L’AQUILA – “La storica sentenza del 14 dicembre conferma quello che abbiamo da sempre sostenuto: Transcom non poteva licenziare i terremotati”.

A dichiararlo in un comunicato Simona Fioretti, segretario provinciale dell’Ugl telecomunicazioni dell’Aquila.

“Dal primo momento le motivazioni della procedura di licenziamento mostrarono evidenti lacune in quanto le motivazioni apparvero subito insussistenti – aggiunge il segretario – La Transcom dichiarò di voler abbandonare la città perché era priva sia dello stabile che delle commesse da lavorare”.

“In realtà – ammonisce la Fioretti – lo stabile fu ristrutturato in tempi brevissimi e nel settembre 2009 la multinazionale si aggiudicò la ricchissima commessa nazionale del numero verde Inps-Inail, commessa che a tutt’oggi è gestita in subappalto dal Consorzio lavorabile che sottopaga i dipendenti avendoli inquadrati nella qualifica di bagnini e nel contratto nazionale delle cooperative sociali”.

“L’Ugl, pur denunciando continuamente e pubblicamente le succitate contraddizioni, firmò la contestata  procedura di mobilità, come giustamente asserisce Transcom, per il semplice motivo che, senza quella firma, i 276 lavoratori sarebbero stati licenziati in tronco e non avrebbero potuto essere reintegrati in E-care, il call-center di Monticchio che riassorbì i dipendenti”.

“La sentenza del 14 dicembre rende giustizia, non solo ai dipendenti, ma anche agli aquilani in quanto stabilisce che i terremotati non potevano essere licenziati”, prosegue.

“Dopo 32 mesi di disagio e preoccupazioni, il 2011 finisce con una splendida notizia per gli aquilani. Ora Transcom chieda scusa alla città”, conclude la Fioretti.