L’AQUILA – “È una situazione paradossale: il Comune dell’Aquila prima ha dato l’ok, ora intima ai miei clienti di sospendere i lavori perché siamo abusivi. Se insiste siamo pronti a ricorrere al Tar”.

Lo dice Fausto Corti, l’avvocato che difende la società aquilana S.Print srl che si è vista recapitare un’ingiunzione di sospensione lavori per un fabbricato realizzato senza titoli autorizzativi, un edificio che è localizzato al nucleo industriale di Pile, poco distante da altre strutture costruite con lo stesso iter, tra cui le sedi di Cgil, Uil, e della Casa del volontariato.

Tutti edifici che, per analogia, ora rischiano di ritrovarsi in una situazione di illegittimità e, quindi, soggetti a demolizione.

“Abbiamo le carte in regola – insiste il legale – ci siamo mossi secondo le indicazioni contenute in un’ordinanza e in un decreto del 2009 del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che stabilivano la possibilità di rilocalizzare le attività di servizi con sede inagibile nell’agglomerato di Pile e rimandavano al consorzio industriale il compito di assegnare i lotti e dare il via libera alla costruzione dei manufatti”.

“Il progetto è stato portato in conferenza dei servizi, dove erano presenti il dirigente del servizio tecnico del consorzio e quello del settore Ripianificazione del Comune, lo stesso che oggi impone lo stop, e non ci è stato eccepito nulla – spiega Corti – dopodiché abbiamo acquisito i pareri del genio civile e della Asl, quindi abbiamo iniziato i lavori”.

“Lavori che – precisa Corti – sono già in uno stato avanzato e sono state spese diverse centinaia di migliaia di euro, a questo punto ci aspettiamo che il Comune torni sui suoi passi, per il momento abbiamo presentato una memoria, se avremo una risposta negativa ricorreremo alla giustizia amministrativa e chiederemo anche i danni”.

Per quanto riguarda gli altri fabbricati già realizzati e funzionanti, Corti annuncia: “abbiamo fatto accesso agli atti, dalle informazioni in nostro possesso ci risulta che, tranne un caso, si trovano tutti nelle stesse nostre condizioni, se stoppano noi devono agire di conseguenza anche nei confronti degli altri”. (pi.bi.)

GIULIANTE: ”AMMINISTRAZIONE ALLO SBANDO”

“Una macchina comunale allo sbando, guidata da un sindaco sbandato!”

Lo afferma l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante (Pdl), in merito alla vicenda dei manufatti realizzati nel nucleo industriale di Pile (L’Aquila) che sono a rischio demolizione, dopo la decisione del Comune di sospendere l’autorizzazione a una società che aveva iniziato i lavori per ricollocare la sede inagibile a seguiro del terremoto.

“Le recenti notizie circa la possibilità che una serie di strutture rilocalizzate a seguito del sisma del 6 aprile vengano demolite o ne vengano bloccati i lavori di realizzazione – scrive Giuliante – certificano la confusione di questa amministrazione dove la testa (Massimo Cialente) non sa quello che fanno le braccia (uffici)”.

“Sindacati, Casa del volontariato e attività di servizi seguendo quanto disposto dalla Opcm 3771 del 19 maggio 2009 e da un’ordinanza del Sindaco del 30 luglio 2009 – spiega – avevano deciso di rilocalizzare le proprie sedi inagibili in un’area individuata in sinergia con il Consorzio industriale”.

“Oggi su queste attività – ricorda Giuliante – pende la ‘spada di Damocle’ di un possibile abbattimento delle strutture già esistenti e di un fermo, certificato, per quelle in fase di realizzazione”.

“Una città precaria vive continuamente l’incubo che da un giorno all’altro l’amministrazione comunale possa mettere fine a quel tentativo di rinascita che, senza sottacere le difficoltà, si era avviato dopo il 6 aprile 2009 – prosegue Giuliante – L’inumanità di tale atteggiamento unito alla schizofrenia del Comune stanno diventando un secondo terremoto”.

“Fra qualche mese il problema delle abitazioni temporanee, la cui validità si basa soltanto su una delibera di Consiglio comunale – dice ancora l’assessore regionale – verrà a galla, e a oggi nessuna soluzione sembra essere stata prevista sommando confusione a confusione”.

“Anzi, con furbizia si è spostata una risposta necessaria a dopo le elezioni – conclude – cercando di lucrare sulla disperazione qualche consenso elettorale, perché la ‘non risposta’ rischia di diventare merce di scambio elettorale”.