L’AQUILA – Investe un cane e, inopinatamente, fa causa al Comune dell’Aquila: questi gli estremi di una causa certamente singolare e dagli esiti davvero incerti visto che precedenti simili sono rari.
L’atto di citazione è stato presentato di recente dal signor Andrea Veronesi il quale afferma di aver investito l’animale lungo la statale 17 bis e attribuisce la responsabilità all’ente locale.
Il Comune, da parte sua, afferma con determinazione che “l’atto di citazione è sommario e non consente di individuare i riferimenti giuridici a fondamento della domanda. Altro non resta che che difendersi dal prefato signore in primo grado e ove occorra anche in tribunale”.
Una matassa difficile da sbrogliare anche se il Comune sembrerebbe avere possibilità per difendersi a fronte di un giudizio giocato sul filo delle interpretazioni delle norme e sulla dinamica dell’evento che al momento è da chiarire.
Va detto, però, che secondo recenti orientamenti di Cassazione non basta che la normativa regionale individui nel Comune uno dei soggetti avente il compito di controllo del fenomeno del randagismo e debba provvedere alla cattura e custodia degli animali. Occorre che il danneggiato dimostri che l’incidente è stato determinato esclusivamente dalla mancata adozione, da parte del Comune, di tali comportamenti, cosa non facile.
Inoltre, secondo valutazioni di alcuni giuristi, l’attraversamento della strada da parte di un animale randagio o meno, è un evento in teoria prevedibile per un automobilista e non si può pretendere che il Comune abbia sempre le contromisure già predisposte per evitare l’impatto.




