L’AQUILA – L’Aquila si mobilita per Giovanni Lolli e chiede, in alcuni casi esplicitamente, al sottosegretario chietino Giovanni Legnini di dimettersi da deputato per far rientrare l’escluso eccellente a Montecitorio, sfruttando i meccanismi della legge elettorale del “Porcellum”.

Da qualche giorno è cominciato, infatti, il pressing, di certo inusuale e che deve essere lusinghiero per l’interessato, meno per l’altro, di categorie produttive, esponenti politici e tessuto sociale che martellano: rivogliamo Lolli in Parlamento. E ora scoppia la “grana” nel Pd, che vedrà giovedì arrivare proprio all’Aquila il segretario nazionale Guglielmo Epifani.

A cominciare sono stati, lunedì, con il sostegno dei sindacati, alcuni lavoratori del vecchio Polo elettronico dell’Aquila, una battaglia che “Zizzetto” conduce da ormai oltre dieci anni. Ieri, invece, nel “Boldrini-day”, a perorare la causa sono stati i direttori di Apindustria e Cna L’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma e Agostino Del Re.

Difficile prevedere l’esito di questa class action lolliana, certo è che l’interessato viene dato in odore anche di candidatura come consigliere regionale alle prossime elezioni, in cui si pensava potesse ambire anche al ruolo di candidato presidente contro Gianni Chiodi, salvo poi dover pure qui rientrare nei ranghi per via della rentrée di Luciano D’Alfonso che metterà d’accordo tutti.

“Fra mille preoccupazioni e poche prospettive, per i cassaintegrati, per i licenziati in mobilità e per gli esodati, il Partito democratico c’è stato soprattutto attraverso la costante presenza dell’onorevole Giovanni Lolli, il quale ha sempre profuso il massimo impegno. Non vincendo sempre ma provandoci, tenacemente”, hanno scritto i lavoratori, un testo condiviso anche dalle sigle sindacali Fim, Fiom, UIlm, in cui si chiede al segretario di attivarsi in tal senso.

Un’istanza a Epifani l’ha annunciata anche Mari Fiamma, che è andato molto più per le spicce: a suo dire, le dimissioni di Legnini “oltre a essere opportune alla luce del principio di base della divisione dei poteri in democrazia, sono necessarie per garantire una forte presenza dell’Aquila in un momento in cui tutto sembra crollarci addosso”.

Quanto a Del Re, nella sua nota evidenzia che “interventi diretti nell’interesse generale hanno visto con impegno e spirito di abnegazione, nell’onorevole Giovanni Lolli un valido punto di riferimento senza limiti di disponibilità e di orari, con l’obbiettivo comune degli interessi generali per la quale ragione si ritiene fondamentale l’attribuzione di un ruolo che possa ufficialmente rappresentare e continuare nel suo impegno parlamentare”.

Quando, appena fatto il governo, si era subito parlato di dimissioni del deputato chietino, a questo giornale Lolli aveva detto che “è ovvio che mi farebbe molto piacere se ciò accadesse, ma sono un signore, non tocca a me deciderlo. Comunque ne discuteremo”.

Non erano mancati gli input nei confronti dell’esponente di governo appena nominato. “Spero, e con me, sono certo, tutta la comunità abruzzese, e segnatamente quella del ‘cratere’, che questa nomina sia foriera di un’altra buona notizia, ossia quella del rientro in parlamento di Giovanni Lolli”, aveva detto per esempio il consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci, sostenuto dalla base del Pd.

Legnini sul tema, però, non si è mai espresso. Anche se è trapelata la sottolineatura della sovranità del risultato elettorale: Lolli è stato messo al settimo posto della lista bloccata all’esito delle primarie del partito, in cui pure è arrivato secondo all’Aquila dietro Stefania Pezzopane, ma ha ‘pagato’ la nomina a capolista al Senato di quest’ultima, a scavalco di Franco Marini, e il minore peso politico ed elettorale della piazza aquilana, scivolando indietro. Al voto poi l’Abruzzo ha eletto solo 6 deputati, per cui Legnini non ritiene di avere ‘colpe’ né di ‘doversi’ dimettere.

E non sfugge che le dimissioni non sembrano un’ipotesi probabilissima anche per altre due ragioni: la prima è la precarietà dell’incarico, perché almeno teoricamente il governo Pd-Pdl di Enrico Letta può cadere tra un anno o anche prima, in caso di scossoni, mentre il Parlamento un modo per farlo durare 5 anni senza elezioni anticipate lo si potrebbe trovare molto più facilmente.

La seconda è di ordine economico: a Legnini, da sottosegretario parlamentare, oggi non viene corrisposto lo stipendio aggiuntivo, mentre se si dimettesse dalla Camera prenderebbe solo quello da esponente del governo, che è molto minore e, appunto, precario. Di questi tempi, un elemento da considerare.