L’AQUILA – Troppo spesso ci si dimentica che il terremoto del 6 aprile ha colpito una categoria che sta facendo anch’essa i conti con i duri disagi del post-sisma: quella dei professionisti.

Un tempo considerato un ceto sociale medio-alto, oggi alle prese con la faticosa quotidianità di molti aquilani.

Centinaia di persone appartenenti al “popolo delle partite Iva” che, oltre all’abitazione, hanno perso lo studio dove quotidianamente esercitavano il loro lavoro di tecnici, medici, commercialisti o avvocati.

Chi ha fatto la scelta coraggiosa di non trasferire l’attività altrove, e sono moltissimi, tra le altre cose si è dovuto rimboccare le maniche per riallestire, in tempi brevi, un luogo dove poter continuare a svolgere la propria professione.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Piccinini, il più giovane consigliere dell’ordine degli avvocati dell’Aquila (ha 37 anni) e vice presidente dell’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) del Tribunale del capoluogo.

“I professionisti possono svolgere un ruolo fondamentale in questo momento difficile per la città – dice il legale aquilano – aiutando i cittadini a riaffermare i propri diritti”.

Lo stesso Piccinini, infatti, è stato protagonista della causa al Tar nella quale i giudici amministrativi hanno sancito che il termine dei 60 giorni per la concessione dei contributi per le case ‘E’ sono perentori, obbligando i Comuni ad adeguarsi, come ha stabilito anche una circolare del vice commissario Antonio Cicchetti.

Come è cambiata la vita di un avvocato con il terremoto?

In un solo colpo molti di noi hanno perso tutti i punti di riferimento. Un’altissima percentuale di studi professionali è inagibile e ci siamo dovuti reinventare una sede o in luoghi di fortuna, come i container o i prefabbricati in legno, oppure sobbarcandoci affitti molto alti, visto il mercato immobiliare “impazzito”. E poi c’è il problema della dislocazione degli uffici e dei disagi del personale del Tribunale che, spesso, rende difficile il lavoro della giustizia all’Aquila. Mi rendo conto che rispetto a chi si è ritrovato disoccupato la nostra è una situazione migliore ma non siamo certo dei privilegiati come qualcuno pensa.

I giovani, naturalmente, hanno pagato le conseguenze più pesanti.

Le difficoltà ci sono per ognuno di noi, a prescindere dall’età. I nostri colleghi anziani avranno pure una posizione economica più solida, però si sono trovati a dover cambiare ritmi e abitudini consolidate nel tempo. Mentre i giovani magari hanno più forza di rimettersi in gioco ma lo fanno avendo le spalle scoperte.

Qualcuno dice che con l’emergenza e la ricostruzione ci siano più argomenti di contenzioso, per cui gli avvocati avranno maggiori opportunità di guadagnare. È così?

I numeri dicono il contrario. C’è stato un abbattimento preoccupante del reddito per la categoria: tra le denunce fiscali 2008 e quelle del 2010 si stima una diminuzione dell’imponibile pari al 70 per cento.

Lei ha parlato del problema degli uffici, quali prospettive ci sono rispetto al ripristino di una soluzione di normalità?

Il precedente presidente della Corte d’appello, Giovanni Canzio, da questo punto di vista, ha agito in maniera eccellente, spingendo molto per la creazione di una cittadella giudiziaria con un preciso cronoprogramma delle opere. Credo che l’incarico prestigioso che adesso ricopre a Milano sia anche un premio al suo impegno per L’Aquila. Sono certo che i frutti di quell’attività si vedranno a breve, considerato che i lavori nell’area tra l’autoparco e la stazione ferroviaria che dovrà ospitare i nuovi uffici procedono speditamente.

Lei è anche ai vertici dell’Aiga, come si è mossa l’associazione all’indomani del terremoto?

Ci siamo impegnati su molti ambiti, come ad esempio nel settore della formazione continua, un obbligo per gli avvocati. Abbiamo organizzato convegni e giornate formative gratuite a beneficio di tutta la classe forense. Ma soprattutto abbiamo lavorato per tenere alta l’attenzione sull’Aquila e il “cratere” facendo incontri e iniziative che hanno portato in città avvocati da ogni parte d’Italia, continuando sulla scia di quanto fatto già precedentemente al 6 aprile: basta pensare che solo qualche giorno prima del terremoto è venuto a inaugurare un nostro dibattito sulla giustizia l’allora ministro Angelino Alfano.

E i cittadini, come valutano il vostro lavoro?

L’ultima finanziaria ha previsto l’incremento dei contributi unificati per l’iscrizione delle cause al ruolo, in alcuni casi sono addirittura raddoppiati, e diventa difficile spiegare ai nostri clienti che non si tratta di un aumento delle parcelle ma di imposte decise dallo Stato. Bisogna cancellare l’immagine ingiusta dell’avvocato che insegue solo il profitto, noi difendiamo i cittadini e, prima di ogni altra cosa, ci interessa che siano tutelati i loro diritti. (pi.bi.)