L’AQUILA – “Mai utilizzato, per operazioni all’anca, le presunte protesi pericolose di cui si è parlato, venerdì scorso, a Striscia la notizia: pertanto, i miei pazienti possono state tranquilli”

Lo precisa il direttore del reparto di Ortopedia dell’ospedale dell’Aquila, Stefano Flamini, in relazione al servizio andato in onda il 13 gennaio scorso nella trasmissione di Canale 5.

Nel servizio si è parlato delle presunte protesi pericolose, di cui si un anno fa si occupò anche il ministero della Salute, che produrrebbero danni alla salute e intossicazioni.

“Vorrei dire con estrema chiarezza, per rassicurare i pazienti da me operati – dice Flamini – che nella mia unità operativa complessa non sono mai state utilizzate protesi come quelle della ditta citata nel servizio di Striscia la notizia”.

“Per quel che riguarda Ortopedia dell’Aquila, quindi – rassicura il primario – l’allarme che si è creato è del tutto ingiustificato  e tranquillizzo appieno i tantissimi pazienti che, nelle ore scorse, mi hanno contattato molto allarmati: non hanno alcun motivo di temere danni o conseguenze per la propria salute”.

Flamini elenca, poi, le eccellenze del reparto aquilano: “Ortopedia dell’Aquila, tra l’altro, dopo aver superato il periodo critico del sisma, nel 2011 ha ripreso a pieno ritmo la propri attività eseguendo, dal primo gennaio a oggi, 198 interventi di chirurgia protesica (sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori); uno standard operativo che, nel 2012, è destinato a crescere”.

E ancora: “il reparto, inoltre, ha ulteriormente migliorato i tempi della propria attività e riesce a garantire una visita ortopedia in cinque giorni e un intervento chirurgico di artroprotesi di anca o ginocchio in 30 dalla visita”.
  
“Tra l’altro, in reparto – si dice ancora nella nota del primario – è stato messo a punto un sistema di emostasi intraoperatoria che consente di ridurre le perdite ematiche del paziente”.

“Grazie a un software, che elabora i dati del bacino e dell’anca patologica, l’ortopedico conosce preventivamente il tipo e la taglia di protesi da impiantare, con grande precisione. Oggi, infatti – spiega Flamini – il paziente va sottoposto a radiografia secondo un protocollo specifico per acquisire. Questa tecnica moderna rende l’intervento più sicuro: il paziente viene maggiormente informato, potendo egli stesso visualizzare virtualmente l’intervento che dovrà subire ed il chirurgo è perfettamente preparato alle eventuali difficoltà rivelate dallo studio ‘Progetto’, metodo definito ‘Planning computerizzato'”.

“Adottando il modello del cosiddetto ospedale ‘aperto’, inoltre – conclude Flamini – il reparto, da oltre un anno, consente a parenti e amici di fare visita ai propri degenti, ricoverati nel presidio, a qualunque ora, nell’arco temporale giornaliero di 11 ore”.