L’AQUILA – Il Festival internazionale di musica Pietre che cantano in coproduzione con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese per i Cantieri dell’Immaginario presenta all’Aquila un evento straordinario.
Domani, venerdì 20 luglio, ore 21.30 nel Ridotto del Teatro – ingresso libero Fabrizio Gifuni legge Carlo Emilio Gadda nella performance “Genti e terre d’Abruzzo e Le tre rose di Collemaggio” Libero commento musicale di Cesare Chiacchiaretta, fisarmonica
Raccontare un Abruzzo magico e nascosto è stato sin dall’inizio il programma del Festival Internazionale di Musica Pietre che cantano, che ha fatto riscoprire ad un vasto pubblico le gemme preziose dell’Arte abruzzese con i suoi concerti ambientati nei più bei luoghi d’arte dei borghi storici aquilani e dell’Aquila.
In questo intervento di Pietre che cantano all’interno dei Cantieri dell’Immaginario , curato da Luisa Prayer, direttore artistico del Festival Internazionale di Musica Pietre che cantano, e prodotto in collaborazione con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, Gifuni legge alcune delle belle e struggenti pagine che il Gadda giornalista, inviato speciale in Abruzzo de La Gazzetta del Popolo, scrisse tra il 1934 e il 1935, in un suo passaggio dal Fucino, attraverso l’Altopiano delle Rocche fino alla Città dell’Aquila, al Gran Sasso, e poi Teramo.
Dei sette articoli scritti per il giornale, quattro furono inseriti nel volume pubblicato dall’editore Parenti nel 1939, poi ripubblicato da Einaudi nel 1964 , dal titolo “Le meraviglie d’Italia”: una collezione di articoli dedicati a paesaggi e umanità di vari luoghi d’Italia, con un titolo che “evoca quello dei Mirabilia medievali”, come ebbe a notare Dante Isella,”i repertori guida dei pellegrini alla scoperta delle magnificenze dell’Urbe”.
I quattro brani abruzzesi sono poi stati ripubblicati nel 2001 in un volume della Fondazione Carispaq dal titolo “Meraviglie d’Abruzzo”, a cura di Errico Centofanti, arricchita da scritti critici e approfondimenti d’indagine storica e sociale del curatore, che hanno permesso la ricostruzione dettagliata dell’itinerario gaddiano in Abruzzo, così come delle storie dei personaggi e degli avvenimenti citati.
Nella serata del 20 luglio verranno letti all’Aquila due capitoli: “Genti e terre d’Abruzzo”, dedicato al tragitto dal Fucino verso L’Aquila, passando per l’Altopiano delle Rocche, fino all’arrivo in città, e “Le tre rose di Collemaggio”, dedicato alle bellezze del paesaggio umano e artistico e allo scenario naturale della città stessa. La penna del grande scrittore lombardo verga pagine di intenso lirismo, commosso nel ritrarre la bellezza della natura e dell’arte aquilana, e della città nel suo insieme ( straordinaria, di tono quasi epico la descrizione del mercato di frutta e verdura di Piazza Duomo ), e nel cogliere, nelle figure del paesaggio umano, una primitività ingenua e generosa. E’ un Abruzzo che fa risuonare corde profonde nello scrittore, un Abruzzo che si scava un posto nel suo immaginario per ricomparire, come nota Centofanti nei suoi scritti critici, in passaggi successivi di altre opere gaddiane.
La lettura di questi testi è affidata a Fabrizio Gifuni, il cui teatro si è indissolubilmente legato al nome di Carlo Emilio Gadda, cui ha dedicato anni di ricerche sfociate nel progetto “Gadda : antibiografia di una Nazione” e nei due pluripremiati spettacoli ’Na specie de cadavere lunghissimo” e “L’Ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro”, entrambi per la regia del grande Giuseppe Bertolucci, recentemente scomparso. Gifuni è attore tra i più significativi ed attuali del teatro e del cinema italiano: dopo la performance aquilana, sarà premiato il 22 luglio, con la moglie attrice Sonia Bergamasco, al Giffoni Film Festival, e il 27 riceverà al festival Le Isole del Cinema il premio Gian Maria Volontè 2012.
Un libero commento musicale, essenziale per dare alla lettura il respiro di un ascolto maggiormente partecipe, è affidato al cuore abruzzese di un poeta della fisarmonica, Cesare Chiacchiaretta, musicista trascinante e commovente, interprete e ricreatore, con le sue improvvisazioni, di un mondo lontano ma ancora vivo nella memoria collettiva, e quindi, forse, non del tutto perduto.






