L’AQUILA – Pratiche della ricostruzione bloccate dentro al Comune dell’Aquila.

Sembra non esserci pace per i proprietari delle case danneggiate dal terremoto che chiedono solo di poter riparare la propria abitazione per tornare a fare una vita, almeno in apparenza, normale.

Fino a poco tempo fa il ritornello dentro gli uffici municipali era sempre lo stesso: “non è colpa nostra ma della filiera, che è troppo lenta”, un mantra ripetuto anche sulle memorie difensive depositate al Tar in occasione dei ricorsi, vinti, presentati da diversi cittadini.

Adesso, però, la “triplice” Fintecna-Cineas-Reluis ha cominciato a evadere il lavoro con una certa celerità, tanto che il governo ha deciso di concedere una proroga fino al 31 marzo 2013, a valere sui 12 milioni di euro già stanziati, provocando la reazione di Abruzzo Engineering che si era offerta di fare le stesse cose a meno soldi.

Risolto un problema se ne crea un altro: gli intoppi ora stanno al Comune, dove non si trova chi firma i provvedimenti con il contributo.

Almeno è questo quello che si sono sentiti rispondere alcuni aquilani, curiosi di capire a che punto fosse la richiesta di finanziamento presentata mesi prima.

“Manca il responsabile del procedimento – è la nuova giustificazione – i precari o sono alle prese con il concorsone o si preparano ad andarsene e materialmente non c’è chi segue l’iter, quindi niente contributo, per ora”.

La cosa ha fatto imbestialire le persone, che non vedono la luce in fondo al tunnel: “di questo passo non apriremo mai i cantieri”, è il rabbioso sfogo.

“Quando un meccanismo si sblocca l’altro si inceppa e viceversa – aggiungono – è assurdo”.

Probabilmente per avere una situazione più fluida si dovranno attendere le 128 assunzioni decise nella legge Barca sul passaggio dalla gestione commissariale a quella ordinaria, una cosa che non avverrà prima di gennaio-febbraio del prossimo anno.

Sempre che, nel frattempo, i residenti più esasperati dalle lungaggini non decidano di portare la questione sui tavoli dei giudici amministrativi che, in linea con le precedenti sentenze, condanneranno di nuovo il Comune a sbrigarsi. Giorgio Alessandri