L’AQUILA – Per la politica aquilana è stato lo “Zona franca day”.
La campagna elettorale per le elezioni dell’Aquila della primavera 2012 scalda gli animi, l’argomento sarà sicuramente uno dei temi più importanti e allora questa mattina sono state convocate due conferenze stampa dai contendenti: da un lato il governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi, e il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, dall’altro il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente.
La conferenza alla Regione in realtà è stata svolta solo in parte e, proprio per l’argomento Zfu, è scattato il rinvio. Un po’ perché c’era poco tempo, un po’ per vedere quello che avrebbe detto il Comune. Per Chiodi, comunque, che si è lasciato sfuggire una dichiarazione, “la zona franca all’Aquila arriverà, intanto sono già stati spesi 3 miliardi di euro anche se nessuno mi ha rigraziato”.
Il sindaco ha ribattuto: “Intanto partiamo con la misura del ‘de minimis’, prendendo 300 milioni dalla legge di conversione del decreto Abruzzo. Ma ai 90 milioni della zona franca non rinunciamo e siamo pronti a tornare a piedi a Bruxelles”
La giornata non è servita, comunque, a chiarire le idee degli aquilani, anche perché Comune e Regione continuano ad avere ognuno la sua verità.
“Non ho sentito, da parte del sindaco o chicchessia, non dico un ringraziamento, che in politica non esiste, soprattutto a campagna elettorale in corso, ma almeno un apprezzamento sulla proroga alla restituzione delle tasse, che è decisiva per rialimentare i consumi e le imprese”.
Questo lo sfogo del commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, che oggi in conferenza stampa ha voluto fare il punto su tutti gli aiuti economici di ogni genere dati al capoluogo, che in una somma complessiva e teorica ammontano a 3 miliardi di euro.
Chiodi non ha parlato di zona franca su invito del vice presidente del Consiglio, Giorgio De Matteis, che affronterà l’argomento domani. “Arriverà, non c’è nessun problema”, si è però lasciato sfuggire il governatore a margine delle interviste televisive.
“È ricorrente – ha cominciato Chiodi – l’osservazione che L’Aquila non abbia ricevuto un sostegno che pure in altri terremoti si favoleggia ci sia stato, e in misura superiore. È un’informazione che non corrisponde a verità, invece non c’è mai stata al mondo una situazione di questo genere. Mi sono stufato di sentire la politica politicante e le chiacchiere, questi sono dati. Non si può più fare senza studiare”.
Chiodi ha ricordato che “il primo aiuto è la riduzione delle tasse che erano state sospese: parliamo di 600 milioni di euro che sono stati messi a disposizione della comunità aquilana, imprese e persone fisiche. Il 60 per cento che sarà abbattuto – ha affermato – per le aziende si trasformerà in utile di bilancio, perché non verrà restituito, per le persone in una maggiore disponibilità finanziaria che potrebbe alimentare i consumi”.
Quanto al “modello Umbria e Marche” che nei giorni della trattativa veniva richiesto da più parti, “lì la sospensione è stata riservata solo a imprenditori possessori di immobili gravemente danneggiati dal terremoto. Adesso si può dire, prima no per non indebolire la trattativa con il governo: se si fosse adottato quel modello oggi la Regione avrebbe 350 milioni in meno di fondi Fas”.
Chiodi ha parlato di 2 miliardi investiti per l’edilizia, da lui e prima di lui. “Non c’è parte in Italia – ha affermato – dove sia stato staccato 1 miliardo di euro di risorse, un volume simile di risorse. A questo aggiungerei il miliardo utilizzato sempre per l’attività edilizia dal commissario precedente (Guido Bertolaso, ndr). Nessuna parte del mondo ha visto 2 miliardi di appalti per l’edilizia”.
E poi gli altri aiuti. “La Regione – ha snocciolato Chiodi – ha messo a disposizione 83 milioni di fondi Fesr, 35 per i danni delle imprese, 11 milioni per l’attrattività di nuove imprese, 6 per le attività turistiche. Il totale per ristorare i danni delle imprese è di 61 milioni. Ci sono poi 200 milioni per l’Anas, 100 dei quali già spesi per la viabilità del “cratere”, altri 100 per la 17 e la variante Sud. Ancora 100 milioni per la rete ferroviaria”. Totale, oltre 1 miliardo.
“Questa comunità – ha concluso Chiodi – ha bisogno di serenità, di un’informazione corretta, e non mi riferisco alle testate giornalistiche, e soprattutto bisogna alimentare la speranza. In molti Comuni c’è. Sappiamo che tutta questa vitalità alimenterà il sistema economico e alcuni dati ce li abbiamo già”.
Il Consiglio comunale dell’Aquila vuole riscrivere la storia della zona franca: subito i contributi per le aziende già esistenti, poi i fondi per quelle nuove, da due diversi canali di finanziamento.
Lo scenario è emerso nel corso di una conferenza stampa in cui l’amministrazione con numerosi esponenti, sindaco, presidente del Consiglio, qualche assessore e consiglieri sparsi, ha voluto difendere gli esiti della riunione dell’assemblea a Bruxelles di martedì scorso.
Riunione che, è stato detto, “al Comune come ente non è costata un solo euro di fondi pubblici”.
“Partiremo subito con il contributo ‘de minimis’ per le aziende già esistenti – ha annunciato il sindaco, Massimo Cialente – dobbiamo fare un bando. C’è un miliardo fermo della legge 77, servono almeno 300 milioni scaglionati nel tempo su di noi”.
Quanto alla zona franca urbana, gli sgravi fiscali per le nuove imprese, “non intendiamo rinunciarci, ci metteremo tutte le nostre forze e siamo pronti a tornare a Bruxelles anche a piedi. I 90 milioni non li tocchiamo – ha sbottato – il 9 avrò un primo incontro con il ministero dell’Economia”.
Altra notizia, la nascita di un gruppo di lavoro fisso sull’argomento, che gli esponenti comunali hanno ammesso di aver sottovalutato. “Dalla prossima settimana istituiremo un gruppo di lavoro permanente – ha anticipato il sindaco – composto dal Consiglio comunale e dai rappresentanti di chi paga questa situazione sulla pelle, organizzazioni di categoria e sociali, per capire insieme quali sono gli strumenti”.
Fin qui le novità. Ma il grosso dell’incontro con i cronisti è servito a difendere a spada tratta il Consiglio convocato a Bruxelles, che ha suscitato polemiche, osservazioni e critiche, anche di questo giornale.
Cialente, inferocito, ha ripetuto più volte la parola “perché”. “Perché – si è chiesto – si è scatenata nei confronti del Consiglio comunale questa azione offensiva che è arrivata a porre la nostra missione a fianco con fotografie con arrosticini (impiegata dall’articolo di AbruzzoWeb, ndr)? Ci dev’essere una motivazione politica, il Consiglio comunale è un’istituzione che dev’essere rispettata, soprattutto nelle sue decisioni”.
Il sindaco ha bacchettato anche il governatore, Gianni Chiodi, e il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis. “Aver detto che si trattava di una gita scolastica e che si andava a perdere tempo – ha tuonato – credo debba comportare scuse anche dal presidente della Regione che per il Consiglio deve mantenere rispetto”.
“Siamo andati a vedere in prima persona – ha spiegato il sindaco – quello che riguarda la vita dei nostri cittadini. Lascio in sospeso la domanda, perché sta succedendo tutto questo, cosa abbiamo fatto di sbagliato, perché tanta acredine e tanto fastidio?”.
Anche perché, secondo Cialente, “la missione è stata importante. Ha molto colpito – ha assicurato – che un Consiglio comunale allargato a rappresentanti della Regione, della Provincia e del mondo produttivo, si sia riunito a Bruxelles. Altro che sbeffeggiati, è esattamente il contrario!”.
Da quanto raccontato dal primo cittadino, “Tajani (Antonio, vice presidente della Commissione, ndr) – ha testualmente detto ‘Avete fatto bene perché questa mossa ha avuto un impatto politico importante sulla direzione generale Concorrenza del commissario Almunia a cui ho riferito questa cosa, colpendolo’”.
“Siamo stati ricevuti – ha concluso – da 15 eurodeputati italiani su 70 di tutti gli schieramenti. E anche da loro è arrivato l’invito, ci hanno detto tornate di più. L’operazione è stata politicamente giusta, se c’è un rimprovero, prima di tutto a me stesso, è che l’avremmo dovuto fare prima”.
Anche il presidente Carlo Benedetti ha difeso la missione che ha definito “compiuta”. “Dopo tre anni, forse questa è la colpa – ha detto – chi meglio del Consiglio comunale doveva andare a Bruxelles, a sconvolgere una struttura fredda e riscaldarla con la propria passione, ottenendo le risposte?”.
Interrogato sui costi, il presidente dell’assemblea ha spiegato che “qualcuno pensa che questi viaggi si facciano con la stessa logica degli enti più grandi, ma noi abbiamo un’altra pasta”.
Nel dettaglio, Benedetti ha svelato che “metà del viaggio è stata a carico dei consiglieri comunali e dei rappresentanti delle categorie che hanno partecipato. Il resto – ha concluso – è stato pagato da tutte le organizzazioni di categoria. Il Comune come ente non ha cacciato un euro”.



