L’AQUILA – “Mentre il centro cittadino dell’Aquila cerca faticosamente di riconquistare decoro e vivibilità a sedici anni dal sisma del 2009, le periferie, ogni giorno di più, sprofondano nel degrado. L’immondizia abbandonata, l’incuria e la totale assenza di controlli sono diventati la triste normalità in molte zone della città, dove a farne le spese sono l’ambiente, il paesaggio urbano e, soprattutto, la qualità della vita dei cittadini”.

Lo denuncia un lettore di Abruzzoweb ed emblematico il caso di Piazza d’Armi, sede dell’ex mercato di Piazza Duomo, un’area che dovrebbe rappresentare un modello di rigenerazione urbana, un polmone verde per famiglie, sportivi e bambini e che invece, viene denunciato, si ritrova invece trasformata, ogni settimana, in un cumulo di rifiuti.

“Non è colpa degli ambulanti, che rispettano le regole e lasciano le loro aree in condizioni dignitose. Il problema nasce subito dopo, quando l’area rimane abbandonata a sé stessa, preda dell’inciviltà di chi la frequenta”, affermano ad AbruzzoWeb alcuni genitori che portano qui i loro figli piccoli di pomeriggio, per stare un po’ all’aria aperta in questo inizio di primavera”.

“Cartacce, bottiglie, plastica, resti di cibo, imballaggi di ogni tipo vengono gettati ovunque, anche sui prati, senza alcun rispetto per il bene comune. C’è chi come noi porta qui i bambini a giocare, ma oggettivamente non è una bella esperienza. E chi fa jogging è costretto a farlo tra cumuli di sporcizia, come se fosse ormai qualcosa di normale. Una situazione che stride con l’idea di una città in fase di rinascita, che meriterebbe invece spazi pubblici curati e sicuri”, continuano.

“Dove sono i controlli? Dove sono le sanzioni?”, si chiedono i cittadini, che lamentano una sorta di assenza, da parte delle autorità preposte: “Se gli incivili sapessero di andare sicuramente incontro a multe salatissime, la smetterebbero di insozzare tutto”, affermano ancora i genitori.

“Serve, allora, la volontà di far rispettare le regole. L’assenza di interventi alimenta un circolo vizioso per cui l’inciviltà si autoalimenta, col silenzio-assenso delle istituzioni”, aggiungono.

“Non si tratta solo di un problema estetico o igienico-sanitario: è un fatto culturale, simbolico, che racconta di una città che, se da un lato costruisce e si rialza, dall’altro continua a tollerare comportamenti indegni e a trascurare proprio quei luoghi che dovrebbero rappresentare un orgoglio per tutta la comunità”, concludono.

L’appello, quindi, è duplice: “ai cittadini, affinché tornino a sentire il senso del bene comune, e alle istituzioni, perché attivino una rete di sorveglianza, pulizia regolare e soprattutto sanzioni reali per chi sporca. Perché L’Aquila, per rinascere davvero, deve essere ricostruita anche nel senso civico”.