L’AQUILA – “Sono molto legato alla tradizione, alla storia della mia città, ma mi ritengo un ‘conservatore illuminato’. Per far rinascere L’Aquila dovremmo essere dei rivoluzionari e fare cose completamente diverse e innovative in collaborazione reciproca. Invece la nostra città è un ambiente asfittico per l’economia e la cultura”.
L’AQUILA SIAMO NOI: ”SENZA STRATEGIA NON C’E’ FUTURO PER LA CITTA”’
di Annalisa CascianiCosì Alfredo Ranieri Montuori, vice presidente dell’associazione no profit “L’Aquila siamo noi”, ha parlato della situazione dell’Aquila post sisma e della strada che tutti dovremmo intraprendere per far rinascere la città e renderla competitiva a livello nazionale e internazionale.
L’associazione “L’Aquila siamo noi”, nata nel luglio 2009, organizza eventi con prodotti artigianali e realtà culturali dell’Aquila in Italia e all’estero, tentando di sdoganare le eccellenze del territorio aquilano e offrire prospettive economiche e culturali future al capoluogo abruzzese.
“Crediamo che L’Aquila abbia molte risorse, dovremmo avere anche un piano strategico per potenziarle e sfruttarle al meglio. Per il momento non esiste nessuna realtà politica all’Aquila che abbia una ‘visione’ di dove far arrivare la nostra città”, ha commentato Montuori.
L'”Aquila siamo noi” ha portato negli ultimi anni realtà dell’artigianato locale all’Expo di Shangai, all’Artigiano in Fiera di Milano, il Corteo della Perdonanza alla Bit, ha organizzato concerti del Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila a Roma e in altre città italiane, l’ultimo, “Concerto dei Mestieri sotto l’Albero”, venerdì 23 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Com’è nata l’associazione “L’Aquila siamo noi”?
È un’idea di cinque aquilani, io e quattro donne, e forse per l’alta percentuale femminile sta avendo successo (ride, ndr). Nessuno di noi aveva avuto perdite di familiari o danni gravi, nei primi mesi dopo il terremoto vedendo i vari interventi attuati, abbiamo cominciato a pensare a quello che ci sembrava necessario che qualcuno facesse. Ci siamo chiesti “perché non facciamo qualcosa noi?”. Dopo quasi tre anni posso dire che per me ha un valore enorme, mi sento a posto con la mia coscienza perché sto facendo qualcosa per la mia città. Potrei dire che dare il nostro aiuto sembra quasi un’esigenza “etica”.
Quando siete nati quali obiettivi vi siete prefissati?
Ci siamo resi conto che gli aspetti della ricostruzione materiale erano troppo grandi per quelle che erano le nostre forze. Ci sembrava, e ci sembra ancora, fondamentale salvaguardare le radici della nostra comunità e la storia dell’Aquila. Per fare questo si dovevano appoggiare le eccellenze artistiche, artigianali e musicali del territorio. Perché queste sono le radici della nostra storia e i pilastri del nostro domani.
Tutte le associazioni culturali, le istituzioni, continuano a ripetere il refrain “L’Aquila rinasce con la cultura”. Crede che ci si stia muovendo in questo senso?
Quello che trovo assurdo è che non ci sia un piano strategico per la città, e non parlo di ricostruzione materiale. Abbiamo una certa distorsione della memoria: ricordiamo L’Aquila prima del terremoto come una “Piccola Svizzera”. Niente di più lontano: la città era fortemente arretrata. Non riusciva a essere un polo culturalmente attrattivo ed economicamente trainante come dovrebbe essere un capoluogo di Regione. Un Capoluogo è tale perché ha una storia forte e rappresentativa per il territorio in cui sorge, ma anche perché è all’avanguardia per tecnologia, turismo, industria. L’Aquila ha la storia, ma non ha mai avuto altro.
Secondo lei per quale motivo?
La città è sempre stata un po’ addormentata. Per ogni cosa si parlava di “scippo”, ma in realtà le attività economiche sono attratte da posti che hanno qualità appunto “attrattive”. All’Aquila una politica del genere non è mai esistita. Ancora oggi si ragiona sempre e soltanto per l’interesse del singolo. Sono state riaperte le piccole attività, tutte sparse nel territorio, ma una visione globale, un piano strategico non c’è. L’Aquila ha molte risorse, ma senza un obiettivo comune non andiamo da nessuna parte.
Per piano strategico cosa intende?
Avete per caso visto l’Unione degli Industriali, la Confindustria o altre associazioni di categoria presentare progetti concreti per la città? Le città rinascono se i cittadini lo vogliono. Ci devono essere progetti comuni. Con i soli investimenti privati ci si coltiva il proprio campicello e basta. Si dovrebbero fare investimenti che mirino al bene comune anche a discapito, nell’immediato, della “tranquillità casalinga” del singolo, ma che poi in futuro possano dare benefici a tutti.
Un esempio concreto?
Ci sono delle cittadine del Nord che tengono i centri storici come delle bomboniere, sono gli stessi commercianti che investono sulla pulizia e il decoro della città. Qualcuno ricorda se per caso un commerciante aquilano si sia mai preoccupato di ripulire i portici dalle scritte? Oppure, si pensi all’Aquila degli anni ’70, era conosciuta come la città della musica, la “Salisburgo d’Italia”. Oggi ne è ben lontana. Vogliamo investire sulla musica, benissimo, allora perché le varie associazioni musicali non si organizzano insieme per creare un Festival estivo sulla falsa riga di quello di Salisburgo?
Ci si sta muovendo per la cultura o meglio è quello che dicono tutti…
Il problema è che la qualità della classe politica all’Aquila è bassa. Inadeguata all’onere che ha rappresentato il terremoto. Tutti, in questi giorni, si vanno lamentando che l’Italia si sta dimenticando dell’Aquila, ma dovrebbe essere la classe politica e fare in modo che l’Italia non la dimentichi e continui a vederla. All’Aquila manca la “visione” politica, ossia sapere dove si vuole portare la città.
Lei dove la vorrebbe portare?
Io sono molto legato alle tradizioni, mi ritengo un “conservatore illuminato”, nel senso che si deve puntare sulle eccellenze del territorio, ma anche che in questo particolare momento la città avrebbe bisogno di veri rivoluzionari, buttare all’aria tutto quello che è stato e fare qualcosa di completamente innovativo e diverso. Per essere competitivi a livello nazionale e internazionale. Adesso c’è il refrain che mancano i soldi. Io credo che di soldi ne siano girati molti, ma cosa è stato fatto? Credo che se si fa un progetto valido, i soldi si trovano.
Si spighi meglio…
Beh se vogliamo puntare sulla musica si trovino esperti musicisti, se vogliamo investire nel turismo si consultino persone che siano del campo e abbiano studiato turismo. Oppure si parla tanto della città universitaria. Si piangono gli studenti morti ma ci siamo scordati che per 40 anni li abbiamo fatti dormire in buchi con affitti assurdi? Ancora oggi gli affitti sono alti e ci guadagnano soli i privati. Perché non si investe per fare campus o residence universitari con tecnologie moderne ed ecologiche? Perché non si fa in modo che la città attragga gli studenti e non soltanto perché non si pagano le tasse? Potremmo investire in tecnologie nuove, penso all’Auditorium del Giappone, con le pareti in cartone, con un’acustica eccezionale: molti verranno in futuro a studiarlo. Dovremmo fare cose all’avanguardia per attirare studiosi a livello internazionale. Questo muoverebbe l’economia, porterebbe vantaggi a tutti.
Invece…
Ma all’Aquila in due anni ancora non riusciamo a ripulire il cimitero dai calcinacci caduti e la città è piena d’immondizia. Dovremmo avere l’onestà intellettuale di dire quello che non va. I cittadini dovrebbero avere una coscienza civica e tenere sotto pressione l’amministrazione comunale per fare in modo che le cose si attuino.
Crede che le prossime elezioni comunali siano essenziali per la città? Il prossimo sindaco che ruolo avrà?
Questa campagna elettorale è ferma. Nel senso che la progettualità si è bloccata fino alle elezioni. Non c’è nessuno che abbia il coraggio di tirare fuori un progetto e di portarlo avanti. Tutti dicono vediamo come vanno le elezioni e poi si vedrà. Bene, ma quando il nuovo sindaco sarà eletto, ci vorranno almeno 12 mesi per fare un progetto e poi altri 12 mesi per farlo partire: saranno passati 5 anni dal terremoto e tutto sarà ancora fermo.
Voi come associazione vi state muovendo autonomamente in questo senso. Cosa avete fatto e farete per l’economia e la cultura aquilana?
Lo scopo è far uscire il meglio che la città possiede fuori dall’Aquila, anche a livello internazionale. Abbiamo portato gli artigiani locali all’expo di Shangai, all’Artigiano in Fiera, il Corteo della Perdonanza alla Bit, i ragazzi del Conservatorio dell’Aquila hanno fatto concerti in varie città d’Italia. Facciamo promozione per L’Aquila, ma poi qui non c’è una “Cultura dell’accoglienza” e il nostro lavoro non trova un tornaconto. Non si riesce a intercettare gli imprenditori, farli venire in città ed essere abbastanza attrattivi da farli anche investire sul nostro territorio. Nessun albergo, ad esempio, ha mai pensato di fare pacchetti speciali per i turisti per farne venire di più: questo all’Aquila non esiste.
Economicamente avete avuto aiuti?
Tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie ad associazioni e realtà non aquilane. Ad esempio, il concerto di Natale del Conservatorio a Roma è stato possibile grazie al Comune di Roma. Quando portammo il Corteo della Perdonanza alla Bit, i costi per 51 persone li pagò interamente la Fiera di Milano. Le realtà esterne ci aiutano perché quello che facciamo è di alta qualità. All’Aquila l’unica realtà che si muove in questo senso è la Fondazione Carispaq. Mecenati dell’Aquila per “amore verso la città” non ne abbiamo mai avuti.
È pessimista o ottimista verso il futuro dell’Aquila?
Ne l’uno né l’altro. Il nostro futuro sarà quello che costruiremo e per adesso non stiamo percorrendo la strada giusta. Tutti dovrebbero avere senso civico e poi investire sulla collaborazione di persone competenti e non sul raccomandato di turno. L’Aquila è di tutti quelli che la amano aquilani e non, deve essere aperta a chi ha buona volontà. Immota Manet non significa immobile economicamente e asfittica.
Progetti per questo 2012.
Innanzitutto, abbiamo avuto inviti per la Fiera di Milano, altre fiere del turismo e dell’artigianato. Poi torneremo alla Bit, ma cercando un collegamento con le componenti turistiche della città perché altrimenti non ha senso. Dobbiamo attrarre l’economia. Ma l’obiettivo che vogliamo raggiungere nel 2012 è un centro delle eccellenze dell’Aquila, eccellenze che vorremo presentare all’Expo di Milano del 2015. L’idea è di sistemare delle porzioni dei quartieri storici della città, creando un luogo bello da guardare e decoroso, per ricollocare tutte le piccole realtà artistiche, le botteghe in modo che i turisti le trovino tutte insieme e non dislocate in capannoni nella periferia.
Creare una sorta di piccolo centro commerciale all’aperto come propone qualcuno?
Non un centro commerciale, vogliamo recuperare una parte del centro storico esistente e creare un luogo di eccellenze che anzi sia altro dal centro commerciale, che pur è servito dopo il sisma. Vicoletti e stradine, in modo che venendo all’Aquila si trovi un posto dove sono presenti i prodotti di maggiore qualità del nostro capoluogo. Quando andammo a Shangai, ci poteva essere un press tour, un turismo dei giornalisti cinesi per vedere il nostro territorio. Ma qui non esiste un posto dove si possono vedere raggruppate tutte le realtà imprenditoriali, esporre prodotti e così via. L’idea è creare anche una sorta di Business center, una piccola Fiera per intenderci. In questo modo l’economia potrebbe ripartire e creare posti di lavoro per gli aquilani. Verrebbero gli imprenditori e ci sarebbe un risvolto positivo per tutti: alberghi, taxi, ristoranti, bar, tutto sarebbe collegato.
Intanto...
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