L’AQUILA – Finalmente il Comune dell’Aquila si è accorto dello scandalo del cimitero monumentale del capoluogo, spezzato dal sisma del 6 aprile 2009 e abbandonato da diciassette mesi alla sua sorte, tra rimpalli di responsabilità tra assessorati e aziende e la proverbiale mancanza di fondi per la ricostruzione.
Da quanto si apprende, dopo la denuncia di AbruzzoWeb sulle oscene condizioni di alcuni punti di riferimento del camposanto, dalla camera mortuaria fino al monumento ai Nove martiri, per non dire della palazzina “Banca d’Italia” ingombra di macerie, l’amministrazione pare essersi data una svegliata.
È stata organizzata una riunione cui hanno preso parte tra gli altri gli assessore con delega ai Servizi cimiteriali, Alfredo Moroni, e al Bilancio, Silvana Giangiuliani, nonché l’amministratore delegato dell’Azienda farmaceutica municipalizzata (Afm, che dovrebbe curare la manutenzione), Vittorio Giorgi e la dirigente del settore Ambiente del Comune, Paola D’Ascanio.
Dopo il vertice, gli amministratori hanno anche fatto una puntatina al cimitero per un sopralluogo, anche se viste pure le foto delle condizioni pietose in cui versa c’era ben poco da verificare.
Azioni che dovrebbero portare subito a primi passi concreti: domattina, infatti, è attesa una squadra di operai per un primo taglio dell’erba, che ha invaso le zone dichiarate inaccessibili e chiuse al pubblico, che peraltro ci accede benissimo, grazie alle tenaglie.
Resta ancora aperta però la questione dei fondi strutturali per la ricostruzione del cimitero, senza i quali si potrà operare solo con palliativi. L’assessore ai Lavori pubblici, Ermanno Lisi, la palla l’ha già passata al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: “In bilancio noi abbiamo le briciole, qua ci vogliono 2,5 milioni perché ci sono lapidi esplose con le tombe che escono fuori”. (alb.or.)
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