L’AQUILA – Mattinata di proteste quella di oggi all’Aquila. Circa duecento di studenti hanno tenuto un corteo che è partito da Piazza D’Armi fino a San Bernardino per protestare per i problemi che i giovani hanno sia come studenti sia come cittadini.

I perché della manifestazione erano tanti, dalla promessa fatta loro di aprire un Centro Polifunzionale a San Bernardino di cui non esiste neanche un progetto alla questione dell’Asilo Occupato, passando per i costi elevati dei contributi scolastici e una legge regionale del diritto allo studio ormai superata che non sfiora neanche lontanamente le esigenze degli studenti del Terzo Millennio.

E così, sono scesi in piazza ancora una volta per ribadire i loro diritti, per far sentire alle autorità il loro pensiero, e esponendo ciò che non li soddisfa di una società in cui la scuola dovrebbe essere un punto di appoggio per gli studenti, e non uno strumento per “pagare la crisi”, come appunto recita lo slogan utilizzato dai ragazzi aquilani stamattina.

Molti di loro hanno deciso di farsi intervistare per dire la propria opinione, come Vittoria Giampaolini, studentessa del Cotugno, che esordisce: “noi ragazzi siamo stufi di essere considerati come quelli che non hanno valori, che non sanno mai cosa fare o come farlo. Beh, ogni volta che noi facciamo qualche protesta o qualche protesta, veniamo sempre additati come quelli che non hanno voglia di andare a scuola, e ci siamo sinceramente stufati, tutto quello che chiadiamo è di essere ascoltati perché la nostra legge regionale risale al ’78 e abbiamo bisogno veramente di novità e soprattutto non possiamo sempre stare alla mercé di tutto quello che decidono le autorità perché per noi non decidono assolutamente niente”.

“Quindi oggi scendiamo in piazza – prosegue la studentessa – e non finirà qua la nostra protesta. Per farci ascoltare e perché le promesse che ci hanno fatto, come per esempio il Centro Polifunzionale a San Bernardino vengano rispettate e soprattutto noi ragazzi chiediamo di essere rispettati”.

Vittoria poi solleva anche il problema dei costi esageratamente elevati dei contributi scolastici: “almeno per il Cotugno, i costi per i contributi scolastici sono di 36 euro al biennio e di 50 euro al triennio per alunno. Questi contributi sono molto alti, perché, escludendo le spese statali, sono necessari per la gestione della scuola. In tutto vengono versati circa 40.000 euro l’anno e alla fina dobbiamo fare i conti con il non avere carta nei bagni, per non avere le tapparelle riparate e per non avere un efficiente servizio di riscaldamento. Questo non ci sembra giusto poichè noi finanziamo la scuola con tutti i nostri soldi, con i soldi delle nostre famiglie, per avere un trattamento adeguato, mentre la nostra scuola non ci offre praticamente quello rispetto a quello che potrebbe offrirci.”

Finisce il suo discorso con il progetto di istituire ordine paritetici per l’approvazione dei progetti nei Piani di Offerta Formativa: “noi troviamo giusto partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la nostra scuola, per non lasciare decidere tutto quanto al Preside o al Consiglio di Istituto. Quindi richiediamo un organo paritetico, cioè formare un gruppo di studenti e docenti dello stesso numero che possano quindi partecipare alle riunioni dell’Istituto e decidere insieme al Consiglio d’Istituto cosa variare nella scuola e soprattutto proporre dei progetti per appunto incentivare il livello di gradimento della nostra scuola e renderla un posto più adatto a un corpo studentesco che vuole farsi sentire. Aggiungo che  ora si parla solo del Cotugno, ma ci aspettiamo che venga appoggiata dal resto delle scuole dell’Aquila, poiché ci sembra un’idea innovativa per tutti”.

Sara Bianchi, anche lei studentessa del Cotugno, la pensa come Vittoria: “oggi siamo qui per manifestare e mostrare il nostro disagio e la nostra sfiducia nei confronti dei politici che ci hanno promesso più volte, anche in diretta Tv, quindi diciamo che ne abbiamo ‘le  prove’, una Struttura Polifunzionale a San Bernardino, ma come altre volte hanno disatteso le nostre speranze, deludendoci ancora una volta, e ancora una volta noi siamo qui a manifestare e per ricordare che noi ci siamo, che siamo importanti e che vogliamo fare qualcosa per la nostra città, ma vogliamo essere aiutati e vogliamo collaborare”.

“Ma quello che sfugge – aggiunge – è che la collaborazione deve essere bilaterale. Se non saremo accontetati, di certo la protesta non si fermerà qui perché non è un disagio che si risolve con una manifestazione e quindi non è un problema che noi chiuderemo qui, non è una scusa solo per perdere un giorno di scuola, ma è un problema che seriamente abbiamo e un disagio che noi vogliamo dimostrare, manifestare e cercare di risolvere quindi sicuramente ci saranno altre manifestazioni e la situazione non cambierà, continueremo nelle nostre proteste fino a che non saranno costretti ad ascoltarci”.

Anche Filippo Cotellesa studia al Cotugno e anche lui vuole dire la sua: “siamo qui per manifestare il nostro disappunto nei confronti delle istituzioni che più volte, in seguito alle nostre richieste per uno spazio pubblico dove i ragazzi volevano andare a passare i loro pomeriggi, ci avevano promesso il Centro a San Bernardino, di cui non si è saputo più niente. In più hanno contestato la nostra occupazione dell’Asilo dicendo che la nostra era un presa di posizione sbagliata. Infatti uno dei comitati che ha organizzato la manifestazione ha fatto la richiesta alle istituzioni per questo spazio che non è mai stato dato a distanza di mesi, mentre invece altri partecipanti alla manifestazione hanno occupato l’Asilo e sono stati criticati dalle istituzioni. Finisco con il dire che finché non raggiungeremo i nostri obbiettivi noi non ci fermeremo.”

Dell’Asilo Occupato ne parla anche Matteo Di Genova, coordinatore dei Giovani Comunisti L’Aquila: “Questa mattina, oltre che per protestare, siamo scesi per lanciare un’assemblea che si terrà Lunedì all’Asilo Occupato. Un’assemblea sulla manifestazione nazionale del 15 ottobre che si terrà in tutte le capitali europee, quindi anche a Roma, contro la Bce che vuole far pagare la crisi ai settori popolari, ossia studenti, lavoratori, pensionati e precari. Siamo qui quindi per manifestare insieme all’Uds, e con tutta la rete di associazioni studentesche che si è creata, come Epicentro Scuola Attiva, e rilanciamo che utilizzi gli spazi che sono stati occupati (come l’Asilo), come luoghi per la sua organizzazione, visto che sono spazi a disposizione degli studenti, visto che tra le altre realtà sono stati occupati anche da due collettivi studenteschi quindi pensiamo che l’Asilo Occupato sia il luogo giusto per organizzarsi per le lotte di questo autunno. Ora però sono qui, più che come rappresentante dell’Asilo Occupato, come coordinatore dei Giovani Comunisti, che ha aderito alla manifestazione, e stiamo lanciando da queste manifestazioni cittadine quell che poi sarà la manifestazione internazionale del 15 ottobre che si terrà appunto in tutte le capitali d’Europa”.
 
“Sulla questione del Centro Polifunzionale, io la penso diversamente: credo che una volta visto che gli studenti avevano preso l’iniziativa di occupare un posto, è uscito fuori questo progetto del Centro Polifunzionale, perché spaventa il fatto che gli studenti possano organizzarsi. Quindi noi crediamo che sia dal basso che debba uscire la risposta, la dove le istituzioni non intervengano. Non è una sovversione, è una cosa contenuta nella Costituzione, il principio di sussidiarietà, quindi vediamo solo cose positive in questo.”

Alla giornata di protesta ha preso parte anche Giorgio Bruno, coordinatore dell’Uds L’Aquila: “Questa manifestazione è stata organizzata per molti motivi: abbiamo dei motivi cittadini che sono per lo più l’assenza del Centro Polifunzionale a San Bernardino, e in più abbiamo fatto una raccolta di firme per proporre l’istituzione di organi paritetici, per far sì che anche loro partecipino alla stesura del POF (piano offerta formativa), e quindi che anche loro approvino i progetti che gli verranno appropinati per tutto l’anno”.

“Per quanto riguarda i temi nazionali, naturalmente parliamo di crisi; la crisi del ‘neo liberismo’ che non ci ha portato assolutamente niente, e così come gli effetti della Riforma Gelmini, una riforma che tende alla massificazione della coscienza e non all’interesse dei signoli studenti. Una Gelmini che con la retorica del merito pensa soltanto a privatizzare la scuola o comunque aa dare maggiori finanziamenti alla scuola privata che alla scuola pubblica. Per contrastare tutto ciò, innanzitutto vorremmo proporre questa nuova rete, ‘l’Epicentro Scuola Attiva’, che riunisce le quattro realtà studentesche maggiori all’Aquila: il ‘Cotugno in movimento’, ‘Uds’, ‘Zona Rossa’ e ‘Giovine Aquila’. Per queste cose vorremmo ribadire un progetto che è stato portato avanti dall’Uds, anche a livello nazionale: una riforma che è stata fatta dagli stessi studenti e che abbraccia tutti gli argomenti della conoscenza e dell’istruzione”.

“Pensiamo che questa riforma fatta da noi sia migliore rispetto alla riforma Gelmini e anche molto più funzionale alla vita pubblica e della scuola, che non deve essere un centro di reclutamento per il lavoro, che poi neanche ci sarà, ma deve essere un centro culturale, deve poter sensibilizzare anche alle questioni inerenti il lavoro, anche alle questioni inerenti la cultura, e non solo limitarsi alla lezione friontale. Proprio per questo nelle nostre proposte abbiamo anche inventato dei nuovi metodi di lezione, al di fuori della lezione frontale, e abbiamo appunto fatto la raccolta di firme per poter sensibilizzare tutte le scuole su questo argomento. A livello nazionale invieremo questa riforma direttamente al Parlamento e anche con un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”.

“Per quanto riguarda le istituzioni locali, abbiamo invece ribadito ancora una volta la nostra consapevolezza che le promesse non vengono mantenute. Sono entrati nella nostra scuola (nel Cotugno n.d.r.) e ci hanno promesso che entro luglio in piazza San Bernardino ci sarebbe stato il centro Polifunzionale per studenti; come potete vedere non c’è assolutamente nulla, e la prima pietra doveva essere messa a luglio, siamo a ottobre, e come se non bastasse, gli studenti non sono neanche stati coinvolti al vaglio del progetto, un progetto che è iniziato proprio da noi studenti, grazie ai sondaggi post terremoto, dove è emersa una realtà sconvolgente, dove non compaiono luoghi di ritrovo e dove c’è una netta divisione tra quelli che sono i bisogni degli studenti tra i 14 e i 16 anni, e gli studenti tra i 16 e i 19 anni, ossia quelli che erano un pò più grandi al momento del terremoto, che vogliono assolutamente tornare in centro e ricreare, almeno in parte, l’ambiente che c’era prima, oppure ricrearne uno nuovo fatto a nostra misura”.

“Quelli più piccoli invece prendono i nuovi punti di riferimento, come i bar, come è stato in Viale della Croce Rossa, o addirittura come l’Aquilone, secondo noi, oltre che inutili, sono perfino dannosi nella formazione e nella cultura di ogni studenti e di ogni cittadino. Per questo noi esigiamo questo centro, e, soprattutto, che questo progetto sia fatto con noi, e se ancora una volta non saremo soddisfatti, continueremo a protestare e a cercare alternative, perché non è possibile che da parte delle istituzione e da parte della scuola ci sia questo paternalismo. Noi studenti siamo gli unici che sono consapevoli dei loro problemi, e non vogliamo stare a sentire coloro che ci propinano delle loro soluzioni senza vivere con noi. Noi vogliamo essere la soluzione e noi vogliamo dare le nostre soluzioni”.