione difficile che ho preso e che molti conoscono già: quella di lasciare il mio incarico di medico di famiglia. Le motivazioni alla base di questa scelta sono tante, ma ruotano tutte attorno ad una principale: il nuovo assetto di leggi e accordi che regola la professione del medico di famiglia”.
Inizia così la lettera aperta affidata ai social dal dottor Giacomo Pio, medico del territorio in contesti sociali disagiati, 35 anni, nel 2024 candidato più giovane alle elezioni dell’Ordine dei Medici della Provincia dell’Aquila, che poi hanno portato alla Presidenza Alessandro Grimaldi, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.
Scrive il giovane medico: “In questo anno particolare ho cercato di fornire il meglio dell’assistenza con tutta la dedizione e l’impegno possibile, nonostante le innumerevoli difficoltà. Ho aperto più di uno studio nelle frazioni della città, sono stato nelle vostre case in momenti di preoccupazione per cose lievi e anche per problemi più difficili. Ma non è per questo che ho preso questa decisione”.
“Ho capito – aggiunge – che i nuovi accordi nazionali e regionali stanno per cambiare radicalmente questo lavoro, inseguendo logiche che non appartengono alla cura e condurranno lontano da ciò che è la mia visione il ruolo del medico di famiglia nella società. L’obbligo di svolgere ulteriori ore di lavoro nella Casa di Comunità, che a L’Aquila si trova dentro l’ospedale, è un’imposizione di un modello che nasce dalla necessità di spendere i fondi del PNRR con l’unico fine di spenderli, non viene da una analisi dei reali bisogni dei cittadini o dei territori. E gli effetti si vedono. Già dai primi di luglio questi centri sono realtà: dei centri vuoti in cui il vuoto normativo sulle competenze da mettere a sistema nelle strutture svilisce nel tedio la nostra funzione di medici”.
“Quando ho aperto il mio primo ambulatorio a Filetto – ricorda -, molti dei miei colleghi mi hanno dato del folle, ma io l’ho fatto perché la mia idea è che il medico di famiglia debba essere vicino alle case dei pazienti, e non chiuso in un centro Hub/Spoke lontano chilometri.
Capiamoci, già prima il sistema era pessimo, i medici di famiglia lavorano a partita Iva, con responsabilità e spese tutte proprie, una burocrazia bizantina bloccata a moduli, timbri e firme come cinquant’anni fa, richieste a tutte le ore stile amazon e tantissimi, tantissimi distinguo, figli e figliastri, funzioni accessorie, studiate a tavolino da un sindacato giallo, per un lavoro che in fondo è sempre lo stesso per tutti: garantire la salute delle persone”.
“Ora però sta cambiando tutto nuovamente, ed in peggio – sottolinea – Il nuovo sistema mantiene tutto il carico lavorativo di prima ma aggiunge che, in modo coatto, i medici di famiglia siano trattati come dipendenti turnisti, tappabuchi delle Asl, ma ovviamente senza tutele, ferie, malattia o permessi nei momenti personali più difficili. E per di più sempre più lontano dalle case dei pazienti, negli ospedali. Come si fa a chiedere di gestire un ambulatorio tutti i giorni feriali, le più svariate richieste dei pazienti ed in più (come nel mio caso) svolgere 24h a settimana in ospedale, garantendo la massima attenzione e cura nelle scelte diagnostiche, terapeutiche, prescrittive, più le visite a domicilio? Quante ore si pensa che duri la giornata di un medico di famiglia?”.
“Molti pensano che sia per negligenza, attribuendo a stupidità ciò che invece viene da malizia ed è probabilmente frutto di qualcosa studiato a tavolino. C’è stato tanto tempo e denaro a disposizione, infatti. Si poteva immaginare un sistema migliore, per il lavoro e per fare funzionare i sistemi pubblici di cura, ma non è stato fatto. E non solo perché in Italia c’è la tendenza di rincorrere le emergenze anziché prevenirle.
Questa scelta io l’ho presa per me, perché prevedo che non sarò in grado di gestire tutto con lo stesso grado di capacità con il quale l’ho fatto fino ad oggi, e perché voglio evitare in futuro di lavorare tanto, commettere umanamente errori, e sentirmi frustrato dalle giuste insoddisfazioni dei pazienti. Prevedo tuttavia anche, e vedo che tra i miei colleghi non sono il solo, che questo cambiamento sarà solo un altro tassello dello smantellamento del SSN universale e gratuito come lo conosciamo”.
“La scelta è stata difficile perché fino ad oggi è stato il lavoro più bello del mondo, dura perché ho conosciuto tante persone e mi sono anche umanamente affezionato, ma anche necessaria perché Luglio è iniziato da solo 18 giorni e a me ne sembrano 100. Alle comunità dei pazienti di Filetto e Roio, comunità diverse ma ugualmente composte di persone toste e tenaci, per avermi accolto con fiducia e stima sarò sempre grato e vi porterò sempre nel cuore”, conclude.




