L’AQUILA – “Ho partecipato a 2 due campionati mondiali di pesca sportiva Igfa (International Game Fish Association) insieme ai grandi della terra, la prima volta, 5 anni fa, su 100 partecipanti la mia squadra è arrivata 66ª, la seconda volta, 3 anni fa, siamo arrivati al 16° posto”.

L’imprenditore aquilano Vittorio Catenacci, l’amministratore unico e direttore tecnico dell’azienda aquilana Tecnoimpianti, non vive solo di idraulica e meccanica, ma la sua linfa vitale è la pesca sportiva, e racconta ad AbruzzoWeb come questa passione gli abbia cambiato l’esistenza, portandolo a raggiungere traguardi importanti.

“Non ho mai amato andare al mare, mi annoiavo – racconta – così un giorno ho comprato il gommone per andare a largo e ho visto per la prima volta i tonni saltare. Quella è stata la mia illuminazione, da allora ho capito che la pesca sarebbe stata il mio futuro”.

“A Giulianova c’era un charter che portava le persone in alto mare per imparare i primi rudimenti, e, nonostante non avessi esperienza, ho pescato un tonno quasi da solo – ricorda – mi sono fatto molto male, mi usciva il sangue dalle mani, ma non mi importava, già mi chiedevo come avrei potuto attrezzarmi. Ho preso subito la patente nautica, prima rimanendo entro i limiti e poi fuori. Ho comprato la barca e dopo due anni, nel 2000, ho partecipato ai campionati italiani sull’isola di Albarella (Rovigo)”.

Dopo il battesimo del fuoco, si sono spalancate a Catenacci le porte del paradiso della pesca, “ho partecipato e vinto tante competizioni, gare piccole e più importanti. Tutte le canne che ho me le sono guadagnate, ne ho comprate pochissime”.

E in breve tempo è nata anche la squadra, la Big Fisherman, “siamo insieme sin dall’inizio, ci siamo conosciuti e ci siamo messi insieme, eravamo i 4 rivali più terribili della costa abruzzese – racconta quasi euforico – Prima di ogni gara facciamo il breathing e parliamo, e tra di noi non esistono più differenze siamo tutti, solo, pescatori. Nel nostro gruppo c’è dal primario di ospedale all’operaio”.

“Durante le competizioni ufficiali su ogni barca c’è un componente della squadra avversaria che controlla che ci si comporti secondo le regole – spiega – Non serve a nulla barare, vince chi ha tecnica e fortuna, e io, i trucchi del ‘mestiere’, come la pasturazione, l’annescamento, li conosco e so metterli in opera”.

La pesca sportiva è una pratica regolamentata in ogni dettaglio, per tutelare i pesci, evitare che si palesi lo spettro dell’estinzione e salvaguardare la riproduzione. “Il tonno infatti è un pesce pregiatissimo e protetto, si può pescare solo in alcuni periodi dell’anno e con restrizioni – ammonisce l’esperto – Quest’anno, per esempio, la stagione della pesca è iniziata un paio di settimane fa e il primo tonno della nostra zona l’ho preso io. Ma quando il tempo lo permette noi, iscritti alla Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee), possiamo pescare sempre purché il pescato lo rilasciamo in mare”.

E parlando della sua grande passione i ricordi non possono che andare alle grandi avventure in mare aperto, a quando una volta ha catturato tutto da solo “un tonno da 60 chili. Mi ha sbattuto da una parte all’altra della barca – spiega – avevo con me delle pesche e le ferratelle e mentre mi dimenavo ho sbriciolato tutto facendo una poltiglia. Ma quando ho finito avevo talmente fame che ho ingurgitato senza neanche guardare e il giorno dopo avevo la febbre a causa di un’intossicazione corporea da acidi lattici”.

Catenacci non è solo, la sua eredità sarà lasciata ai suoi figli, che amano seguire il padre sulla sua Delphis, “mio figlio ha solo 15 anni ed è una vera belva”, conclude soddisfatto.