L’AQUILA – Non siamo ancora alla rottura definitiva ma il conto alla rovescia è partito.
Entro massimo due settimane, a meno di un accordo dell’ultim’ora con il Popolo della libertà, Giorgio De Matteis annuncerà la sua candidatura a sindaco dell’Aquila alla guida di una coalizione mista, alternativa ai due poli ufficiali, con una base di sei liste, alcune civiche e altre politiche, queste ultime di centro.
Sarà la concretizzazione del “piano B” del leader del Movimento per le autonomie (Mpa) che, dopo aver cercato di trovare un accordo per una sua candidatura unitaria e senza primarie di tutto il centrodestra, avendo subìto per questo un’opposizione senza quartiere dentro il Pdl, manderà tutti al diavolo per tentare la sorte come candidato indipendente.
In questa veste, De Matteis vuole superare il concorrente “ufficiale” di centrodestra al primo turno per cercare poi di battere Massimo Cialente al ballottaggio, ricompattando la coalizione sul suo nome: uno scenario che AbruzzoWeb ha anticipato fin dal luglio 2011 e che è assai simile a quanto successo a Napoli, però nel centrosinistra, dove il candidato autonomo ha battuto quello riconosciuto (di qui l’etichetta di “De Magistris aquilano”).
L’accelerazione su quest’ipotesi, che per il vice presidente del Consiglio regionale resta l’extrema ratio, c’è stata dopo le ultime evoluzioni del panorama pidiellino.
Gianfranco Giuliante, coordinatore provinciale, ha indetto le primarie per la scelta del candidato secondo i dettami del segretario nazionale, Angelino Alfano. Primarie a cui Giuliante non si aspetta che partecipi De Matteis (“se le vincesse lo sosterrei, ma abbiamo idee diverse”, ha sibilato), mentre ha promesso, anzi, minacciato, fuoco di sbarramento, cioè una sua candidatura a priori alla fascia tricolore, qualora il nome di De Matteis fosse imposto al Pdl dall’alto.
Dove per “alto” bisogna intendere la Marsica, il coordinatore regionale Filippo Piccone, o Roma, l’establishment nazionale, che è tentato di indicare o meglio obbligare la scelta di De Matteis dopo il quadro desolante presentato dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha fatto capire chiaramente che altri candidati di sicuro affidamento nel capoluogo non ci sono.
Anche per il suo ruolo di commissario per la ricostruzione, di perdere le elezioni all’Aquila il governatore non vuole proprio saperne, mentre, a quanto pare, dentro il Pdl più di qualcuno ingoierebbe senza eccessiva fatica il boccone amaro di un Cialente-bis.
Di qui la mossa di De Matteis, che vuole dribblare l’impasse del centrodestra e rompere gli indugi. D’altronde lo stesso Giuliante gli ha recapitato il consiglio: dica da che parte vuole stare. Se tutto resta così, tra 15 giorni lo saprà.
Non si può più attendere, questo è infatti il ragionamento tra i “centristi”, altrimenti da salvatore della patria il leader Mpa potrebbe essere invece additato come palla al piede della coalizione e diventare il colpevole o il capro espiatorio dei successivi processi alla paralisi che ha coinvolto il più grosso partito di centrodestra.
Insomma, è arrivato il momento di “trescare o spicciare l’aia”, per dirla all’aquilana, e in quest’ottica va letto lo scontro divenuto incandescente quando un comunicato apparentemente innocuo del consigliere comunale Luigi Faccia ha invitato l’Mpa a valutare l’ipotesi delle primarie di centrodestra.
Apriti cielo. Subito ha preso le distanze con una nota durissima il movimento L’Aquila città unita, tra le cui fila Faccia è stato eletto, rivestendo per cinque anni il ruolo di capo del monogruppo (gettone di presenza quintuplicato per lui), anche se ha deviato dalla mission originaria del movimento civico, che era anti-Cialente e nel 2007 sosteneva un altro candidato sindaco, il giornalista Angelo De Nicola.
Faccia invece ha votato spessissimo con la maggioranza di centrosinistra, una “sbandata” rispetto alle sue origini di centrodestra (faceva parte di Alleanza nazionale), lido a cui sembra essere tornato con la sua ultima nota che, di fatto, è una dichiarazione d’amore al suo ex nemico Giuliante.
Dal maestro di sci di Assergi ha preso le distanze anche l’Mpa, con una nota al vetriolo di Corrado Ruggeri, uno dei fedelissimi di Gdm, che ha messo in un solo calderone Faccia e i “pidiellini inciucisti”, cominciando a fare le prove di rottura.
La discesa in campo in solitaria resta come accennato all’inizio il “piano B”. È chiaro che De Matteis preferirebbe essere il candidato sindaco di tutto il centrodestra.
Ma la novità è che lo spauracchio dello scisma questa volta potrebbe davvero concretizzarsi, anche perché le elezioni sono vicinissime, e quasi nessuno sembra essersene accorto. La clessidra scorre.
Un esercito di sei liste eterogenee, un po’ civiche, un po’ politiche, per vincere le elezioni con o senza il Pdl.
Questo sarebbe il progetto qualora l’operazione “De Magistris aquilano” diventasse davvero realtà. A oggi, facendo il conto, dovrebbero essere almeno sei le formazioni pronte a sostenere Giorgio De Matteis.
In prima fila ci sarà la lista del suo partito, il Movimento per le autonomie. Una forzatura, visto che in ambito nazionale la formazione del governatore siciliano Raffaele Lombardo sta con il Nuovo Polo per l’Italia assieme ai finiani di Fli, i rutelliani di Api e i casiniani dell’Udc. Ma in Abruzzo l’equazione Mpa uguale De Matteis è perfettamente bilanciata.
Una seconda lista sarà quella “del candidato sindaco” sempre di estrazione politica centrista con un paio di cavalli di razza a tirare la carretta.
Poi ci sarà il movimento L’Aquila città unita, che ricambierà il favore del 2007, quando Gdm indirizzò i suoi voti al candidato sindaco Angelo De Nicola, che raccolse un lusinghiero 11 per cento. Da quanto si apprende, questa volta il cronista non sarà candidato.
Quarta lista per De Matteis, quella di Grande Sud, il movimento guidato dalla senatrice Adriana Poli Bortone, che ha in Ferdinando Colantoni il suo coordinatore comunale di fresca nomina.
Una quinta lista sarà prettamente civica, con candidati consiglieri dalla società civile ma anche dal mondo dei comitati.
In questo senso sono in corso trattative con il movimento Città di persone e la sua esponente di spicco Roberta Gargano, responsabile comunicazione e marketing del Teatro stabile d’Abruzzo, ma anche con il comitato Un centro storico da salvare di cui è portavoce Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia delle Belle Arti.
La sesta lista, se ci sarà, sarà una vera e propria bomba a orologeria perché dovrebbe contenere una serie di nomi insospettabili, tutti “mammasantissima” di Forza Italia o di Alleanza nazionale, malpancisti scontenti dell’attuale situazione del Pdl, per nulla convinti del “gioco a perdere” e, per questo, pronti a smarcarsi.
Più lontana, ma degna comunque di citazione, l’ipotesi di una settima lista, quella dell’Udc che, però, vive all’Aquila uno sdoppiamento di personalità. Una parte flirta con il Polo per l’Italia, una parte, quella del vice sindaco Giampaolo Arduini, è con la maggioranza di centrosinistra.
A dirimere la questione dovrà essere il coordinatore provinciale Morena Pasqualone, che fin qui è rimasta sul vago, parlando solo di una “valida alternativa alle due componenti di centrodestra e di centrosinistra, magari pensando al Terzo Polo con il quale pure si sta dialogando”.






