L’AQUILA – Si era registrato su Facebook come Armaged Geddon, in una goffa parodia della lotta tra il Bene e il Male narrata nel Nuovo Testamento, lo stalker aquilano finito in manette perché ritenuto responsabile di una serie di atti persecutori nel corso di tutto il 2015.
La fine di una brevissima relazione sentimentale, durata appena un paio di mesi, ha fatto emergere l’animo criminale di Stefano Di Gregorio, 37enne dell’Aquila che deve rispondere dei reati di atti persecutori, sostituzione di persona, minaccia, interferenze illecite nella vita privata, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici e sostituzione di persona.
L’uomo ha dato vita ad una serie di atti persecutori nei confronti della donna che ha frequentato per il breve periodo e dell’intero suo nucleo familiare, compreso l’ex compagno di lei, padre del figlioletto, anche attraverso la rete internet e con identità fittizie.
Di Gregorio ha persino denunciato la scomparsa del bimbo. Al sito del servizio 116000 Bambini scomparsi di Telefono azzurro, lo stalker ha segnalato un caso “mai accaduto e mai segnalato dalla madre”, scrive nell’ordinanza di custodia in carcere il gip Giuseppe Romano Gargarella.
Sono imputabili allo stalker anche i falsi allarme bomba alla scuola materna di Bazzano, che procurarono apprensione e spavento nella popolazione e in particolare alle famiglie dei piccoli ospiti. Episodi con i quali l’uomo cercava di attirare l’attenzione della donna.
“Di Gregorio, esperto di informatica e nel passato consulente della famiglia della vittima, utilizzando le proprie conoscenze tecniche ha fatto sì che l’intero nucleo familiare della denunciante subisse molestie, momentaneamente sospese quando la ragazza decideva di riallacciare i contatti con l’uomo”, si legge ancora nell’ordinanza.
Le indagini sono state lunghe e complesse, e la squadra mobile diretta da Maurilio Grasso che le ha condotte, insieme alla procura ha dovuto avvalersi della consulenza di esperti informatici. Gli accertamenti svolti con la Aimon Srl, società che monitorizza il traffico dei messaggi telefonici attraverso il web, hanno appurato la paternità dei gesti.
Ad agosto 2015, dopo le prime denunce della vittima, la polizia giudiziaria ha sequestrato gli strumenti informatici al 37enne.
Sempre dall’ordinanza emerge come il 21 maggio 2015, in un momento di riavvicinamento, l’uomo ha confessato alla donna la paternità di tutti gli episodi dei tre mesi precedenti.
Ma “nonostante con l’esecuzione del decreto di perquisizione l’indagato fosse stato portato a conoscenza dell’indagine penale a suo carico – è scritto nell’ordinanza – egli proseguiva, dopo pochi giorni di pausa, l’azione contro” la vittima e sua madre, sia mediante il web che attraverso molestie telefoniche.
“La vittima – è scritto ancora nell’ordinanza – si è ritrovata intestataria di abbonamenti, servizi telefonici, servizi telematici, e finanziarie in realtà mai richiesti ed è stata oggetto di telefonate da parte di interlocutori desiderosi di ottenere prestazioni sessuali che avevano ottenuto l’utenza sul web”.
Attraverso Facebook l’uomo ha anche inviato alla vittima un fotomontaggio in cui appare il figlio con accanto un pene, il messaggio aveva come mittente una persona sconosciuta alla donna.
E su Youtube ha caricato un video “composto da una sequenza di immagini fotografiche riguardanti l’intero nucleo familiare” della vittima, corredato da scritte contenenti insulti alla donna.
Grazie alla consulenza di un esperto informatico, anche da uno smartphone gli investigatori sono riusciti a “recuperare alcuni files cancellati che provano alcuni episodi denunciati” dalla vittima. Nel cellulare anche immagini del piccolo, immortalato durante il Natale 2014, quando era in essere la relazione tra i due.
Persecuzioni, minacce e ingurie si sono estese anche a persone vicine alla vittima, che hanno sporto denuncia. A partire dalla mamma, dall’ex compagno, dal fratello della donna, che Di Gregorio ha persino fatto contattare da un’agenzia funebre attraverso una email in cui manifestava l’esigenza di organizzare un funerale, per arrivare ad un’altra donna, per un breve periodo collega dello stalker in un call center. E un’altra donna ancora, volontaria della Misericordia, dove per una settimana ha prestato il proprio servizio anche Di Gregorio.





